Gods Of Metal , Day II – Bologna, Arena Parco Nord 28/06/2008














Gods Of Metal , Day II – Bologna, Arena Parco Nord 28/06/2008

Artista:VARI
Luogo:Bologna
Data:28 giugno 2008
Foto:Marcello Zinno
Autore:Marcello Zinno
"01_Stormlord"

Gods Of Metal , Day II – Bologna, Arena Parco Nord 28/06/2008

La costante andatura del polemico medio, pronto a bistrattare tutti i singoli elementi che colorano la nostra cultura italiana e ad ingrigire ogni fenomeno che ha origine e luogo nel nostro Paese, può incontrare dinanzi a sé ostacoli davvero preoccupanti perché pochi sono i temi su cui non può far altro che inchinare il capo ed ascoltare compiaciuto. Uno di questi è sicuramente l’evento heavy del calendario italiano, l’unico in grado di portare sul suolo mediterraneo nomi di una caratura storica ed artistica di primo livello. Stiamo ovviamente parlando del Gods Of Metal che quest’anno, con una scaletta forse un po’ meno emblematica, ci ha visto ospiti durante la seconda giornata, quella più estrema, quella priva della minima ombra di compromesso.
Scusandoci con la prima band (i Brain Dead che hanno guadagnato a colpi di sudore il loro posto sul palcoscenico) per non aver assistito alla loro performance, passiamo in rassegna i 9 grandi fenomeni che hanno approdato al fangoso Arena Parco Nord.

STORMLORD – voto: 7
Si parte subito con una band tricolore su cui grava l’oneroso compito di impostare gli estremi carismi sonori a cui si andrà incontro per le successive 12 ore e simbiosicamente mostrare che il proprio livello tecnico non è secondo ai propri successori.
Gli Stormlord si sono presentati molto in forma giocando 2/3 delle loro carte tramite l’asso di nome Mare Nostrum,ultima fatica, da cui hanno estratto “And The Wind Shall Scream My Name” e la title track, entrambe caratterizzate da un’impronta epic black di tutto punto (sicuramente più vicine ad alcune sonorità esterofile che non nostrane). Coinvolgenti ed in grado di divertire nonostante la difficile posizione in scaletta e le sonorità non eccellenti a causa di problemi con la seconda chitarra. Il pubblico già era carico.

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BETWEEN THE BURIED AND ME – voto: 8,5
La prima grossa attesa della giornata è giunta, implacabile e senza il benché minimo timore di far distrarre qualche presente sebbene il genere (prog-core) sia del tutto personale e di difficile digestione. Tommy Rogers ed i suoi sono entrati sulla scena con una professionalità disarmante, da band che sa il fatto suo, capace di trascinare anche i thrasher più incalliti presenti nel melmoso terreno sottostante. Merito soprattutto della freschissima Prequel To The Sequel estratta dall’ultimo Colors che esalta le doti dei 5. Privi di qualsiasi tipo di sbavatura, gli americani sono stati la rivelazione giovanile della giornata, considerando anche la minor esperienza dei restanti artisti, arruolando sicuramente nuovi adepti. Complimenti!

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THE DILLINGER ESCAPE PLAN – voto: 9
Non si può inventare nulla sui DEP: con loro non è permesso girare intorno al discorso ma, come la loro conformazione musicale, si va dritti al punto con una durezza ed una caparbia pari ad una coltellata inferta a sangue freddo. Il palco si è tramutato in una gabbia da zoo pur senza cambiare scenografia: Greg e Ben balzavano da un angolo all’altro come se fossero stati legati ad un collare di mezzo metro per ore ed i numerosi estratti da Ire Works non hanno certo aiutato a placare gli animi dall’altra parte della barricata: Fix Your Face, Lurch, Party Smasher e la prelibatissima Black Bubblegum hanno presentato una band fresca, ancora in grado di produrre forti energie ed il salto indietro negli anni con l’immortale (e simbolica per lo stesso Greg) 43% Burnt e la potente Sugar Coated Sour hanno avallato ancora di più la tesi. Cosa ci sarà ancora da aspettarsi da un gruppo così non riusciamo nemmeno ad immaginarlo.

"God

AT THE GATES – voto: 8
Ecco la prima grossa reunion dell’anno fare ingresso per accontentare una schiera di fan impazienti che acclamavano a grandi urla i propri beniamini. Tomas e soci hanno mostrato tutto il loro compiacere constatando l’affetto inalterato negli anni da parte del loro pubblico, da quel Slaughter of the Soul che nel ‘95 aveva preceduto la chiusura del sipario o meglio dire delle porte. Ma loro sono tornati (per soldi o per gloria non si sa) ed hanno accontentato i propri fan: The Swarm e Nausea le più impattanti, Slaughter Of The Soul, Under A Serpent Sun, e Windows i “must to have”.
Ottimo presidio del palco, forte impatto vocale, come comandamento death prevede, e tanta carica per offrire una performance unica, gli At The Gates hanno fatto saltare dal suolo anche i più stanchi e colpiti dal torrido sole. Vediamo cosa ci attenderà il loro prossimo futuro.

