Italian Gods of Metal @ Milano, Alcatraz 21/03/10

Italian Gods of Metal @ Milano, Alcatraz 21/03/10

BILL
Pino Scotto                                        ore 22.05 – 23.15
Bulldozer                                            ore 20.40 – 21.50
Skanners                                            ore 19.35 – 20.25
Sadist                                                 ore 18.30 – 19.20
Raw Power                                        ore 17.35 – 18.15
Labyrinth                                            ore 16.40 – 17.20
Infernal Poetry                                  ore 15.55 – 16.25
Strana Officina                                ore 15.00 – 15.40
In Tornmentata Quiete                     ore 14.15 – 14.45
Trick or Treat                                    ore 13.30 – 14.00
Malnatt                                               ore 12.45 – 13.15
Atreides                                             ore 12.00 – 12.30
Bad Bones                                         ore 11.15 – 11.45

L’Italian Gods Of Metal (abbreviato in IGOM) è divenuto ormai un appuntamento imperdibile e mai come quest’anno ha rappresentato per tutti una dimostrazione di quanto il metal italiano goda di ottima salute. Un bill di alto livello, sia per i grandi nomi che per l’enorme attenzione alle band emergenti le quali proprio attraverso i live colgono l’occasione per scalare vette di notorietà altrimenti insormontabili. Show a ripetizione garantiti dai due palchi sui quali si sono alternati i musicisti in modo da lasciare solo una decina di minuti di attesa tra uno show e l’altro, il che ha infervorato il desiderio di musica!
Noi di Rockaction eravamo lì anche se per problemi logistici siamo stati costretti a rinunciare alle prime due band, Bad Bones e Atreides, alle quali va il nostro saluto ed il nostro più caro in bocca al lupo! Ma vediamo cosa è accaduto nella tiratissima giornata domenicale.

MALNATT
Dopo aver passato il controllo zaini ed aver posato le bottiglie d’acqua (di plastica) con la motivazione che all’interno sarebbero state vendute (incredibile!!) siamo subito stati accolti dal black metal dei Malnatt i quali non volevano per nulla farsi prendere sul serio nonostante il face painting e le tuniche da monaco. I bolognesi infatti hanno inframmezzato i vari brani con battute a sfondo pseudo-erotico invitando anche giovani fan nel backstage dopo lo show, ma nonostante l’appeal a tratti demenziale hanno proposto un black poco tecnico ma molto interessante. Da non sottovalutare.

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TRICK OR TREAT
Giusto il tempo di prendere ossigeno ed i Trick Or Treat sono entrati con boato del pubblico al seguito sul palco principale, forti del loro passato all’insegna del power/speed teutonico (nascono come band tributo agli Helloween). Il sestetto, la cui presenza come altre nel bill si deve ai voti ricevuti nel contest indetto dall’IGOM, ha dedicato ampio spazio al nuovo lavoro “Tin Soldiers” non tralasciando classici come “Evil Needs Candy Too” e la simpaticissima “Like Donald Duck”. Tiratissimo il loro power, ottimi i due axeman con le loro chitarre rosa fumetto e soprattutto un vocalist, Alessandro Conti, che ha regalato una grande performance. Un po’ penalizzati da un suono non perfetto ma una resa finale veramente d’impatto. Complimenti.

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IN TORNMENTATA QUIETE
Un altro cambio di rotta: è il momento di una parentesi dark. Gli In Tormentata Quiete hanno proposto il proprio metal teatrale caratterizzato dalla presenza di due vocalist, Marco Vitale per le parti in growling e Giovanni Notarangelo per le linee pulite e intrise di recitazione. Complice l’album uscito meno di sei mesi fa, la band (anch’essa di origini bolognesi) ha proposto “L’alchimista” e”La Danza del Fuoco” ma si è permessa anche un salto nel passato con “L’albero”, unico brano estratto dal precedente lavoro. Probabilmente l’approccio introspettivo dei musicisti, se pur di alto livello qualitativo, era un po’ a disagio tra i nomi della scaletta.

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STRANA OFFICINA
E qui si è aperta la seconda parte dell’IGOM grazie al nome altisonante della Strana Officina che ha scintillato lustrando ben bene le orecchie ai presenti. La band, forte di 25 anni di sano e classico hard & heavy, ha strizzato ogni singola goccia di sudore per il pubblico e questo immenso sforzo è stato percepito fin dai primi minuti dell’infuocato show. Anche qui grande attenzione alle ultime composizioni: “Night Flyer”, “Boogieman”, “Beat The Hammer”, “Pyramid” hanno rappresentato la modernità della band toscana ma era doveroso un occhio al passato con l’immancabile “Profumo di Puttana”, le poetiche “Autostrada dei Sogni” e “Viaggio in Inghilterra” che ci hanno riportato tutti al periodo in cui la “Strana” componeva pezzi in italiano dal fascino unico. Un applauso particolare va a Dario "Kappa" Cappanera, unico chitarrista della band che ha creato un muro di suono indistruttibile e a Rolando "Rola" Cappanera (cugino di Dario) batterista dalle immense qualità, instancabile quanto preciso. Le ultime forze della band sono volate via con “Non sei normale”, pezzo che chiude l’album come il loro concerto. La storia dell’heavy metal italiano non si dimentica, mai.

