Notwist @ Circolo degli Artisti, Roma 30/09/2008














Notwist @ Circolo degli Artisti, Roma 30/09/2008

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Notwist @ Circolo degli Artisti, Roma 30/09/2008

di Giuseppe Pugliese

No T-wist, No Party.

Quando le aspettative crescono col passare del tempo è probabile che la delusione si rilevi con maggior facilità. Il rischio di questa , poi, è cresciuta quando ho visto campeggiare il cartello sold out all’ingresso del Circolo degli Artisti. Con questo quadro di considerazioni in testa e 6 anni di amati ascolti di Neon Golden nelle orecchie, mi sono approcciato a questo concerto. Ulteriori curiosità nascevano dal sentire come suonasse dal vivo il nuovo album “The Devil, You and me”. In questo ultimo lavoro, i Notwist hanno adattato soluzioni meno elettroniche favorendo l’utilizzo degli strumenti classici e in due brani addirittura si sono avvalsi degli arrangiamenti orchestrali dell’Andromeda Mega Express, hanno abbandonato ritornelli e melodie pop prediligendo delle “canzoni a strato” in cui psichedelia, folk, elettronica e post rock si sono mescolate all’interno dei singoli brani. Il lavoro artigianale fatto in studio viene riproposto con maggior forza anche dal vivo. Il concerto inizia con “Boneless”, brano che conserva ancora la forma pop dei lavori precedenti e mette in risalto la voce morbida ed espressiva di Markus Acher. La scaletta alterna brani vecchi e nuovi così si salta dall’immemoriale “Pick up the phone” alla cupa “Where in this world”. La peculiarità dei Notwist che maggiormente mi aggrada è la capacità di alternare e unire queste anime opposte: una cupa e l’altra invece rassicurante. Nel gioco di sali e scendi emozionali emerge la rarefatta malinconia che amalgama e crea un’atmosfera omogenea pervadente tutti i pezzi in scaletta. Altra piacevole sorpresa che la dimensione live regala è l’impatto forte ed energico della sessione strumentale, soprattutto il basso del ciondolante Michael Acher è potente e non è a latere dell’elettronica. Forse i primi lavori punk hanno favorito questa capacità di suonare rock sul palco evitando il rischio, alla lunga, di risultare mosci e noiosi. La compostezza e la maturità del quintetto tedesco emerge sia in pezzi come Gloomy Planets in cui la componente folk rimanda a quel lavoro artigianale al quale si accennava in precedenza, sia nella soffice “Sleep” sussurrata e nuvolosa allo stesso tempo. Il pezzo che produce il coro più pieno in sala è “One with the freaks” , mentre “Pilot” è la canzone che chiude la prima parte del concerto con un intermezzo post rock accompagnato da distorsioni noise per poi riprendere seccamente sul ritmo danzereccio della versione originale. Nel bis viene dato spazio all’incipit in stile MGMT di “Gravity”, alla dolce “The devil, you and me” e alla fredda e docile “Good Lies”. Dopo aver suonato 75 minuti, i Notwist rientrano regalando la canzone maggiormente attesa dai più: la sognante e straziante “Consequence” , come dice il testo, la platea resta paralizzata e si lascia cullare dall’elegante buonanotte che i Notwist regalano con “Gone gone gone”. La maturità, la capacità di “stare sul palco”, la compostezza nel lasciarsi andare sono stati gli elementi che hanno fugato tutti i presagi negativi iniziali tramutandoli invece in un giudizio nettamente positivo.

Durata: circa 85 minuti.