Young, Neil – Chrome Dreams II















Young, Neil – Chrome Dreams II<br />

Genere:Songwriting
Data uscita:2007
Label:Warner Bros
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:8.0/10
Recensito da:

Enrico Mainero

"Dave

Young, Neil – Chrome Dreams II

Una leggenda che vive e respira tra noi. Ecco cos’è Neil Young. Un musicista che ha fatto (e continua a fare) la storia non solo del Rock ma della buona musica in generale. Un artista che, nonostante la foto sulla patente sia piuttosto deteriorata (come gli anni che si porta dietro), continua a sfornare ottimi dischi e ad incantare le folle di mezzo mondo con i suoi live.

Dopo l’ultimo Living With War (disco che si concentrava piuttosto nella critica feroce all’amministrazione Bush) il rocker canadese torna con un lavoro più rilassato e maggiormente delicato (se si pensa all’utilizzo parsimonioso delle distorsioni e degli assoli di chitarra).

”Chrome dreams” era un album che venne scartato dal nostro a metà anni Settanta per lasciar posto ad “American stars ‘n bars”. Ora si piazza in scena con le sue dieci tracce dal sound Country – Rock che lasciano l’ascoltatore molto soddisfatto.

Il lavoro sembra dividersi in maniera piuttosto netta in due parti; la prima sezione (si parte con un’amabile filastrocca Soul che introduce la dolcissima armoica di Beautiful Bluebird per passare al Blues Rock ragionato di Boxcar) è costruita attorno a leggiadre ballate dal sapore agro-dolce in cui la voce e la chitarra acustica del Rocker si scontrano amabilmente in un gioco di richiami reciprochi che catturano al primo ascolto.La seconda parte del cd raggiunge a nostro modesto parere picchi maggiormente emotivi.

La cattiveria e la “sporcizia” di alcuni passaggi ricordano alcuni capolavori che il nostro ci ha regalato nei ’70. No hidden path dura undici minuti tra riff Blues e cambi di tempo in puro stile Rock n Roll. Way conclude questo bel disco tra arpeggi elettrici dilatati nello spazio e nel tempo che ben si legano alle esplosioni che le chitarre, lasciate ora in libertà, liberano senza inibizioni.

Un lavoro “inesatto” e “impreciso” (e proprio per questo godibile al 100%) che tappa ancora una volta la bocca ai detrattori di quel genere musicale immortale chi si chiama Rock.