Dead Meadow – Roma, Sinister Noise, 19/3/08

Dead Meadow – Roma, Sinister Noise, 19/3/08

Spostato all’ultimo minuto, per problemi tecnici, dall’Init al Sinister Noise, il concerto dei Dead Meadow alla fine, anche se con parecchie difficoltà, c’è stato.
Ma procediamo dall’inizio e per gradi.
I Dead Meadow arrivano al locale verso le 21.00, come d’accordo per l’intervista concessami, scusandosi con me per il disagio della nuova location.
Sono almeno tre i gruppi previsti in serata prima della tanto attesa esibizione e tutti salgono sul palco facendo slittare gli americani oltre la mezzanotte.
Perdo i primi, mentre mi intrattengo con Jason e soci per un paio di birre, fotografie e quattro chiacchere informali,
Non mi sfuggono invece i romani Black Rainbow, tre ragazzi innamorati dei Kyuss e dei Black Sabbath, tanto che a volte la somiglianza con i suddetti è davvero imbarazzante.
Risalgo dopo il loro show per una birra e m’imbatto nel bassista dei Dead Meadow, che mi confessa la loro voglia di bere e fumare un po’ per poi scatenarsi sul palco in lunghe jam.
Intanto giù incontro il gruppo per cui molti, si fa per dire, sono quì questa sera, gli Ovo.
Il loro bassista si strada fra il pubblico creando un sentiero fra i corpi, ponendosì di fronte al palco, sul quale la cantante. in maschera come il resto della band, usa la voce come se fosse una macchina per uccidere.
Urla, si dimena, sfrutta l’ugola per vocalizzi sinistri e urticanti.
Di sicuro uno spettacolo d’impatto, di fronte al quale è impossibile rimanere impassibili.
Il pubblico, nonostante alcune smorfie che simulano meraviglia, pare apprezzare parecchio l’insolito show.
Siamo davvero in pochi, ma molto carichi, quando I D.M. salgono sul palco per posizionare tutto il necessario.
Così parte il tripudio per i suoni vintage e gli anni 70.
Chitarre Telecaster, amplificazione Fender, batteria Ludwig e tutti gli effetti necessari, fra cui l’immancabile wah-wah.
Impossibile aspettarsi, per l’intero show, musicaa diversa da quel fastoso periodo.
Il suono che ne esce, sono davvero stanco di dirlo, viene molto penalizzato dall’acustica. Peggiorando poi, quando qualche genio alza ancora la chitarra, facendo perdere così le tracce del basso che emerge solo nei momenti di quiete.
Per fortuna il suono delle pelli, guidato dall’indemoniato Stephen Mcarthy, non risente assolutamente di queste problematiche, venendo fuori così come un’eruzione vulcanica.
Jason dal canto suo, omaggia in un mix calibratissimo, tutto ciò che riguarda quegli anni.
Ce n’è per tutti i gusti: lunghi e acidi assoli wah-wah, distorsione e saturazione delle chitarre e drumming selvaggio mostrano chiaramente quali sono i dischi che hanno martellato i timpani dei nostri beniamini.
Black Sabbath, Mc5, Led Zeppelin, Blue Cheer e il buon vecchio Neil Young vengono maltrattati e triturati in piccoli frammenti, immersi in un sound lisergico
Peccato per l’impasto sonoro dentro il quale finisce la voce e per il finale tagliato di netto dalla band, che viene quasi allontanata dal palco per l’ora tarda. proprio quando si stava per lanciare, come mi confermerà in seguito il chitarrista, in due lunghe infuocate jam.
Jason si scusa con il pubblico, che di rimando risponde molto calorosamente.
I D.M lasciano il locale fra gli applausi e io, di certo, non perdo l’occasione per salire insieme a loro e discutere del concerto, mentre parte l’ennesima birra!!