Editors@Teatro Tendastrisce, Roma 3/12/2009














Editors@Teatro Tendastrisce, Roma 3/12/2009

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Editors@Teatro Tendastrisce, Roma 3/12/2009

di Paolo Giunta

Che In This Light and On This Evening fosse un disco complesso e non semplice da portare dal vivo lo avevano immaginato in tanti, e la curiosità di questo nuovo tour sta proprio nel verificare come i quattro ragazzi di Birmingham abbiano intenzione di proporre il loro terzo lavoro affianco ai primi due (più energici) album.

Basta poco per capire che la parentesi cupa e introspettiva dell’ultima fatica stenta ad amalgamarsi con i furori degli esordi.
L’intro è affidata al gothic-dramma di In This Light and On This Evening, con un pannello luminoso alle spalle del quartetto che mostra come anche l’attitudine live sia evoluta: non più un palco minimal, privo di scenografia, dove a dominare è solo la strumentazione del gruppo e le pantomimiche interpretazioni di Tom Smith, bensì tastiere synth, schermi elettronici e giochi di luci e chiaroscuri.

Il silenzio e la stasi del pubblico è insolita e imbarazzante se paragonata alle precedenti apparizioni del gruppo, ma è il prezzo del cambiamento.
Si è vissuta un attesa che sa di cerimoniale nel Tendastrisce, fino a quando Urbanowicz non ha imbracciato la sua chitarra. In un lampo la platea torna ad essere quella di sempre (Indie? Wave? Stadium-rock, che importa?).
Sulle note di An End has a Start e All Sparks fioccano i cori che accompagnano i celebri riff di chitarra scintillanti e il concerto ha preso quota.

Dopo le incursioni di The Back Room (Blood, All Sparks e verso la coda Munich) e di An end Has a Start (ottime le interpretazioni di Escape The Nest e The Racing Rats) anche le tracce dell’ultimo arrivato in casa Editors assumono una posa più consona. La ricchezza del repertorio della giovane band è ora tale da far invidia alle decine di gruppi indie che al secondo disco hanno già esaurito le loro idee e la loro cifra stilistica. Per gli Editors vale il discorso opposto, ossia come inserire i nuovi tasselli senza far perdere lo smalto alla loro verve sonora. Urbanowicz relegato alle tastiere e ai synth per troppo tempo sarebbe uno spettacolo crudele, il muro di suono editorsiano è essenzialmente generato dalle sue cavalcate chitarristiche e dal vivo più che mai se ne sente il bisogno.

Non sfigurano The Boxer, Bricks and Mortar e nemmeno la gemma synth-pop di Eat Raw Meat=Blood Drool, rendono anzi la scaletta del gruppo variegata e già matura pur nonostante la breve carriera, ma l’entusiasmo dei fans è tutto per Smokers Outside The Hospital Doors, Bones e la conclusiva Figers In The Factories.
Gli Editors chiudono da dove hanno iniziato, ed è bene. Riconosciamo loro il merito di aver osato, gliene saranno grati soprattutto gli amanti delle sonorità gotich-wave anni ’80. Sperimentare è giusto, ma senza correre il rischio che il tuo pubblico non ti riconosca più è anche meglio. Questo Smith e compagni sembrano averlo bene in mente.