M.I.T. – Meet In Town @ Auditorium Parco Della Musica, 11/04/2010

M.I.T. – Meet In Town @ Auditorium Parco Della Musica, 11/04/2010

Giunta alla sua terza edizione, la rassegna M.I.T. – Meet In Town quest'anno si è trasformata in un festival di sperimentazione elettronica, splendido crogiolo di artisti italiani e internazionali, travolgendo di suoni, originalità, contaminazioni e avanguardia, l'Auditorium Parco della Musica. È bastata un'unica notte per dare ampio spazio alla creatività totalizzante, a stimoli sonori policromi, a esperimenti d'arte contemporanea, in un elegante labirinto elettronico vasto e variegato, difficile da perlustrare in toto.

L'effetto meravigliosamente straniante ha origine dalle sculture gonfiabili in PVC dell’installazione “Genetica 2093” di Sergio Ragalzi, collocate al centro del cortile della Cavea, e prosegue all'interno con le installazioni audiovisive dei Quiet Ensemble.
Il viaggio sonoro ha poi inizio nello Spazio Risonanze, che ha ospitato per l'intera serata gli artisti della storica etichetta Warp, con la performance suggestiva, rarefatta e distorta del duo londinese dei Plaid (Andy Turner, Ed Handley). La quiete dopo la tempesta di bit acustici e visivi è affidata al pianoforte onirico di Alessandra Celletti e alla sua sognante miscela di classica, avanguardia, minimalismo e improvvisazione. La sua esibizione viene impreziosita da immagini caleidoscopiche, ammalianti arabeschi in movimento capaci di incantare la psiche. Nel Foyer sottostante la Sala Sinopoli vibra l'aggressività sonora del dj-set di Alan1, mentre il Teatro Studio si appresta ad accogliere i Wild Beasts, carichi, vivaci e coinvolgenti. Nella Sala Petrassi irrompe la compagnia Santasangre, con la sua originale commistione di danza, musica elettronica, arti visive ed estetica degli ambienti, condensata nella performance SEIGRADI_concerto per voce e musiche sintetiche e nelle convulse movenze di una danzatrice, tra elaborazioni video 3d, immagini olografiche e giochi di luce. Mentre tra un Foyer e l'altro si alternano Ad Burke, Fulgeance, il messicano Murcof (col suo progetto The Versailles Sessions, itinerario storico-musicale in bilico tra le composizioni barocche del XVII e il sound minimal) e Dam Funk, lo Spazio Risonanze ospita il sound dei Tim Exile e la Sala Petrassi è pronta ad accogliere Soap & Skin. L'artista si muove, accompagnata da un ensemble di sei musicisti (due violini, violoncello, contrabbasso, tromba e diamonica), tra  pianoforte e laptop con profonda e dolorosa intensità. Altre esibizioni degne di menzione: MetroArea, Deadalus, Jimmy Edgar

L'evento più atteso di tutto il festival rimane senz'altro il Life Along The Borderlne. A Tribute to Nico, raffinato e ambizioso progetto curato dal musicista, compositore e produttore britannico John Cale, fondatore dei Velvet Underground assieme a Lou Reed, volto ad omaggiare la personalità androgina di Christa Päffgen, in arte Nico. Nella suggestiva cornice della Sala Santa Cecilia, è proprio John Cale (piano, tastiere e voce) ad aprire le danze, in compagnia della sua band (Dustin Boyer e Josh Schwartz alle chitarre elettriche, Michael Jerome alla batteria), inanellando un'affascinante versione di Frozen Warnings (The Marble Index, 1969). Subito dopo entra in scena Lisa Gerrard, con la sua versione classica e sontuosa di Falconer (Desert Shore, 1970), seguita da Laetitia Sadler, vocalist degli Stereolab, accompagnata dall'elfo argentato Jonathan Donahue, cantante dei Mercury Rev, che interpreta My Only Child (Desert Shore, 1970). E' poi la volta dell'esibizione tenebrosa e pungente di Mark Lanegan, che reinventa Roses In The Snow (The Marble Index, 1969) e della prima delle stravaganti sorelle CocoRosie, Bianca Casady, con l'arrangiamento in tedesco di Abschied (Desert Shore, 1970). A chiudere la prima parte del live sono: Joan As Police Woman, con  Janitor Of Lunacy (Desert Shore, 1970); Mercury Rev, con Fearfully in Danger (Camera Obscura, 1985); My Brightest Diamond col pancione, che canta Ari’s Song (The Marble Index, 1969). L'inizio della seconda parte è affidato alla performance di  Joan As Police Woman, che interpreta una toccante versione al pianoforte di My Heart is Empty (Camera Obscura, 1985). Torna poi la voce angelica di Lisa Gerrard, con una personale interpretazione di No One Is There  (The Marble Index, 1969), e Laetitia Sadler con Afraid (Desert Shore, 1970). Ritorna anche John Cale con Sixty-Forty (Drama Of Exile, 1981) e  Mark Lanegan, che restituisce un'esibizione di  You Forgot To Answer  (The End, 1974) dalle tonalità cupe. Sul finale salgono sul palco: la seconda bizzarra sorella CocoRosie, Sierra Casady, che salta e sorride mentre interpreta Win A Few (Camera Obscura, 1985); i Mercury Rev, con un incendiario ed energico arrangiamento di Evening Of Light (The Marble Index, 1969); Soap&Skin, con la sua poetica versione di Tananore (Camera Obscura, 1985); nuovamente John Cale con la ritmata interpretazione di Facing The Wind  (The Marble Index, 1969). Chiusura corale e collettiva, strofa-ritornello per ognuno, con All That Is My Own (Desert Shore, 1970) a completare questo magico ed emozionante tributo.

Calato il sipario sul M.I.T., permane la forza della sperimentazione e del contagio acustico e visivo; la voglia di far rivivere le suggestioni passate e presenti nella modernità futura del tempo.