Hermano: Milano, Music Drone 13/11/2007

Hermano: Milano, Music Drone 13/11/2007

Chi non ricorda i Kyuss, pionieri dello stoner/desert rock? E chi non ricorda la voce graffiante del loro frontman John Garcia? Bene! Gli Hermano colgono parte della pesante eredità della storica band di Palm Desert e cavalcando il periodo di fulgore che sta vivendo il genere, grazie anche all’auge raggiunta dagli ormai celeberrimi Queens of The Stone Age, si presentano come esponenti di un hard rock con influenze stoner e desert rock. L’ultima band di Garcia, side project per quasi tutti i membri, presenta una combinazione di influenze da cui nasce un sound originale e per nulla scontato che unisce attitudini rock aggressive a tanti spunti soft, il tutto ricamato da atmosfere prettamente desertiche, unico vero cliché per tutte le band del genere.

Il concerto si apre poco dopo le 22.00. Il Transilvania, ormai ex, dopo aver mutato nome in Music Drome, è quasi pieno. Pressoché assenti gli adolescenti, il target degli spettatori si aggira intorno ai trenta anni, che per pura combinazione è l’età di coloro che sono cresciuti ascoltando i Kyuss.

Gli Hermano partono con il brano di apertura di “Dare I Say”: Cowboys Suck. L’inizio è bello anche se non è dei più travolgenti. La band americana, infatti, inizia a scaldarsi con una certa gradualità e il pubblico la segue lasciandosi progressivamente coinvolgere. Così si avvicendano alcuni tra i migliori brani del repertorio: Roll Over, Murder One, Life, Quite Fucked e My Boy per poi passare ai brani del recente “… Into the Exam Room” con Bona-fide, Dark Horse, Out of Ket, Left side Bleeding, But in the moon, Exam Room e Hard working wall.

Dopo poco più di quaranta minuti Gli Hermano salutano freddamente e lasciano il palco. Le luci bianche di servizio si accendono ma il pubblico non ci sta: fischi e boati si susseguono incessanti. L’attesa dura poco, la farsa probabilmente è parte dello spettacolo degli Hermano che può vantarsi di un pubblico fedelissimo che per nulla al mondo si accontenterebbe di quaranta minuti di concerto. Poco meno di due minuti e il gruppo di Garcia ritorna sul palco accolti dal fragore del proprio pubblico. Tre brani si succedono e per la seconda volta e gli Hermano salutano, Garcia ringrazia, le luci di servizio si accendono e la band lascia nuovamente il palco. A questo punto il pubblico con un echeggiante coro inizia la richiesta della cover che è divenuta ormai una tappa imprescindibile del repertorio live degli Hermano: Green Machine dei Kyuss. Altri due minuti e gli Hermano ritornano sul palco riproponendo il bellissimo brano dei Kyuss. Basta il semplice giro stoppato di inizio canzone ed il pubblico è in visibilio, un tumulto di cori accompagnano la voce di Garcia e il concerto chiude poi nel migliore dei modi con la coinvolgente Angry American.

Davvero un bel concerto, peccato che l’apice sia stato raggiunto con una cover dei Kyuss (complice anche la splendida esecuzione) e non da i brani degli Hermano che sono comunque molto validi. Mah, sarà la nostalgia inveterata per la storica band del deserto…