Metallica @ Arena Parco Nord, Bologna 22/07/'08














Metallica @ Arena Parco Nord, Bologna 22/07/'08

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Metallica @ Arena Parco Nord, Bologna 22/07/'08

di Emanuele Catani
Foto di Massimiliano Perilli

“I Metallica?..beh io non li seguo più dal Black album in poi”
“Ancora i Metallica… macchè, è da un pezzo che sono bolliti”
“I Metallica? Oramai farebbero bene a chiamarsi Rockettara..”
“Oramai i metallica sono grandi solo per il loro passato..”
“beh…quei quattro vecchi su un palco non possono suonare metal come si deve…”
Ma allora qual è il motivo di una tale quantità di persone, capace di bruciare tutti i biglietti disponibili e riempire in ogni ordine di posto l’arena parco nord di Bologna? Le orecchie di chi scrive sono state testimoni di tantissime sparate contro i quattro cavalieri di San Francisco, di nome e di fatto la più grande heavy metal band (o per lo meno una delle due) e uno dei più grandi gruppi in assoluto della storia della musica.
Il fascino della band di San Francisco sembra non finire mai e, difatti, nonostante le numerose calate in Italia negli ultimi anni e le non proprio felici ultime uscite discografiche, riescono sempre e comunque ad attirare un enorme numero di fan. E Giustamente, perché solo chi li ha visti dal vivo può arrivare a capire cosa possa essere uno loro show.
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Cancelli aperti alle 16, la giornata entra nel vivo una paio d’ore più tardi quanto salgono sul palco i giovani The Sword, act inserito di diritto tra le migliori nuove leve del panorama metal, autore di un album a dir poco trascinante.
Una fresca e veloce esibizione è quella che ci vuole in attesa che on stage arrivino i Down di Phil Anselmo, ospiti d’onore della serata. E l’ex pantera, vecchio e navigato mestierante del palcoscenico, ruba sin da subito la scena, dirigendo con grinta la sua “orchestra” autrice di un metal pesante, sporco e sabbioso, che trasuda da tutti i pori un chiaro spirito blues. La breve scaletta propone pezzi scegliendo un po’ in tutta la loro discografia, puntando maggiormente l’accento sull’ultimo bellissimo “Over the under”.

Ma scende la sera ed ecco che la mitica “The Ecstasy of Gold” di Ennio Morricone, inizia a risuonare dalle casse degli amplificatori, mandando in estasi tutti i paganti: ci siamo!
Non appena i quattro vanno in scena, un boato accoglie una feroce “Creeping Death” cantata a squarciagola dai presenti in totale visibilio.
La band appare subito in gran forma e intenzionata a mettere a ferro e a fuoco l’intera arena: nella scaletta dentro i maggiori successi e i pezzi forti e neanche l’ombra delle ultime prove in studio.
Le successive “For Whom the Bell Tolls”, “Ride The Lightning” sparano in orbita bordate inaudite e la tensione non accenna a diminuire quando attacca, “Harvester of Sorrow” sempre temibile e inquietante.
Pura potenza e classe, la platea è già ai loro piedi.
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La prima sorpresa della serata non tarda ad arrivare. La quinta canzone proposta è “Bleeding me”, unica estratta da quel Load tanto discusso e considerato da parecchi l’inizio del decadimento della band. La traccia più recente tra tutte quelle proposte però rende giustizia ad un lavoro poco capito e semplicemente diverso rispetto al tipico discorso sul quale i metallica fino ad allora avevano sempre improntato la loro musica. Tramite le sue sonorità più ricercate e i climax di cui è dotata e i diversi cambi di passo, convince in sede live anche i più scettici che alla fine dei suoi 8 minuti non lesinano i più sinceri applausi.
Una adeguata boccata d’aria prima che riprenda la folle corsa con una “The Four Horsemen” sparata alla velocità della luce che denota come la band non abbia ancora perso nulla dello smalto degli esordi.
E allora sotto con le trame intricate di “And Justice for All” in tutta la sua lunghezza che intrappola gli spettatori nei suoi avvolgenti contorcimenti e lo ascia in balia della successiva “No Remorse” pregna dell’energia del primo album “Kill ‘em all”.
Quando l’arpeggio di “Fade to Black” riecheggia nell’arena, si capisce che siamo nel clou del concerto: la prima ballad della storia dei Metallica commuove e colpisce ancora 24 anni dopo la sua creazione e trasforma la collina in un delizioso mosaico di lucine.
Nemmeno il tempo di asciugarsi le lacrime che “Master of Puppets”, il manifesto di tutta la loro carriera, fa saltare in aria anche il fan più distaccato, scatenando poghi e cori in tutta la sua affascinante lunghezza. Una canzone che ancora non accenna a diminuire la carica che inevitabilmente trasmette in tutti coloro che la ascoltano, anche se per la millesima volta.
L’obiettivo di “Whiplash” è di portare di nuovo agli esordi e dare ancora libero sfogo alle energie, prima di raccogliersi e rilassarsi nella sempre emozionante “Nothing else Matters”, cantata in un unico coro da tutti i presenti con grande trasporto.
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La potenza di “Sad But true” spazza via in un batter d’occhio l’atmosfera intima creata dalla ballad, riportando di nuovo il concerto su binari incandescenti; giungono a fagiolo quindi i fuochi artificiali che introducono One, sintesi purissima di malinconia e rabbia per una delle esecuzioni più
"sentite" della serata.
Per finire tutti pronti a saltare con "Enter Sandman" che chiude con i fuochi artificiali (nel vero senso della parola) anticipando i soliti finti saluti della band, che mostra anche nei momenti distensivi di aver trovato la giusta intesa con l'ultimo entrato Trujillo, perfettamente intergrato sia nei suoni
che nei movimenti su palco.
Pochi minuti e i quattro sono di nuovo on stage per chiudere il discorso con "So What", l'inaspettata "Motorbreath" e l'immancabile "Seek and Destroy" prima di salutare la band annunciando, fra un inchino e l'altro, un ritorno imminente nella nostra nazione per il prossimo tour.
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In sede di commento cosa dire? Beh una serata che non lascia spazio ad alcun dubbio: I four horsemen ci sono ancora , sono belli carichi e dal vivo ancora distruggono tutto ciò che si para loro di fronte. Nessuna voglia di rallentare la folle corsa della loro musica, con una scaletta che premia i primi due album con ben 8 estratti dai 2 inarrestabili capolavori che rispondono al nome "Kill 'em All" e "Ride the Lightning".
Ora siamo in attesa di una conferma anche in studio e le ultime dichiarazioni delle varie riviste di settore fanno sperare che il nuovo lavoro della band, benedetto dalla supervisione di Rick Rubin, tolga ogni dubbio sulla attuale validità del gruppo.
E, possiamo stare tranquilli che se i quattro ragazzi hanno sfoggiato anche fra quelle fatidiche quattro mura tutta la grinta di cui sono capaci on stage, ci sarà ben poco da rimanere delusi. Dunque, si attende con fiducia.
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