Galàs Diamanda – Roma, Auditorium Parco Della Musica, 15/05/08














Galàs Diamanda – Roma, Auditorium Parco Della Musica, 15/05/08

Artista:Diamanda Galas
Luogo:Roma, Auditorium Parco della Musica
Data:15 Maggio 2008
Durata:
Autore:Giuseppe Celano

Diamanda Galàs – Roma, Auditorium Parco Della Musica, 15/05/08

Aspettavo da tempo di vedere questa grande artista dal vivo, ma non immaginavo che il desiderio si sarebbe avverato così presto!
Quando ho letto della data di Diamanda Galàs all’Auditorium Parco Della Musica di Roma ho subito pensato che sarebbe stata un’esperienza imperdibile, che mi avrebbe folgorato all’istante. Con questo spirito, il giorno del concerto, varco la soglia della sala Santa Cecilia, accogliente e sempre suggestiva, dove mi siedo comodamente, mantenendo un’ottima visuale del palco.
Al centro c’è solo il pianoforte, niente altro.
Attendo l’inizio del concerto con ansia, mentre la platea si riempie velocemente.
Dentro di me sento già che sto per assistere a qualcosa di eccezionale.
Finalmente si abbassano le luci e nella penombra una lunga figura di donna, con passo lento, avanza verso il piano, tra gli scroscianti applausi di tutti.
Ecco la “Serpenta”, che con movenze eleganti, quasi regali, prende violentemente possesso delle nostre anime e non solo, invadendo ogni fibra corporea con le vibrazioni del suo canto, trapassando ogni poro della pelle, fino a riempire di suono ogni cavità ossea. Il lungo vestito nero con strascico rende ogni suo movimento ancora più maestoso.
Il primo brano è subito un tripudio di “urla” sconcertanti, ma ben calibrate, che intonano note dalle altezze impossibili.
L’estensione vocale di questa cantante greca, tecnica a parte, è senza dubbio mostruosa, quasi inumana, non avrei potuto crederci se non l’avessi sentita con le mie orecchie!
Le sue corde vocali riescono ad accarezzare sinuosamente le più gravi tonalità, fino ad arrivare limpidamente ai suoni più acuti che il timpano umano possa percepire e ritrasmettere al cervello. Ciò che stupisce in tutto questo è la naturalezza con cui questa donna riesce ad emettere tali suoni, come se stesse canticchiando sotto la doccia in una tranquilla sera di primavera, ma con una potenza letteralmente disarmante.
Il pubblico rimane completamente ammaliato durante tutta l’esecuzione, senza riuscire quasi neanche a prendere il respiro.
Gli arrangiamenti dei brani che Diamanda esegue questa sera sono dilatati, espansi per poter contenere la sua inarrestabile voce proteiforme.
La struttura dei pezzi viene completamente rimescolata. In scaletta c’è "You Don't Know What Love Is", di Chet Baker, rivisitata e stravolta dall’animo indemoniato della cantante. La sua voce, incuneandosi nella sua maschera facciale, esplode in sorprendenti quanto rare “multifonie”, risuonando in tutti gli armonici possibili.
La potenza espressiva della Galàs emerge prepotentemente con “O Death”, dove la platea rimane devastata dalle sue grida distruttive. Nessun brano viene presentato o introdotto in qualche modo: Diamanda li esegue in successione uno dopo l’altro, interrompendosi solo una volta per ringraziare i tecnici suono/luci e maledire con un disinvolto linguaggio colorito un suo probabile rivale, sconosciuto ai più.
Al termine del concerto la “serpenta” si alza in piedi con eleganza per raccogliere gli applausi di tutti, poi esce di scena con passo teatrale, per riapparire successivamente e riproporsi in un bis.
La cosa insolita è che questo avanti e indietro viene reiterato per ben quattro volte, facendo spellare le mani e bruciare la gola a chi la continua ad acclamare ad ogni uscita.
I pezzi finali sono altre perle rare, in cui la cantante, sebbene già provata da una lunga esibizione, dà il meglio di sé come fosse appena a inizio concerto. Il pubblico è estasiato, si alza in piedi per omaggiare questa grande artista, che dimostra da sempre una tecnica eccezionale, unica al mondo, pur mantenendo, allo stesso tempo, un’espressività tale da travolgere chi ascolta con violenza, penetrando in profondità, fracassando e sconquassando ogni punto di riferimento, ravvivando come nessun’altra il fuoco delle emozioni pure.