And Also The Trees live @Init Club

Camicia bianca, capelli sulla fronte, la potenza interpretativa di Simon Huw Jones frontman degli And Also The Trees, band inglese darkwave sulla scena dai primi anni ‘80, sul palco dell’Init Club per presentare il loro ultimo album “Hunter, Not The Hunted”.  

La band nasce nel 1979 in un villaggio del Worcestershire, fondata da Simon (voce e autore delle canzoni) e suo fratello Justin (chitarra) che ad oggi rimangono gli unici della line up originale. Nel 1984, dopo essere stati gruppo spalla dei Cure, è proprio il batterista Lol Tolhurst a produrre il loro album di debutto. In tutti questi anni, le influenze wave degli anni ’80 sono tuttora la colonna portante dei loro lavori, con molti richiami goth, nonostante molte delle loro canzoni dagli inizi ad oggi, avevano temi legati all’ambiente rurale nel quale vivevano, argomenti che sembravano essere di vitale importanza per Simon. Neanche i cinque anni di pausa tra il ’98 e il ’03 hanno potuto intaccare la qualità della musica da loro prodotta. Anzi, è stata l’occasione per ritrovare uno stile più contemporaneo, e l’album Further From The Truth del 2003 ne è la prova. 

Dopo qualche anno di attesa per il loro ritorno a Roma grazie all’organizzazione di Plastic Passion, con un lungo opening act di A Silent Noise e degli Avant-Garde, non appena gli And Also The Trees salgono sul palco, e per tutto il concerto, la platea appare rapita, trascinata in un non luogo fatto di melodici arpeggi di chitarra, morbidi colpi di spazzola sui tamburi, e una base ritmica cupa e dolce allo stesso tempo; l’effetto finale è come quello di un concerto acustico, molto intimo. Neanche un sorriso, Simon più di una volta si inginocchia verso il pubblico ad enfatizzare la sua performance quasi teatrale, e si percepisce la sensazione che si è stati travolti da una spirale di suoni per niente assordanti nonostante la loro profondità.   

Una setlist di un’ora e mezzo che ha ripercorso i brani più famosi delle loro produzioni precedenti (ben tredici album in studio, e diversi singoli, raccolte e live) e quelli contenuti nel loro ultimo lavoro.  In tutto questo, si sono viste e sentite alcune presenze influenti come quella di Jim Morrison (la teatralità di Simon sul palco, il modo di abbracciare il microfono, la voce calda e tenebrosa, a tratti rotta), la malinconia e l’angoscia tipica dei Bauhaus, e i rari tratti di aggressività ritmica che apparteneva a The Mission. Un’ora e mezzo tra sogno e realtà, e quando finisce vorresti non doverti svegliare.  

foto di: St@ff IOCERO.COM

Setlist:  


Prince Rupert
Shaletown
Hunter Not The Hunted
What’s Lost Finds
Angel Devil Man Beast
The Legend Of Mucklow
The Woman On The Estuary
Rive Droite
Burn Down This House
Belief In The Rose
Dialogue
Bloodline
Only
Virus Meadow
Scarlet Arch
Vincent Craine
A Room Lives In Lucy