Ligabue, Gran Teatro di Roma – 24 novembre 2006















Ligabue, Gran Teatro di Roma – 24 novembre 2006

Artista:Ligabue
Luogo:Roma
Data:24 Novembre 2006
Durata:N.A.
Autore:Roberto Paviglianiti

Ligabue, Gran Teatro di Roma – 24 novembre 2006

A volte nella vita ci si trova di fronte a momenti magici; a volte non ci si fa neanche caso, altre si.

Dopo i concerti tenuti nei club, nei palasport e negli stadi dell’intera penisola, Ligabue è tornato a suonare la sua musica nei teatri, dopo la bella esperienza vissuta nel 2003, per la quarta e conclusiva parte del fortunato “Nome e cognome tour 2006”; circa ottanta spettacoli, quasi tutti sold out. A Roma, per la prima delle sette repliche in programma, Liga apre il sipario del Gran Teatro sul suo mondo multiforme.

Basta il primo accordo di Sono qui per l’amore a rendere l’atmosfera carica e pulsante d’emozione. Se ne sta seduto Luciano (come tutti amichevolmente lo chiamano e lo invocano), sotto una luce blu, con la chitarra in mano a raccontare le sue storie, davanti al suo pubblico, come un capo indiano di fronte alla sua tribù. Subito la raccomandazione a “fare ciò che si vuole senza dover per forza dar fuoco al teatro…” tra l’ironico ed il vagamente preoccupato, ed è la volta di Sogni di rock ‘n roll in ricordo della prima incisione fatta per Pierangelo Bertoli. Forse era tutto scritto fin da quel lontano 1988. Era scritto che Ligabue sarebbe entrato nella storia, e con la storia prosegue il suo ammaliante live set acustico: entra Mauro Pagani e porta con se tutto il suo sapere, fatto di sapori orientali e tradizione nostrana. Con Ho messo via inizia una serie di brani scomposti, riletti e riassemblati appositamente per questi spettacoli in teatro. Ne guadagna maggiormente Una vita da mediano. Una linea melodica inedita e ridotta all’osso, lascia campo libero alla forza vocale di Ligabue, nella solita smagliante forma, che scandisce quei testi capaci di portarlo così lontano. Parole che spesso rendono perfettamente l’idea dell’insieme, affrontano temi reali di vita quotidiana, dove la gente si rispecchia e riversa tutte le proprie emozioni. Liga ha uno stupendo rapporto di condivisione con i propri fans, il distacco tra idolo ed ammiratore è quasi impercettibile. E’ un corpo unico che prende forma soprattutto quando entra sul palco il resto della band per Il giorno dei giorni, ritmata e coinvolgente; gli animi si arroventano.

Il concerto è inframmezzato dall’ennesima prova fuori dagli schemi del rocker venuto dalla piccola Correggio, la lettura delle sue poesie è seguita da applausi sinceri. Potrà non piacere Liga, ma intanto ci mette la faccia, sempre e comunque, con quel tipico ghigno di chi è capace d’osservare, di dedurre.

Il finale della prima parte esalta ancor di più le doti magiche di Mauro Pagani, che si esibisce in un travolgente solo di violino sulla reprise di Questa è la mia vita. Un vero spettacolo nello spettacolo, Pagani, crea ponti di passaggio tra le strofe, con la mandola dialoga con il resto del gruppo, poi con il bouzouki raddoppia gli accordi di Liga e Mel Previte, ti giri un secondo e lo ritrovi a trascinare gli altri con l’armonica tra le labbra!

La seconda metà dello show è formalmente meno inedita ma non per questo meno entusiasmante. Le luci sul palco si mantengono essenziali e la rock band va pian piano riprendendo la sua abituale attitudine. Righetti e Pellati sono una sezione ritmica tosta e collaudata. Il giovane tastierista Josè Fiorilli srotola tappeti sonori precisi e puntuali.

E’ il momento dei brani più conosciuti: Si viene e si va, Non è tempo per noi, Eri bellissima; il pubblico si scalda, entra in sintonia, canta, si dimentica le raccomandazioni iniziali e rompe gli argini, non esistono né più numeri di fila, né settori, tutti in piedi sotto il palco a saltare e ballare.

Inevitabile con Le donne lo sanno e Piccola stella senza cielo. Liga riesce ad esaltarli con la sola forza dell’essere lì a cantare, senza dimenarsi e scomporsi troppo, e quello che succede in sala è naturale anche per lui che ad un certo punto ammette che in fondo“ci scappa un po’ di porco rock & roll”.

Il concerto termina senza regalarci più grandi sorprese: Urlando contro il cielo e Tra palco e realtà sono ancorate alle versioni su disco, il palco è preso d’assedio e non si contano più i cellulari che scattano foto e riprendono video per strappare un cimelio, un feticcio. Liga ringrazia per l’affetto ed il calore, sipario. Andiamo via con la netta sensazione di aver assistito ad una serata magica, per feeling e spettacolo, ed a conferma che veramente stavamo vivendo un momento speciale, incrociamo, defilato tra il pubblico, il leader del Banco; quel Francesco Di Giacomo che tante emozioni e tante alchimie ci ha saputo regalare, una stretta di mano sincera, un segno, un ricordo indelebile, una gran bella serata.