Bob Dylan e Mark Knopfler @ Roma 13 Novembre

ROMA – 13 NOVEMBRE   

Due mostri sacri della storia della musica insieme sul palco per un tour che rimarrà nella memoria per molto tempo. Un Mark Knopfler in grande spolvero quello visto ieri a Roma; che sin dalle prime note del pezzo d’apertura, “What it is”, ha dimostrato di aver mantenuto intatto lo smalto e la precisione stilistica che lo ha contraddistinto dagli esordi. Nonostante l’acustica del palazzetto non rendesse giustizia alla maestria del chitarrista di Glasgow e della sua band, l’ex leader dei Dire Straits è riuscito ad incantare l’uditorio spaziando dalla toccante“Sailing to Philadelphia” ai preziosismi di “Song for Sonny Liston” fino ad arrivare a “Marbletown”, canzone folk che rappresenta uno dei momenti più alti della sua carriera da solista. Ma Knopfler non poteva andar via da Roma senza regalare ai suoi fans due dei pezzi che hanno contribuito ad accrescere la sua fama e quella dei Dire Straits. E allora avanti con l’evocativa “Brothers in arms”, le cui note riecheggiavano in un atmosfera magica nella quale il pubblico, in religioso silenzio, cercava di percepire ogni virtuosismo prodotto dalle mani del chitarrista e dei suoi musicisti. Silenzio ribaltato dalle urla che hanno introdotto le parole di “So far away”, con le quali Knopfler ha salutato tutti, lasciando il palco all’illustre collega Bob Dylan.    Dopo mezz’ora di pausa, Mr. Tambourine man, con il suo caratteristico cappello alla Huckleberry Finn, ha fatto il suo ingresso sul palco, con Mark Knopfler ancora al suo fianco, come a voler idealmente traghettare la folla verso un’altra ora di grande musica. Nonostante gli anni trascorsi, la sua fortissima personalità, la sua incredibile presenza scenica e la tecnica invidiabile dei musicisti, hanno avuto la meglio su una voce che quasi non c’è più, ma che possiede ancora la grinta e la forza comunicativa di un tempo. Grandi classici come “Don’t think twice, It’s all right”, “Things have changed, “All along the Watchtower”, riarrangiati e rimodernati (quasi irriconoscibili secondo alcuni detrattori), alternati a chicche come “Desolation Row” e “Spirit on the water” hanno allietato le orecchie di coloro che apprezzano la poesia del padre di tutti i cantautori mondiali. Una band fantastica accompagna Dylan nel corso di tutto spettacolo, che raggiunge il suo momento più alto nei momenti in cui l’artista smette di cantare ed inizia ad incantare tutti con la sua proverbiale armonica, commuovendo anche lo spettatore più disattento e immergendo l’intero Palalottomatica in un’atmosfera pregna di emozione e memoria. “Like a Rolling stone” doveva concludere il concerto, e invece no. Dylan dona agli spettatori romani, per la prima volta nel tour, un’originale versione di “Blowing in the wind”, con la quale si congeda dalla capitale, ricordando al pubblico che prova ad intonarla con lui che “the answer…is blowing in the wind”.