White Stripes – Icky Thump














White Stripes – Icky Thump

Genere:Rock Blues, indie
Data uscita:2007
Label:XL Recordings
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:8.0/10
Recensito da:Enrico Mainero
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White Stripes – Icky Thump

Una band dal suono grezzo ma intenso, un disco dal sapore agrodolce. Così si potrebbe sintetizzare l’ultimo lavoro dei fratelli White. “Icky Thump” è un prodotto poco ragionato e per questo fresco e spontaneo; raccogliendo quanto di meglio la musica americana ha saputo sfornare negli ultimi settant’anni, la band americana presenta tredici tracce nuove di zecca che colpiscono a fondo (quasi fossero un pugno allo stomaco). Lo fanno grazie ad un Rock sanguigno, verace e rozzo. Lo fanno ricordando i vecchi insegnamenti del Blues del Delta e ricorrendo qua e là a ballate Country (dal sentimentalismo West ben in mostra).

Fondendo queste tradizioni (senza rendere il calderone troppo ingombrante nè tantomeno sfacciatamente poco originale) i due danno vita a delle Jam che infiammano l’ascoltatore. Le emozioni che nascono dalla chitarra di Jack sono emozioni confuse ma efficaci. L’elettricità che sgorga dalla sei corde sfocia spesso in momenti psichedelici caotici ma avvolgenti.

Si parte con il fuoco di Icky Thump (Jack è protagonista assoluto della scena); la voce (esaperata e ribelle) si incontra con un riff che ricorda i Led Zeppelin dei bei tempi andati, mentre una tastiera delicatamente impazzita addolcisce le pause del pezzo. Bone Broke ci spiega poi da dove provengono le idee per le soluzioni chitarristiche dei vari Wolfmather e Jet (le pennate di Jack si incontrano piacevolmente con lo stile deciso e determinato di Meg).

Che il duo si intenda fin troppo bene lo si era capito nel corso degli anni e nel corso delle loro esibizioni dal vivo ma Rag and Bone ci regala una cavalcata blues degna dei più grandi veterani del genere: un intro costruito su riff sussurrati esplode in una dichiarazione di guerra raccontata e narrata da Jack e da Meg (che dialogano tra loro mentre suonano, offrendo all’atmosfera momenti informali e perfino divertenti).

Gli arrangiamenti e la produzione non sono dunque dei più raffinati; non aspettatevi particolari post-incisioni ma bensì piccoli errori e imperfezioni che in vero rendono il disco un perfetto esempio di come dovrebbe suonare un gruppo nel ventunesimo secolo per dare ancora senso alla parola Rock. Niente inni da stadio questa volta: solo tanto sudore, tanti riff che si incidono in testa al primo ascolto e tanta sana elettricità.