Peter Murphy@Alpheus, Roma 02/10/2009














Mogwai@Cavea Auditorium Roma 18/07/2009

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Peter Murphy@Alpheus, Roma 02/10/2009

di Roberto Paviglianiti

Immaginiamoci di salire a bordo della macchina del tempo e decidiamo di puntare dritti all’alba degli anni ’80, nel periodo a cavallo tra il dark e la new-wave. All’Alpheus di Roma è di passaggio il “Secret Cover Tour” di Peter Murphy, il leader carismatico di una delle band seminali di quel periodo: i Bauhaus. Quale migliore occasione per fermarci a dare un’occhiata?

Di colpo rimaniamo inghiottiti in un’audience dichiaratamente dark: vestiario a lutto, eye-liner pesante e anfibi tirati a lucido. Certo, l’uomo-dark di oggi ha i panni stirati e filma i concerti con l’iPhone, ma questi sono solo dettagli, forse.

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Quello che conta è il live che Murphy (con una band composta da quattro elementi decisamente cazzuti, come si usa dire in Francia) produce in poco più di un’ora: un viaggio indefinibile attraverso alcuni suoi brani e una nutrita serie di cover, capaci di spaziare dagli episodi che non t’aspetti come “Istant Karma” di marca lennoniana, piacevolmente viziata da sonorità aspre tendenti al metal, a situazioni più congeniali alla figura del frontman, come quelle di “In Every Dream Home A Heartache”, magnificamente rispolverata dall’armadio griffato dei Roxy Music, con Murphy alle tastiere.

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Il cantante di Northampton ha gli occhi glaciali, spiritati, e dimostra ancora di avere, oltre a una voce carismatica, grandi doti interpretative. Applaude spesso i suoi musicisti e regala al pubblico egocentriche pose da primo piano. Il destino ha scelto per lui un ruolo da protagonista e il nostro non ne risentirne, malgrado le 52 primavere e un passato tumultuoso. A proposito del passato, i pezzi dei Bauhaus dove sono? Il momento dei bis arriva in fretta, la band infila un paio di colpi da restarci secchi come la sempre fascinosa “Ziggy Stardust” e una “Trasmission” di clamorosa intensità, ma non c’è traccia di belalugosiane memorie.

Il concerto finisce nel passaggio di maggior coinvolgimento, c’è un attimo di incredulità, sotto il palco alcuni sono delusi, altri di più: luci accese, tecnici sul palco, tutti a nanna. Resta il ricordo di una bella performance, ma anche un interrogativo: Peter Murphy ha da tempo voltato decisamente pagina o siamo stati noi ad aver sbagliato fermata?