"God

TESTAMENT – voto: 7,5
Altro “come back” molto atteso dal pubblico quello dei Testament, band meritevole di ossequioso rispetto per il suo contributo all’intera scena Thrash, pur non facendo parte dei Big Four, che ha voluto ricreare in poco meno di un’oretta quella carica che da sempre l’ha caratterizzata ed ha fatto di Chuck e soci un baluardo del genere. Si sono presentati in tutta la loro freschezza mostrando una enorme capacità di dirigere musica e pogo sottostante e cercando di bilanciare vecchi successi con nuovi riff estratti dall’appena uscito The Formation Of Damnation. More Than Meets the Eye ha assolto la presentazione del nuovo lavoro ma di certo il pubblico ansimava per avere di più. La risposta non si è fatta attendere grazie ad un Alone In The Dark, estratto dal pluriosannato The Legacy, che liberava tutta l’energia imprigionata di Eric Peterson. Il Chuck d’oltreoceano ha mostrato ancora una volta un grande carisma ed un senso di riconoscenza immenso per il suo pubblico. Restano ancora in forza!

"God

MESHUGGAH – voto: 8
Ci siamo, finalmente gli svedesi nonché la band più ipnotica della setlist è approdata sul palco con un’accoglienza probabilmente inaspettata anche per loro. I nostri si sono calati subito nel personaggio non professando alcuna parola verso il pubblico ma producendo una pioggia di riff al fulmicotone che hanno dato il via ad un headbanging fuori da ogni schema. Un seppur minimo passaggio per il loro album più sperimentale, Catch 33, non ha minimamente scalfito l’attenzione dei presenti, appagati sotto le note di Destroy Erase Improve ed in particolare della mitragliata senza rivali garantita da Future Breed Machine. Glaciali, non curanti e non curati, psicopatici, i Meshuggah si sono mostrati all’altezza della loro posizione in scaletta grazie anche alla loro abilità nel mescolare thrash, industrial e prog. Da rivivere.

"God

CARCASS – voto: 8
Un altro salto lungo 10 anni è più per riassaggiare l’ultimo piatto a nome Carcass, quel Swansong che avevo dato l’addio musicale da parte di una band essenziale per il grind/death. Formazione storica quella pronta a macinare incombenze all’Arena Parco Nord, ad eccezione dello sfortunato Ken Owen, colpito da un’emorragia celebrale nel ’99 e comunque presente allo show per salutare il suo pubblico. Il sostituito Daniel Erlandsson, già spalla di Michael Amott negli Arch Enemy, non ha fatto rimpiangere nulla se non un po’ di malinconia per il decennio d’oro (’85-’95) della band. Leggermente penalizzato il loro capolavoro, Necroticism – Descanting the Insalubrious, dal quale gli unici estratti, Corporeal Jigsore Quandary ed Inpropagation, hanno fatto balzare anche i non fan mentre si è dato ampio respiro anche a pezzi precedenti come l’intrigante No Love Lost e Buried Dreams, tratti dal successivo Heartwork. Una band che può ancora stupire.

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SLAYER – voto: 7
Eccoci giunti agli attesissimi headliner, gli stessi che nel 2005 avevano dovuto cedere il passo agli Iron Maiden spuntando solo la seconda posizione in scaletta, e che quest’anno invece possono vantare una platea quasi tutta per loro. Questo aspetto però non ha valorizzato la performance degli Stayer né ha caricato le energie dei 4 più thrasher della storia che a parer nostro si sono limitati ad eseguire (tra l’altro impeccabilmente) i loro maggiori successi e nulla più, complice probabilmente anche l’assenza di uscite discografiche recenti. Le emozioni sono indubbiamente penetrate nei nostri fluidi interiori grazie non solo al nuovo ormai conosciutissimo Christ Illusion (Cult, e Eyes Of The Insane su tutte) ma anche ai numerosi richiami al passato: War Ensemble, Spirit In Black, Dead Skin Mask tratti da Seasons In The Abyss, South Of Heaven, Mandatory Suicide da South Of Heaven, Die By The Sword dall’esordiente Show No Mercy, la stupenda Hell Awaits che da sola vale qualsiasi parola spesa a loro favore ed in chiusura Angel Of Death loro cavallo di battaglia. Purtroppo ogni capolavoro era inframmezzato sempre dalle stesse parole di ringraziamento verso il pubblico (comportamento quasi “nonnistico” per una band che parla quasi esclusivamente di violenza e di morte) e da lunghe pause che non sono piaciute ai fan accorsi da tutti gli angoli della penisola. 90 minuti la durata del loro show davvero “senza pietà”, per dirla alla loro, contro le due ore pianificate dall’organizzazione. Basterà ad una band secolare limitarsi a riproporre i vecchi successi per garantirsi un posto nei cuori dei fan o ci si attende qualcosina in più ad ormai due anni dall’ultima fatica? Secondo noi, impavidi metallers esigenti, no.