Morrissey @ Auditorium Parco Della Musica, Roma 07/07/2012

Dandy ironico e mordace, icona generazionale capace di incarnare le numerose contraddizioni di un'epoca, Steven Patrick Morrissey sale sul palco portando con sé tutta la sua solitaria e teatrale essenza, “maschera” carismatica, eccentrica ed elegante di un “passato” quantomai moderno e attuale. Morrissey dà inizio alle danze urlando al cielo capitolino una sorta di “mantra nazional-popolare” (Mamma Roma), contornato da un tripudio di espliciti emblemi italici. Le casse della batteria riportano infatti bandiere italiane e, se si esclude la presenza di un “androgino” chitarrista con parrucca a seguito, tutti i musicisti indossano la maglietta dell'Italia.
L'apparato strumentale è perfetto e completo, tra metamorfosi chitarristiche e “gong” percussivi, ogni suono emesso dalla band è impeccabile e ben accompagna l'intensità vocale di Morrissey inalterata e pulita nella sua immensa e intima profondità. È nella voce magnetica, nelle movenze raffinate, nel suo essere disponibile a tendere le mani ai presenti e a ricevere i regali del pubblico, che il fascino di Morrissey acquisisce la sua valenza ipnotica e suggestiva, mentre sullo schermo un Oscar Wilde meditabondo “condensa i suoi pensieri” nella frase “Who is Morrissey”. Mentre la security è sempre pronta a placare gli isterismi dei fan che tentano di abbracciare Morrissey, le emozioni scorrono brano dopo brano in un alternarsi di monologhi, dissertazioni e pezzi che abbracciano la carriera solista e gli Smiths.
L'apertura è “reminiscenza” targata Smiths,
Shopfilters of the World Unite, per poi procedere con You Have Killed Me; You're The One For Me, Fatty; Black Cloud; I'm Throwing My Arms Around Paris. Si dà ancora voce al passato degli Smiths con Still III e si cede il passo alla delicatezza di Ouija Board, Ouija Board. E ancora: People Are The Same Everywhere, One Day Goodbye Will Be Farewell, Maladjusted, Action Is My Middle Name, I Know It's Over, Let Me Kiss You. C'è posto anche per la meravigliosa Every Day Is Like Sunday, per Scandinavia, per la cover di Frankie Valli To Give (The Reason I Live) e per la canzone “manifesto” Meat Is Murder , durante la quale scorrono tristi e inquietanti immagini di sevizie ad animali mentre Morrissey lascia momentaneamente il palco, quasi con l'intenzione di indurre il pubblico a guardare quello che viene proiettato sullo schermo. La chiusura ha ancora il profumo degli Smiths con Last Night I Dreamt ThatSomebody Loved Me e con l'elettricità splendente di How Soon Is Now?.
Un concerto che sembra racchiudere le sensazioni di un'intera generazione passata e presente con un Morrissey cantastorie sapiente di un'allegoria
anticonformista e raffinata, capace di parafrasare la vita stessa.