Afterhours – Roma, Tendastrisce, 8/5/08

Afterhours – Roma, Tendastrisce, 8/5/08

Dopo tre anni di intensa attività live, anche oltreoceano, finalmente gli Afterhours iniziano il nuovo tour con la presentazione dell’album “I milanesi ammazzano il sabato”. Alle spalle di Manuel Agnelli & co. campeggia la copertina dell’ultimo lavoro, raffigurante un coperto poggiato su un telo rosso comprendente un innumerevole set di coltelli da macelleria. Il suono sottile dei nuovi pezzi sembra essere il frutto di questo lavoro di lamatura. Il cuore delle nuove canzoni è stato vivisezionato e sottoposto ad un’opera di levigatura, senza però intaccare la ricchezza di spunti presente all’interno dell’intera opera e in ogni singola traccia.
Si inizia con la prima canzone del nuovo album e poi con il crescere ossessivo del ritornello di “è solo febbre”: “vi piacerà, vi piacerà” oltre ad essere un grido-manifesto dimostra come la voce del front-man sia utilizzata con sapienza e risulti essere uno degli strumenti più importanti del nuovo lavoro, insieme agli archi e ai fiati. Peccato che non convincano come nella versione studio, forse per colpa di un’acustica non ideale, nonostante la straordinaria bravura di Dario Ciffo. Lo spettacolo continua miscelando i successi di “Ballate per piccole iene” con i vecchi lavori. Il pubblico risponde restituendo l’energia che gli arriva dal palco. La ritmica dei nuovi pezzi e la durate degli stessi è molto rapida, in “Neppure Carne da Cannone” c’è un’interessante accelerazione che ricorda i REM di “It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)”. Anche ne “ La vedova bianca” c’è un attento lavoro di asincronia del basso nella parte finale che rende ancora più straniante e sporco il testo. Lo show continua con la sinuosa e ironica “Tutti gli uomini del presidente”, con la decelerata “Pochi istanti nella lavatrice” e con il mantra di “Punto G”,cantato a squarciagola dall’intera platea, a chiudere la prima sessione del concerto. I ritmi si abbassano e gli Afterhours propongono due pezzi dedicati alla propria città: “I milanesi ammazzano il sabato” gioiello di intensità aperto da un immemoriale arpeggio di chitarra, e “Tema: la mia città”, la quale raffigura una metropoli che costringe a vivere come pipistrelli chiusi in scatola. Grazie ai giocosi contrappunti del clarinetto suonato dal polistrumentista Enrico Gabrielli, il brano si illumina di una surreale luce celestiale. Si continua con molti brani tratti da “Quello che non c’è” come “Bye Bye Bombay” riproposta alla Bob Dylan o come il nostrano De Gregori, e con “Non sono immaginario”. Segue la rarissima esecuzione di “Oppio” a far da preludio all’episodio più sorprendente del nuovo album “Riprendere Berlino”. La traccia più pop è l’unica che supera i quattro minuti di durata aderendo così perfettamente alla classica forma di canzone, propone una melodia beatlesiana e un testo che oserei definire epico ed ottimista per gli standard di scrittura agnelliani. L’ossessiva “Tarantella all’inazione” e la ninna nanna reciproca di “Orchi e streghe sono soli” fanno calare il sipario sulla prima uscita dal palco della band.
I 6 elementi ricompaiono a sorpresa in mezzo al pubblico, proponendo una versione unplugged di “Voglio una pelle splendida”. Da consumati mestieranti, fanno godere lo stupore generato dalla singola performance, per tornare rapidamente sul palco e piazzare la vera perla della nuova collana di pezzi “ Musa di nessuno”, destinato ad entrare di prepotenza nel cuore degli estasiati fan e anche nel futuro Greatest Hits del complesso. Dopo tanta soave delicatezza, l’attacco di “Male di miele” fa registrare il picco di salti in platea e perfino in galleria. Segue la parentesi di commento “politico” che gli Afterhours offrono sul particolare momento di crisi/cambiamento che stiamo vivendo: prima invitano a stare ben attenti riproducendo in versione guitar-rock la cover dei Buffalo Springfield “For what it’s worth”con l’aiuto di Giovanni Ferrario, poi accendono un televisore sul palco che durante l’assolo di “ Bungee Jumping” viene spento sul vociare a tutto volume di “Porta a porta”.
Nella tradizione rock n’roll una della componenti principali è il sesso, tema portato nuovamente sul palco con “L’estate” che cola fra le gambe e che ci fa scivolare alla chiusura del concerto. Atto finale affidato alla meravigliosa “Quello che non c’è”, della quale non mi permetto di scrivere per l’impossibilità di restituirne la perfezione. Il miglior commento è la standing ovation di 3 minuti dedicata a Manuel Agnelli, Giorgio Prette, Dario Ciffo, Giorgio Ciccarelli e alla new entry Roberto Dell’Era ed Enrico Gabrielli.