Moltheni @ Circolo degli Artisti, Roma 04/12/09














Moltheni @ Circolo degli Artisti, Roma 04/12/09

"Moltheni


Moltheni @ Circolo degli Artisti, Roma 04/12/09

di Giuseppe Pugliese

Dopo 10 anni di discontinui e talvolta noncuranti ascolti, ho assistito al mio primo concerto di Moltheni, al secolo Umberto Giardini. L’impatto con un cantautore dal vivo è sempre mediato dalla composizione del pubblico che lo segue. Da ascoltatore prevalentemente di band d’oltre Manica stavolta non ho provato disagio emotivo nel seguire un musicista italiano grazie alla barba che mi ha consentito una discreta copertura. Fortunatamente la folla, ben distribuita nella sala del circolo degli artisti, vanta il record di concentrazione in pochi metri quadri di barbe e barbette finto trasandate. Il pubblico di Moltheni si caratterizza anche per un’elevata presenza di studenti fuori corso (stranamente con prevalenza di provenienza centro-settentrionale) e coppiette di bravi ragazzi con lui programmatore informatico e lei mediamente cozza.

In questo tour, contemporaneo all’uscita del disco che raccoglie 10 anni di attività cantautorale, Moltheni ripropone, non nel senso viscerale del termine, una scaletta concentrata soprattutto sugli ultimi tre album, almeno in questa data romana. Il cantautore marchigiano restituisce anche nell’occupazione dello spazio fisico del palco, la sua timidezza sistemandosi a latere della scena ed offre il profilo sinistro con diverse chitarre acustiche a fargli da coperta di Linus.

Nella prima parte del concerto vengono suonate “Montagna Nera” “Fiori di Carne” e “L’amore acquatico”, pezzi che godono di un naturale equilibrio tra il testo e la semplice ma armoniosa parte strumentale. Le metafore di ordine naturale, alcune sinestesie, la capacità di descrivere i piccoli momenti di vita privata hanno,dal 1999, rappresentato nella mia mente, la cifra stilistica e connotante dell’opera di questo umile artigiano delle parole in musica. Accompagnato da questo tipo di pregiudizio sono stato smentito dalla pienezza del suono prodotta dalla formazione (2 chitarre, tastiera, batteria e basso) e dalla potenza vocale di Moltheni soprattutto nel vibrato, quando i pezzi sono soliti esplodere nel crescendo finale.

Nella parentesi del concerto, durante la quale basso e batteria hanno dato spazio a chitarra e voce, Umberto Giardini con “Nutriente” e “Corallo” ,attraverso arpeggi e voce sussurrata ma calda, ha il merito di ricordare anche solo lontanamente alcune atmosfere di Nick Drake.

La band si ricompone e nella lunga parte centrale del live, vengono proposte le classiche ballads a tema d’amor: l’inedito della raccolta “Petalo”, picco negativo per quel che concerne la scrittura del testo; “Eternamente nell’illusione di te” dalla vocalità agnellina; “Nella mia bocca” con coda strumentale post rock; “Il bowling o il sesso” episodio più intenso, originale e ritmato dell’intero live; per chiudere con la decadente “Suprema”.

Prima dei consueti bis, con il tritaghiaccio del bancone del bar a fare da stacco musicale, Moltheni canta il secondo inedito della raccolta. “Per carità di stato” è il primo pezzo di impegno politico esplicito del cantante di Sant’Elpidio a mare, un ribaltamento di “Viva l’Italia” di De Gregori in chiave pessimista/realista.

La caduta del sipario coincide con la totale caduta della maschera: Moltheni canta come Umberto Giardini, “Vita rubina” pezzo totalmente autobiografico. Finale perfetto che restituisce l’impressione che dà questo cantautore capace di raccontare se stesso aderendo all’immagine che proietta fuori dal palco.