Novembre + Cheope + The Prowlers – Roma, Alpheus 30/11/2007















Novembre + Cheope + The Prowlers – Roma, Alpheus 30/11/2007

Artista:Novembre, Cheope, The Prowlers
Luogo:Roma
Data:30 Novembre 2007
Durata:N.A.
Autore:E.Catani R.Giannini.
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Novembre + Cheope + The Prowlers – Roma, Alpheus 30/11/2007

Consueto appuntamento tutto romano all’Alpheus, tirato a lucido per una serata incentrata sulle sonorità heavy metal della capitale. Al centro di tutto i Novembre, catanesi ma Romani di adozione, intenzionati a presentare il nuovo album “The Blue”, sugli scaffali dei negozi dallo scorso 9 Novembre. Ad accompagnarli nella festa, due gruppi emergenti della fervente scena hard’n heavy romana: i Cheope e i The Prowlers. Il locale è già parecchio affollato quando sul palco salgono questi ultimi, attesi dal compito di aprire le danze della serata. Il gruppo, oltre al chiaro riferimento nel nick che li accompagna, paga nelle musiche un forte tributo in onore degli Iron Maiden, ricordati anche dalla timbrica vocale del bravo cantante Fabio Minchillo che somiglia davvero molto a quella del mitico Bruce Dickinson. Forti di una esperienza live parecchio rodata, la band sfodera una prestazione energetica e convincente soprattutto sotto il punto di vista tecnico-esecutivo presentando un heavy metal dalle notevoli sfumature progressive. I ragazzi sul palco sanno come muoversi e i pezzi scorrono via abbastanza velocemente nella mezz’ora scarsa messa a loro disposizione dall’organizzazione. In verità i brani non sono sembrati particolarmente eclatanti, data la stanchezza ispirativa di un genere di riferimento ormai svuotato del tutto, ma la band sa come intrattenere e l’impressione che lasciano al termine della loro esibizione è comunque positiva.

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Dopo un rapidissimo cambio di palco è la volta dei Novembre. Le luci si spengono e bastano le prime note di “Anemia”, opener del nuovo album, a calarci nella inconfondibile atmosfera malinconica e crepuscolare. Carmelo al microfono appare sin da subito in gran serata alternando efficacemente il suo screaming agghiacciante e la delicata timbrica pulita, emblema della tematica dei contrasti musicali tanto cara ai nostri. Pagliuso è la solita sicurezza alla sua sette corde mentre da dietro le pelli, Giuseppe Orlando, impartisce una lezione di ritmica di prim’ordine.

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Dopo l’apertura affidata a The Blue, e un piccolo passo indietro nel tempo, con “Aquamarine” dal recente Materia, i Novembre riavvolgono la loro storia fino ai tempi di Classica calando sul tavolo assi dal nome “Cold Blue Steel” e “My Starving Bambina”, highlights immortali di una vero e proprio caposaldo del metal italiano. E proprio Classica sarà il lavoro più saccheggiato della serata con ben cinque estratti che,oltre a quelli appena citati, rispondono al nome di “NostalgiaPlatz”, “Winter 1941” e “L’epoque Noir”, traccia che concluderà l’esibizione. Si va avanti con l’impatto devastante di “The Music” pezzo tirato in grado di preparare bene il campo all’altro pezzo estratto da The Blue intitolato “Bluecracy” peraltro molto valido anche in versione live. Il pubblico risponde cantando i coro tutte le canzoni che il gruppo decide di proporre e dimostra di conoscere a fondo la discografia novembrina osannando le scelte di brani eccellenti e sofisticati “Come Pierrot” e “Venezia Dismal”.

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Dopo il solito finto commiato sono le immancabili note di “The Dream Of the Old Boat”a mandare in visibilio una folla che finisce definitivamente k.o cullata dalla malinconia di “Child of The Twilight”. Come anticipato, “Winter 1941” chiude uno spettacolo coi fiocchi, emblema di una maturità definitivamente raggiunta sia in studio che on stage da una band che merita veramente di raccogliere quanto(tanto) ha finora seminato nella sua ispiratissima carriera. Quando le luci si spengono sono le 0.45 del primo giorno di Dicembre, ma siamo sicuri che Novembre per quest’anno ha eccezionalmente prolungato il suo soggiorno 45 minuti oltre la sua ultima mezzanotte. Sempre più grandi!

Emanuele Catani

"Novembre

A concludere la serata, salgono sul palco i Cheope. A dir la verità, si è fatto notevolmente tardi e la gente comincia a defluire (complice una proposta musicale piuttosto diversa dagli headliner Novembre): è un vero peccato perché la band romana ha grinta e stile da vendere, sul palco divertono e si divertono, offrendo uno spettacolo coinvolgente che meriterebbe di certo un più nutrito parterre.

I Cheope hanno un solo album all’attivo, Downloadideas, uscito nel 2006, (per il quale è stata coniata una definizione nuova di zecca, che sintetizza le loro due influenze maggiori: nu-progressive) e in questa occasione lo ripropongono quasi per intero, regalandoci alla fine anche un paio di “sfizioserie”: giusto il tempo di scaldare i motori e la voce energica di Erk ci guida sulle note di Risen, portandoci nel vivo del concerto. Tutta la band è in gran forma ed è supportata anche dall’impianto sonoro dell’Alpheus che, pur non eccellendo, se non altro non mette i bastoni tra le ruote. Quando tutto fila liscio, è più facile essere incisivi e i Cheope non si lasciano scappare l’occasione, snocciolano canzoni del calibro di Again e Leave me alone con scioltezza e coinvolgono il pubblico con l’istrionismo del frontman Erk. Probabilmente questi sono anche gli ingredienti in più che hanno permesso loro di vincere le selezioni nazionali del “The great battle of the band” e di volare in Inghilterra per giocarsela (senza timori, secondo me) con band provenienti da tutto il mondo.

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La proposta vincente dei Cheope, che gli è valsa gli onori della critica, è fatta di un convincente meltin’ pot in cui confluiscono aggressività, melodia e perizia tecnica (immaginatevi i Korn che fanno un sodalizio con i Dream Theater e andrete abbastanza vicini alla verità) e Face 2 Face riassume alla perfezione questo stato di cose. Il concerto fila dritto e preciso come un TAV francese, fino a condurci alle chicche preannunciate: i nostri ci deliziano con le cover, arrangiate secondo la loro sensibilità musicale, di capisaldi della musica come Eleanor Rigby dei Beatles e Beat It di Michael Jackson (con tanto di Moonwalk). Forse non proprio le versioni migliori, ma sicuramente degli intermezzi divertenti e piacevoli che ci portano alla conclusiva Tell me why, che ci lascia tutti felici e stanchi con la speranza (vorrei dire sicurezza, ma in un mondo dove tutti attendono il ritorno di Britnet Spears, non mi sento di fare false promesse) di vederli a lungo in giro, magari in una cornice più consona al loro valore.

Renzo Giannini

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