Gods Of Metal 2010 – 26 giugno 2010 Collegno (TO)














Gods Of Metal 2010 – 26 giugno 2010 Collegno (TO)

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Artista:Gods of Metal
Luogo:Collegno (TO)
Data:26 Giugno 2010
Durata:N.A.
Autore:Marcello Zinno

Gods Of Metal 2010 – 26 giugno 2010 Collegno (TO)

Bill:

Stage 1
Lordi   
Amon Amarth   
Raven   
Exodus   
Behemoth   
Orphaned Land   
Sadist   
Ex Deo   

Stage 2
Nashwuah    
Subhuman   
Kaledon  

Il Gods Of Metal è un festival che storicamente lascia poco spazio agli altri generi, rappresenta l'evento dell'anno per il popolo metal italiano, pur non essendo all'altezza degli altri festival estivi europei. Questa inferiorità purtroppo per l'edizione 2010 era, almeno sulla carta, ancora più tangibile considerando i nomi preannunciati ormai da mesi: tre le giornate, la prima quasi completamente dedicata al fenomeno del metal-core (genere sorto ad inizio millennio), la seconda più variegata in termini di sonorità e nomi, e la terza con al centro i Motorhead (ovviamente headliner) e pochi veri nomi importanti che spiccavano tra i tanti (UDO, Cannibal Corpse e Ratt, questi ultimi addirittura relegati sul palco minore).

Noi di Rockaction abbiamo scelto di vivere e di raccontarvi la seconda giornata, quella del 26 giugno, che ha visto a nostro parere due grandi vincitori: i Raven e gli Amon Amarth. I primi, con il loro NWOBHM intriso di rock and roll grezzo, hanno coinvolto tutto il pubblico, gran parte del quale ignorava la potenza d'impatto che questa band è in grado di sprigionare: non erano molti i presenti allo show dei Raven ed anche l'affermazione del leader John Gallagher , “la prima volta che abbiamo suonato in Italia è stato nel 1981 e molti di voi non erano ancora nati!”, non ha fatto altro che chiarire la storia di questo terzetto, che ad onore della cronaca rappresenta in numero la metà della formazione degli Iron Maiden (a cui possono accostarsi per genere) ma produce il doppio dei decibel. L'apertura con “Take Control” e la famosa “All For One” sono stati solo da assaggio prima di offrire una versione puramente live di “Rock Until You Drop”, celeberrima title track del loro debutto; il chitarrista Mark Gallagher (ebbene sì sono fratelli) ha dato tutto sé stesso tramite riff ed assoli, lasciandosi andare a mille smorfie sotto le note di “Architect Of Fear” e “For The Future”. Lungo e complesso il finale dello show per la “ex-athletic rock band” con “Brack The Chain” che non ha permesso ai presenti di spezzare il fiato nemmeno per un istante.
Opposto il discorso per gli Amon Amarth: il quintetto vanta infatti di un vasto seguito nel nostro paese ed il loro show è stato sicuramente il più osannato e partecipativo del lotto. Il singer Johan Hegg, vero e proprio show-man, ha più volte interloquito con il pubblico permettendo al resto della band di recuperare fiato tra una “Valkyries Ride ” ed una “Cry Of The Black Birds”. L'apice è stato raggiunto dalla distruttiva “Death In Fire” che ha prodotto il massimo furore al di là del palco.

E dopo tanta violenza non poteva starci meglio una band come i Lordi, con il loro “monster look” e le scenette da omicidio gratuito tra un brano e l'altro. Graffiante come sempre il loro sound, accattivante come non mai la scaletta che ha visto oltre le ben conosciute “Raise Hell In Heaven” e “Who's Your Daddy”, l'esecuzione di un nuovo brano in anteprima mondiale intitolato “This Is Heavy Metal”. Citazione a parte per “Man Skin Boots”, iniziata sottotono ma che poi ha letteralmente svegliato la folla e trascinato in un ballo continuo. Resta il fatto che se 35 anni or sono non fosse nata una band dal nome Kiss, con le loro scenografie, il face-painting, le scenette horror ed il loro hard rock emotivo ed immortale, ebbene questi Lordi oggi lavorerebbero come commessi ad un discount.
Tra le altre esibizioni vanno sicuramente citate quella degli Exodus, molto attesi grazie anche alla rinascita che il thrash metal sta rivivendo in questi anni, i quali hanno sicuramente accresciuto il dispendio di energie del pubblico con poghi continui (molti sono stati i richiami al passato tra cui “A Lesson In Violence” dell'indimenticabile “Bonded By Blood” e “The Toxic Waltz”). Degni di nota anche gli Orphaned Land che con il loro christian metal dalle sonorità orientali hanno coinvolto molti, nonostante la difficoltà di riprodurre (e di conquistare con) delle melodie così complesse dal vivo (“Sapari” e “The Path Part I Treading Through Darkness” tratti dall'ultimo “The Never Ending Way of ORwarriOR” nonché l'energica “Norra El Norra” in finale sono bastate per rendere lo show imperdibile).

Un grande plauso va anche alle band protagoniste sul palco minore: i Kaledon con il loro speed-power nordico, pur se italianissimi, i Subhuman, toscani e fautori di un death metal duro quanto originale, ed infine i Nashwuah con il loro hate-core molto debitore ai Cripple Bastards. Sicuramente invece al di sotto delle aspettative i Sadist, che ormai ripropongono la stessa scaletta, le stesse mosse (e Travor le stesse battute) da anni, e i Behemoth leggermente fuori luogo (rispetto al bill) e penalizzati da suoni non correttamente equalizzati (la chitarra e la voce del leader Adam "Nergal" Darski erano bel al di sotto degli altri strumenti).
Insomma una giornata, quella del 26 giugno, che ha fatto ricredere quanti avevano gridato al ridicolo per questa edizione del 2010 del Gods Of Metal, mentre ha finito per appassionare i novellini che hanno potuto vivere per la prima volta questo spettacolo dal vivo. Peccato solo per la bassa adesione del tutto fuori media rispetto alle vecchie edizioni. Ci rifaremo l'anno prossimo!

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