Art Brut @ Circolo degli Artisti, Roma 23 09 2011

Per dirla con Cristina Donà "il sole a settembre ci lascia ancora vestire leggeri", ma la sera, a Roma, è tempo di concerti al chiuso, c'è voglia di radunarsi in un club, sotto un palco, meglio ancora se lo stage in questione è quello del Circolo degli Artisti, da anni crocevia fondamentale delle live performance della indie band italiane e internazionali. È la volta degli Art Brut dunque. La promozione del nuovo album "Brilliant! Tragic!" li ha spinti nella Penisola a un paio d'anni di distanza dalle ultime sortite. Un lavoro che non ha suscitato grandi vibrazioni, va detto, ma che è servito per ribadire le loro attitudini e la loro voglia di scavare nel profondo di una propria originalità. E visti da vicino sono un autentico spettacolo, al di là di quello che può essere il nostro personalissimo indice di gradimento. Gli Art Brut sono divertenti, perché danno l'idea di divertirsi sul serio; sono sudati, perché si muovono in maniera costante per rincorrere la propria musica che, per un'ora e mezza, non tira mai il fiato; sono come mamma li ha fatti, perché riescono a porsi in maniera spontanea, senza ricorrere a trucchi di sorta, ad atteggiamenti di facciata. Cosicchè è difficile non voler bene a Eddie Argos, che ti ipnotizza con il suo modo di "non cantare", sempre fuori dagli schemi, con la battuta pronta, con il sorriso sotto i baffi, beffardo e allusivo. Il nostro scende dal palco, cammina tra la gente, improvvisa situazioni paradossali, si dimena come un posseduto e non risparmia neanche una briciola di energia a favore di una performance che a conti fatti risulterà più che soddisfacente. Ma per fare bene gli stupidi, converrete, bisogna essere molto intelligenti. E gli Art Brut trovano i loro lumi in un'organizzazione musicale tutt'altro che da sprovveduti, forti dell'intreccio chitarristico tra Ian Catskilkin e Jasper Future, e spinti dal basso perenne di Freddy Feedback e dal drumming legnoso e inesorabile di Mickey Breyer. Non tutti i presenti mandano a memoria i brani del nuovo album, e quindi tocca a qualche vecchia freccia cogliere in pieno la parte emozionale del pubblico capitolino, vedi "Summer Job" o "DC Comics and Chocolate Milkshake". Per il resto il set scorre via in maniera piacevole, senza soste come si diceva, e alla fine affiora un pizzico di monotonia, ma del resto è proprio il modo ripetitivo e maniacale a fare degli Art Brut uno dei pochi gruppi che riesce a mettere lo zampino fuori dal mare in tempesta che solitamente etichettiamo come "indie". Alternativi, sul serio.