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INFERNAL POETRY
Tornati sul secondo palco dell’Alcatraz è stata la volta degli Infernal Poetry con il loro death metal tecnico.  La band si è presentata molto coesa musicalmente, un suono molto compatto nonostante le difficoltà del cantante (un sosia di Brian Fair dei Shadows Fall per i suoi lunghissimi dread) a causa di un incidente che gli ha costretto un braccio penzolante per l’intero spettacolo. Non abbiamo riscontrato una rilevante partecipazione del pubblico che si è limitato ad assistere (a parte qualche tiepido pogo) ed ha lasciato ai musicisti il (dis)piacere di essere gli unici a sudare. Qualche sprizzo di entusiasmo sotto "The Frozen Claws of Winter" ma tutto sommato sotto la media. Complimenti comunque alla band per essersi esibita nonostante le varie difficoltà.

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LABYRINTH
A partire dai Labyrinth si è aperta una breve parentesi sottotono della durata di un’oretta abbondante. La band, capitanata da Roberto Tiranti esclusivamente vocalist per questa data (supportato da Sergio dei Vanexa al basso), ha proposto il classico power metal che ascoltiamo da anni e che non riesce a coinvolgere il pubblico se non i fan più incalliti. Roberto ha espresso con grande professionalità le sue doti canore mentre parte del valore della performance va sicuramente all’italianissimo Olaf Thorsen, muscoloso chitarrista anche mente dei Vision Divine. Belle le prestazioni di “State Of Grace” e “Thunder”, tratti da “Return to Heaven Denied” del ’98, e la storica “Pieace Of Time” del ’96. Non è mancato il tempo per promuovere la prossima uscita discografica dei cinque musicisti tramite l’estratto “A Chance”, il titolo dell’album sarà proprio “Return to Heaven Denied Pt.2”. Vedremo se sarà all’altezza del suo nome.

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RAW POWER
I quaranta minuti dei Row Power sono suonati come un secondo tempo rispetto agli Infernal Poetry. Questo non certo per somiglianza musicale visto che la band emiliana è da quasi trent’anni fautrice di un hardcore punk non sottoponibile a compromessi, ma per (non) stretta attinenza al bill. Nonostante ciò lo spettacolo è stato comunque molto apprezzato, complice i brani sparati a raffica contro il pubblico senza pausa alcuna ed il pogo finalmente attivo dopo i passaggi dark/introspettivi delle ore precedenti; un vero e proprio sfogo che ha contribuito a decimare le energie dei presenti (non solo degli artisti sul palco) ed ha fornito l’occasione alla band di presentare la title-track del nuovo studio album intitolato “Resuscitate”. Nonostante infatti il venir meno di uno dei membri fondatori, Giuseppe Codeluppi, nonché fratello dell’attuale vocalist Mauro da sempre in line-up, i Raw Power hanno trovato nel 2003 la forza per ripartire e dopo 6 anni di intensa attività live sono giunti ad un nuovo album. Attenderemo la resa su disco.

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SADIST
Ci si avvicina all’olimpo e lo si intuisce con l’ingresso dei Sadist. Anche stavolta l’accoppiata Trevor-Tommy Talamanca non ha lasciato superstiti grazie al growling diabolico del primo e le incontenibili doti musicali del secondo, autore ed esecutore sia delle parti di chitarra che di tastiera (sì, contemporaneamente). La scelta dei pezzi era davvero opera difficile considerando la discografia della band ma alla fine hanno vinto su tutte “One Thousand Memories” , l’immancabile “Christmas Beat”, la bellissima “Tearing Awayed anche due estratti del prossimo lavoro intitolato “Season In Silence” (“The Attic and the World of Emotions” e “Night Owl”) lavoro dedicato all’inverno ed al suo freddo quale connubio dell’aridità che prevarica nelle relazioni umane. Molto bello anche il contributo di Andy Marchini al basso, incisivo e profondo e stupenda la scelta di “Sometimes They Come Back” come pezzo di chiusura che ci ha portati direttamente al loro debutto dell’ ’93. Una garanzia.

