Polyphonic Rock Choir Roma Rock School – Roma, Stazione Birra, 18/06/08














Polyphonic Rock Choir Roma Rock School – Roma, Stazione Birra, 18/06/08

Artista:Polyphonic Rock Choir
Luogo:Roma
Data:18 Giugno 2008
Foto:Daniele Polito
Autore:Emanuele Catani
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Polyphonic Rock Choir Roma Rock School – Roma, Stazione Birra, 18/06/08

Riempire Stazione Birra di mercoledì sera non è cosa da tutti. Certo, il nome Queen è ben più di una garanzia ma forse quello che ancor più poteva solleticare la curiosità dei presenti era quel "Polyphonic Rock Choir" che spuntava sulla locandina.
L'idea di associare un coro polifonico alla musica del gruppo più famoso degli ultimi quarant’ anni poteva essere facilmente suggerita dall'uso strepitoso delle armonizzazioni nelle canzoni di Freddie e soci, ma, nonostante ciò, il rischio di fallimento, data la difficoltà dell’operazione, restava minacciosamente in agguato(chi conosce minimamente la complessità dei cori del quartetto sa di cosa parliamo).
Il fatto poi che a calcare il palco sarebbero stati un gruppo di ragazzi solo al primo anno di corso della Roma Rock School, altro non faceva che alimentare le incognite (parallelamente alla curiosità).

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Ore 22 e 30, venticinque persone sul palco e le luci sono spente.
“Flash!! Ah-Ah!”. cominica lo show e il punto interrogativo svanisce in un baleno.
I giovanissimi on stage, coadiuvati dal direttore del coro e ideatore del progetto, Vittorio Giannelli, mettono subito in chiaro la faccenda dalle prime note della colonna sonora dell’arcinoto film. Il coro supporta alla perfezione un gruppo di strumentisti che, seppur alle prime apparizioni sul palco, dimostrano di saper bene come condurre in porto un concerto rock. Un tiro micidiale, grande groove a servizio ed energia da vendere spediscono in orbita una “Tie your mother down” che non fa assolutamente rimpiangere l’originale. Punta di diamante del combo il solista alla voce che sin da subito stupisce per timbrica ed estensione pur calato nella non facile condizione di scalare le vette inarrivabili del grande e indimenticato Mr Bad Guy.

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Il pubblico, rapito e emozionato, risponde con grande entusiasmo alle frizzanti versioni “polifoniche “dei grandi classici della band che il coro impreziosisce prodigandosi in un “duello” avvincente con la voce del cantante.
E così scorrono, tra le altre, una versione speed di “We will rock you”, “In the laps of the gods” e “Fat bottomed Girls”, prima che l’accoppiata “Dont stop me now” – “Killer queen” porti lo show a godere del primo apice e i presenti a far scrosciare gli applausi. Davvero emozionanti!

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Dopo la mitica “Save Me”, lo spettacolo prosegue con il set acustico, dove Gianelli, imbracciata la chitarra, duetta con due diverse soliste del coro (dotate entrambe di timbrica e espressività fuori dal comune) in “Is this the world we created” e “Love of my life”, immergendo il locale in una atmosfera intima e sognante.
E giù altri, tanti applausi.
Di nuovo quindi in “full orchestra” con “Who wants to live forever” e le anthemiche “i Want it all” e “Radio Ga ga”, alle quali il pubblico, divertito e compiaciuto, non fa mancare la propria partecipazione; la stessa partecipazione che anima il ritmo avvincente di “We will rock”, versione originale questa volta.

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Il trio di chiusura fa scintille: le immancabili “Somebody to love”, “We are the champions” e “Bohemian rhapsody” (applauso doppio al coro per la resa del celeberrimo break centrale) chiudono una serata strepitosa per chi ama la musica e soprattutto quella del celeberrimo gruppo inglese.
La scommessa di Giannelli e della Roma Rock School ha vinto sotto tutti i punti di vista, portando tra l’altro sul palco un gruppo di ragazzi che, oltre che bravi e preparatissimi(e giovanissimi: media sui 20 anni), sprizzavano entusiasmo e grinta da tutti pori.
I loro visi alla fine del concerto valevano da soli il prezzo del biglietto: braccia al cielo e sorrisi raggianti consapevoli di aver portato a compimento una piccola-grande impresa.
Che dire: tutti contenti! Loro e i tanti presenti al locale, e forse anche qualcuno da lassù…

Emanuele Catani