Klaxons – Roma, Alpheus 20/11/07

Editors – Roma, Piper 22/11/2007

Editors fa rima con Interpol? Entrambi fanno rima con Joy Division? Mi approccio a questo concerto sperando che il live risolva diversi interrogativi sorti dall’ascolto dei primi due album della compagine di Birmingham. Che gli Editors abbiano sfruttato l’effetto scia di Turn on the Bright Lights è indubbio, riportando alla ribalta sonorità post punk new wave alla Joy Division. Averli visti dal vivo ha confermato l’idea che diversi orizzonti di riferimento attraversino il paesaggio musicale della band britannica. Alcuni riff di chitarra ricordano il primo The Edge, così come l’intro di All Sparks rimanda ai Franz Ferdinand; sonorità che permettono di arrivare ad un pubblico più ampio di quello del circuito indie. Gli Editors appaiono sul palco senza particolare cura per gli abiti di scena, camicia e jeans rigorosamente neri solo per non stonare con l’atmosfera melodico-dark di alcuni pezzi. Tom Smith è la vera anima del gruppo, gli altri suonano abbastanza bene ma sembra che si mettano in disparte per lasciare spazio alle movenze e ai riccioli del cantante. Se Messi ricorda Maradona nelle movenze allora possiamo dire che Tom Smith ricorda l’epico Bono del War Tour, magari più goffo come quando tenta invano di salire sulla batteria. Già dal primo brano, Lights, si arrampica sul piano e coinvolge il sudatissimo pubblico del Piper. Il locale è stracolmo, l’ambiente piccolo, l’acustica è pessima; di contro in questi ambienti così raccolti è più facile creare una magia che luoghi più dispersivi non consentono.

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Gli Editors optano per una scaletta veloce alternando pezzi del primo e del secondo album. Colpisce la scelta di non suonare brani lenti e mistici come le ballads Fall, Camera, Open Your Arms and Distance. Dispiace non aver potuto assistere al momento di intimo misticismo che la voce baritonale del cantante inglese avrebbe potuto regalare. L’intento di dare ritmo al concerto è chiaro, anche un pezzo come Spiders abbandona i toni confidenziali per evidenziare l’evoluzioni da guitar music di Chris Urbanowischz. La partecipazione del pubblico c’è soprattutto durante i singoli, Racing Rats è uno dei brani più riusciti con il pubblico saltellante dall’inizio alla fine e il cherubino ragnetto che si raggomitola su stesso, per poi scalare il piano nelle aperture di luce create dai vorticosi riff di chitarra. La prima parte del concerto si chiude con Munich, singolone di successo, più graffiato e sporco rispetto alla versione studio. Gli Editors rientrano proponendo una You are Fading, B-side del primo album caratterizzata da una batteria intenta a scandire ritmi tribali. Il concerto si chiude con Smokers Outside the Hospital Door, brano di maggior successo della band, capace di ricreare atmosfere mistiche di celestiale dannazione mantenendo però una perfetta melodia pop. Il quartetto inglese saluta il pubblico romano con Fingers in the Factories; il ritornello “..keep with me” viene cantato a squarciagola dagli estenuati sostenitori. Invito che verrà soddisfatto in primavera: la band inglese soddisfatta del calore capitolino ha promesso agli organizzatori un ritorno in terra italica.

foto di Rossella Pisano