Intervista ai Widowspeak

 L' “almanacco” musicale dei Widowspeak affonda le sue radici su sfumature compositive e su sonorità che arrivano a lambire paesaggi stilistici differenti con uno sguardo rivolto alla tradizione americana. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Molly Hamilton e Robert Earl Thomas per conoscere più in profondità le derive ritmiche della band tra cambiamento, distruzione e rinascita.
 

Chi sono i Widowspeak e dove risiede la vera anima della band?

Molly: I Widowspeak siamo noi due (Molly Hamilton e Robert Earl Thomas), ma nei nostri live suoniamo assieme ad altri tre musicisti. Viviamo a Brooklyn, anche se la nostra musica è più ispirata ai paesaggi aperti e ai suoni organici.
Robert: Si potrebbe forse dire che l'anima dei Widowspeak esista da qualche parte nell'ovest americano. Molto dell'immaginario e delle sensazioni che ci sforziamo di comunicare provengono da questo “vocabolario”.

Parliamo del vostro nuovo album, Almanac, in che modo è stato concepito?

Molly: è nato ed è liberamente ispirato all'idea della fine del Mondo, ma noi abbiamo poi continuato a lavorare sulle canzoni ampliando questo concetto a tutte le tipologie di inizio e di fine.

Robert: Io e Molly volevamo realizzare un album nel senso più tradizionale del termine. Senza avere una chiara linea narrativa, in Almanac abbiamo cercato di mantenere determinate sensazioni e di riflettere ovunque certe tematiche.

In Almanac è insito il concetto di ciclicità naturale e umana e di esperienza universale della fine. Come si sono palesate ed evolute queste idee all'interno dell'album stesso?

Molly: L'ispirazione è nata sicuramente dall'idea dei cicli, del cambiamento e della rinascita dopo la distruzione. Tenevo un quaderno di appunti durante il periodo nel quale scrivevamo le canzoni e mi ha aiutato a mettere a fuoco tutte le diverse idee in una direzione più concisa. Almanac infatti non è stato scritto in realtà canzone per canzone, ma come un intero disco tutto in una volta.

Robert: Similmente al quaderno di appunti di Molly, ho realizzato una sostanziosa quantità di demo per prepararmi alle registrazioni. Questo mi ha aiutato a mettere a fuoco i pezzi e gli arrangiamenti e a dare musicalmente una certa sensazione di coesione all'album.

Rispetto al vostro debutto omonimo, si delinea un arricchimento a livello compositivo e di sound, con melodie più dense e ricche di ulteriori rimandi. In tal senso, cosa c'è di nuovo rispetto al precedente album e cosa invece rimane dello stile originario dei Widowspeak?

Molly: il nostro primo album fu più una sorta di processo esplorativo: dovevamo ancora capire che tipo di band volevamo essere. Il primo batterista e il bassista lasciarono la band prima che iniziassimo a scrivere Almanac, e come duo ci siamo dovuti avvicinare alla musica con un approccio differente.

Robert: l'interazione tra la voce di Molly e la mia chitarra resta fondamentale nel sound dei Widowspeak. In questo album ho voluto aggiungere molta più profondità e colore agli arrangiamenti. Volevo davvero sentire le canzoni più ampie e sontuose.

Da dove nasce l'idea di inserire all'interno dell'album delle sonorità di ispirazione appalachiana e sahariana?

Molly: Credo che queste ispirazioni, queste tessiture musicali vadano a rafforzare gli altri stili già esplorati dalla band. Noi amiamo alcuni generi musicali della tradizione americana e il folk appalachiano è parte di essa, mentre le vibrazioni del deserto provenienti dalle ritmiche sahariane danno un senso alle nostre influenze del sud-ovest americano, come i cowboys e le città fantasma.

Robert: entrambi amiamo così tanti generi musicali che naturalmente abbiamo voluto assorbirli tutti all'interno della nostra musica. A me piace particolarmente il rock desertico sahariano e sentivo che la nostra musica potesse beneficiare di questa influenza, specialmente nelle parti di batteria e basso.

Altro tema ricorrente dell'album è quello legato alla previsione meteorologia, astronomica ecc. Che significato hanno le previsioni e il concetto di “tempo che passa” per i Widowspeak?

Molly: Quando eravamo alle prese con la stesura dei brani, c'erano molte cose nuove e diverse nelle nostre vite e con la band, e aveva quindi un senso scrivere di esse. Il tempo passa e il cambiamento avviene, ed è necessario, a volte triste, ma nonostante tutto esso porta alla fine a creare qualcosa di nuovo.

Robert: questa idea del tempo che passa e della ciclicità è inoltre insito nella musica. Molte canzoni ruotano attorno a una parte che continua a evolversi e ad armonizzarsi.

Secondo voi, è possibile cambiare il regolare corso delle cose?

Molly: Una parte di me crede nel destino e un'altra crede al fatto che tutto sia casuale. Ma credo che col tempo, vai avanti e guardi al futuro, e tutto ciò che succede è necessariamente causa di ciò che è venuto prima. Devi quindi accettare il cambiamento.

Robert: Sì può assolutamente cambiare il corso delle cose, ma qualsiasi azione tu compi porterà necessariamente a tutta una nuova serie di conseguenze. Il destino è sempre là fuori, ma se ci provi è possibile plasmarlo.

Come è nata la collaborazione con Kevin McMahon che ha prodotto il vostro album?

Molly: È stato incredibile lavorare con Kevin; volevamo registrare in uno studio abbastanza isolato e quando lo incontrammo abbiamo avuto con lui un grande rapporto creativo e di collaborazione. Ha realmente capito come volevamo che fosse l'album.

Robert: Kevin è un produttore fantastico. Era lontano dalle pratiche tradizionali ed emozionato dallo sperimentare. Avevo realmente bisogno di lui per dare forma a tutte le mie idee all'interno del disco e del suo contributo ha beneficiato immensamente l'album.

Ritornando alle previsioni…cosa di nuovo si prospetta nel futuro della band? Nuovi progetti, tour ecc.

Molly: Saremo in tour negli Stati Uniti e in Europa in primavera e spero per un sacco di anni. Ci piace davvero tanto andare in tour. Stiamo inoltre già mettendo insieme alcune idee per il prossimo album. Stiamo attraversando un periodo davvero creativo.

Robert: In vista del tour abbiamo ampliato la band e saremo in cinque. Sono davvero emozionato e ansioso di andare in tour il più possibile!