Afterhours@FestivalEste, Este – 06/08/2010














Afterhours@FestivalEste, Este – 06/08/2010

"afterhours"


Afterhours@FestivalEste, Este – 06/08/2010

di Tiziana T.

"Si vive una volta solo, giusto? A parte Lazzaro, povero babbeo, lui è dovuto morire due volte. Si fa solo un giro sulla giostra. La vita è degli audaci." C. Bukowsky

Uno spettacolo dannatamente sexy, energico e vitale. Questo è ciò che gli Afterhours hanno riservato ai fans veneti, nella tappa del loro Summer Tour 2010, che stasera ha letteralmente “invaso” la splendida cittadina medievale di Este (PD). Una location decisamente alternativa, apparentemente inadatta ad un concerto rock in piena regola: in realtà la band milanese è stata ospite della serata conclusiva del FestivalEste 2010, giunto alla sua IV edizione. Il palco, per l’occasione, è stato montato all’interno delle mura della fortificazione, il cui nucleo più antico risale addirittura all’XI secolo. E’ veramente suggestivo osservare innovazione e storia che si fondono fino a divenire un unico, grande veicolo di contaminazione musicale, ma viene da domandarsi legittimamente se poi alla fine è proprio così…O se non si tratti dell’ennesimo tentativo a vuoto, nella realtà del nostro piccolo Paese.

Sicuramente è emerso quanto la band, reduce da un tour teatrale da poco concluso, sia sempre in ottima forma; incredibile anche con quale facilità riesca a raggiungere livelli di sinergia sia con il pubblico (anche i più giovani), che internamente alla propria formazione, nonostante i cambi degli ultimi anni (bassista e violinista): a dimostrazione di quanto la musica abbia lo scopo di unire, solidificare i rapporti fino a permettere di superare, anche con i dovuti sacrifici, qualunque genere di barriera. A questo proposito significativa è stata la presenza sul palco di Xabier Iriondo, storico chitarrista della band che aveva in passato “preso strade diverse dal progetto Afterhours”…All’epoca si parlò di divergenze stilistiche e motivi puramente musicali. Negli ultimi tempi, alcune improvvisate e la sua partecipazione al tour teatrale, hanno riacceso nei fans la speranza che il suo ritorno sia definitivo.

I 27 pezzi sono scivolati via dalle chitarre rabbiosi, la voce di Manuel Agnelli graffiava e ruggiva potente. Non ci si è annoiati di certo, partendo da Punto G, Nadir, Germi e Siete proprio dei pulcini. Poi a seguire diverse incursioni in tutti gli album, senza un ordine preciso: Posso avere il tuo deserto, Rapace, la splendida Varanasy baby poi via con E’ solo febbre, La sottile linea bianca, Pochi istanti nella lavatrice. E quando non ce lo aspettavamo ecco il riff iniziale di Dea, un deciso invito a muoversi e a ballare, a saltare a ritmo di musica. A seguire Tarantella all’inazione, per riprendere fiato in attesa di Ballata per la mia piccola iena e la trascinante Veleno, affrontata in versione Iggy Pop dall’instancabile Agnelli, che sembrava aver stretto davvero un patto con il diavolo presentandosi a petto nudo, facendo roteare violentemente il microfono sulle prime file e scagliandolo a fine pezzo, il tutto ovviamente cantando e saltando furiosamente .

Una breve pausa di riflessione e si è ripreso con Simbiosi e i suoi avvolgenti giochi di suoni, atmosfere, illusioni; poi è partita una rivisitata e inattesissima How we divide our soul, dal repertorio in inglese dei primi Afterhours, che ha lasciato molti fans più giovani un po’ smarriti, ma senza il tempo di riprendersi perché li attendeva Male di miele che mai perdona, seguita dalla mia personale preferita Sulle labbra, poi sulla scia dell’impegno Il paese è reale (per non dimenticare la partecipazione sanremese…) e Ritorno a casa, sempre più recitata e costipata. E’ arrivato così il momento della cover di The Letter, bellissimo brano dei The Box Tops e poi di Estate e di Televisione. L’ultima finta uscita di scena per tornare a saltare con Strategie, fino a giungere a fine concerto con Bunjee Jumping e a chiudere definitivamente con Sangue di Giuda.

Un’ altalenante ma decisa raffica di proiettili musicali, sparati ora più forte, ora meno, direttamente in faccia al pubblico; note volte a conficcarsi dritte nell’animo dei loro estimatori occasionali e abituali, calorosi e complici nonostante le stagioni trascorse e l’intorpidimento generale che soffoca, tentando con ogni mezzo di soggiogare le coscienze. Comprese quelle musicali.

Degno di nota anche il nuovo look sadomaso sfoggiato senza batter ciglio sul palco: collare e maniche in lattice nero per Agnelli, morso per Iriondo e catene, borchie, cerniere lampo e eye-liner, smalto nero quasi per tutti. Per lasciare senza fiato, ma anche forse per subire la musica come fosse la sola e unica padrona. Solo una nota di colore rosso, nella camicia di Manuel indossata subito dopo la sudatissima, tonica Veleno ha riportato lo show alla dimensione per amanti innamorati della musica, più che della trasgressione: quest’ultima diverte, intrattiene…Ma lascia intravedere sempre qualcos’altro, quell’istinto un po’ maniacale che ci rende più animali, che uomini. Non che questo sia male, alle volte, anzi…

“E come può il mio amore essere limpido..? Se è la mia nazione che l’inquina..?” Afterhours