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SKANNERS
Steso il telone degli Skanners si è diffuso un alone di dubbio sulla storia di questa band e sul motivo di una posizione così alta nel bill. Il motivo sta tutto nella giovane età del pubblico: gli Skanners infatti sono una storica e seminale band di hard & heavy dalla oltre ventennale esperienza e famosa per essersi esibita sui palchi più importanti della scena internazionale nonché presenti alla prossima edizione del Wacken. La band con due chitarristi agguerritissimi ed un singer, Claudio Pisoni, in forma perfetta ha sfoggiato tutti i successi di un tempo come la bellissima “Rock Rock City”, la apripista “Time Of War”, la tiratissima “Blood In My Eyes”, il tutto condito da “Starlight” e “Welcome To Hell”. Un grande entusiasmo li ha accolti e dopo una manciata di canzoni il pubblico già era tutto ai loro piedi: tra pogo e balli vari nessuno è riuscito a restare immobile sulla propria mattonella ma il moto è stato continuo e furioso. Per chi ha sete di puro e classico heavy metal non c’è ombra di dubbio che agli Skanners deve rivolgersi.

BULLDOZER
Giunto il momento. Gli attesissimi Bulldozer entrano in scena con un AC Wild in veste politico-sacerdotale ed un palchetto a mo di comizio che lo attendeva al centro del palco per sputare tutti i suoi testi dall’alto. La band, formatasi 30 anni or sono ma attiva per molto meno, ha messo in mostra tutto il proprio intento di distruzione grazie ad un death originalissimo (si consideri che agli esordi erano davvero poche le band capaci di una proposta musicale simile) influenzato o meglio fortemente condizionato da passaggi black. I campi di line-up sono stati diversi durante gli anni e ad oggi hanno portato all’ingresso di due membri dei The Mechanix, altra band seminale di death metal, a cui AC Wild ha concesso il palco per l’esecuzione di un brano. A parte questo frangente la devastazione dei Bulldozer non ha avuto un attimo di tregua: “We Are Fucking Italian”, “Minkions”, “Cut Throat”, “Wisky Time”, “Great Deceiver”, sono stati solo l’inizio prima di proporre nuove creazioni come “Micro Vip” (dedicato alle persone che credono di diventare famose grazie ai social network), “Ace Of Blasphemy” “Use Your Brain”, “Bastards” (dedicata ai politici), tutti appunto estratti dall’ultimo lavoro “Unexpected Fate” dal quale è stata eseguita anche la title track (peccato che non abbiano fatto la potentissima “Salvation For Sale”). Ma i Nostri non hanno mancato di ripescare anche i pezzi più conosciuti ed allo stesso tempo anomali come “Derby”, canzone dedicata al Milan, e “Ilona The Very Best” ispirata alla pornoattrice Ilona Staller. Le urla di AC Wild irrompevano dall’alto e la potenza irruente del suono prevaricava tutti, attivi in un pogo infinito quanto infernale. Probabilmente lo show più entusiasmante dell’intera giornata.

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PINO SCOTTO
E Pino Scotto fu. Collocato come headliner dell’edizione dell’IGOM 2010, anche grazie al fervidissimo periodo che sta (ri)vivendo, Pino si è donato al pubblico al 100% e come sempre ha sparato a zero sulla politica, sul music business e su tutti gli strani personaggi che nel nostro Paese hanno successo senza merito. La sua “politica” musicale si sa fa scalpore, è sempre molto schietta e priva di peli sulla lingua il che fa anche molto Rock, pur se talvolta stanca un po’; c’è da dire però che Pino ha dato proprio il massimo nonostante il pubblico fosse calato come numero. È stata anche qui un’occasione per presentare l’ultimo lavoro dell’artista, “Buena Suerte”, intitolato così come un sano “in bocca al lupo” al vivere in un Paese come il nostro, ridotto così male. L’album è interamente in italiano, ha annunciato dal palco, per trasmettere meglio i messaggi e raggiungere i pensieri delle persone. Pino ha dichiarato di non essere interessato alle vendite né ai soldi visto che lui ha già la sua pensione (dopo aver lavorato 35 anni in fabbrica, cosa che ormai sanno anche le pietre) oltre al fatto non trascurabile che gli introiti, ha dichiarato, saranno reinvestiti per il lancio di band emergenti (tant’è che la precedente uscita discografica ha permesso la promozione di 15 giovani band). Dall’ultimo lavoro hanno letteralmente spaccato “Tempi Lunghi” e “Morta è la Città” anche se il boom si è avvertito sotto le note di brani classici come “Il Grido Disperato di Mille Bands”, title-track del suo primo lavoro solista e dedicato a tutte le band che non riescono ad emergere. Pino scotto, ormai sessantenne, ha dato la dimostrazione che il Rock più che sentirlo bisogna viverlo e come sempre ha regalato un grande show che ha chiuso questa fantastica e riuscitissima edizione 2010 dell’Italian Gods Of Metal.
Se questo è il metal tricolore allora bisogna ammettere che le nostre band non hanno nulla da invidiare ai gruppi internazionali. Anche perché come canta AC Wild dei Bulldozer “We Are Fucking Italian”!!!
Arrivederci, con orgoglio, all’anno prossimo.

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