Black Label Society @ Rock in Roma 3/7/2011

Cosa ci si aspetta da un concerto dei Black Label Society? Energia, sfrontatezza, heavy metal senza fronzoli e mezzi termini, niente fumo(se mai i fumi dell'alcol) e tanto, tanto arrosto. E i fan sanno bene che Zack Wylde dal vivo non tradisce mai.
Quindi, noi per non essere da meno, andremo dritti al sodo: Jeffrey Philip Wielandt ha infiammato il Rock in Roma con un concerto di 90 minuti senza una minima sosta sparando in faccia agli spettattori tutta la sua potenza incendiaria. E non stiamo parlando di fuochi d'artificio, ma di vere bordate, assalti frontali e granitica "sincerità".

Poco dopo le 22,  le note di "Crazy Horse" accompagnano l'entrata sul palco che fino a qualche minuto prima aveva ospitato i validi Archer(da rivedere però per un giudizio definitivo) "; neanche il tempo di respirare ed ecco che "Order of the Black" sparecchia le prime file facendo balzare indietro di qualche metro  tutto il resto della platea. Di lì in avanti il barbuto chitarrista non risparmia nessuno pescando in lungo e in largo nella sua discografia: dai classici "Bleed for me" e "Demise of Sanity", si passa senza batter ciglio a nuovi brani, come "Overlord" e "Parade of the Dead", che in veste live esplodono in tutta la loro reale potenza.

Poi,  dopo aver sfoggiato diverse chitarre tutte griffate alla solita maniera(cerchi concentrici), Zack decide di concedere respiro sedendosi al piano e intonando "Darkest days". Ma è solo la classica  tregua prima della tempesta che si materializza con "Fire it Up" pezzo che poi apre ad un lungo e ispirato assolo, di chiarissimo marchio Wylde, che come al solito dimostra di essere maestro in armonici artificiali e nell'uso del wah.

Infine è ancora tempo di fare baldoria con "Godspeed Hell Bound", dell'ultimo album, e "Blessed Hellrideche" che accompagnano il concerto fino ai botti finali  "Suicide Messiah", "Concrete Jungle" e "Stillborn", che lasciano una folla ammaccata, pettinata a dovere ma pronta ad offrire il giusto omaggio ad una band che ancora una volta ha colpito ,duro, nel segno.