Queen – Live @ Palalottomatica 26/09/2008














Queen @ Palalottomatica 26/09/2008

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Queen @ Palalottomatica 26/09/2008

di Roberto Paviglianiti.

Foto di Roberto Paviglianiti e Marco Castellani

“The Second Coming…” titola questo mese l’autorevole Mojo, a margine della copertina dedicata ai Queen; ma di tutto possiamo parlare tranne che di una seconda vita della leggendaria band, per motivi tanto ovvi che non è il caso di stare a disquisirne.
Quello che invece dà motivo di dibattito è sapere se, al Palalottomatica di Roma, abbiamo assistito a un concerto di un gruppo ancora in grado di raccontare qualcosa d’importante e nuovo, o semplicemente all’improbabile tentativo di rimettere in piedi un qualcosa che ormai trova la sua ragione d’esistere solo sui libri di storia.
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E quel che è rimasto dei Queen, vale a dire Roger Taylor e Brian May, insieme al cantante Paul Rodgers – con il quale da qualche tempo dividono palchi e polemiche -, non risolvono la questione malgrado un concerto all’altezza delle aspettative.
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Perché, se da una parte i brani del passato – dall’imprescindibile “We Will Rock You”, passando per la coinvolgente “Fat Bottomed Girls”, fino all’inossidabile “I Want to Break Free” – continuano a sviluppare energia e ad avere un impatto sul pubblico a dir poco devastante, i nuovi pezzi tratti da “The Cosmos Rock” hanno un fascino pressoché nullo.
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A Paul Rodgers, tranne un paio di t-shirt improponibili, non gli si può rimproverare nulla: l’ex Bad Company s’arrampica su un repertorio maiuscolo e pieno d’insidie timbriche senza sfigurare, e fa del tutto per conquistare un pubblico che ancora lo guarda con sospetto e una buona dose di freddezza. Il vocalist pesta spesso i piedi a Brian May, in consueta forma, con il quale divide le incursioni sulla passerella che porta al centro dell’arena, dove si può toccare con mano la voglia che il pubblico ha di cantare i vecchi brani e celebrare Freddie Mercury. E proprio dalle immagini – che scorrono sul grande schermo – del leader che non c’è più, dai riferimenti nelle canzoni, e dalle piccole sfumature di uno show che si gioca spesso la carta vincente della nostalgia del passato, che arrivano le emozioni più grandi e incontenibili.
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Rodgers sparisce per lunghi tratti dalla scena, lasciando spazio ai ricordi e alle performance solitarie di May e di un Roger Taylor che ha smarrito la scioltezza dei giorni migliori, ma che mantiene intatta una potenza timbrica e un approccio vorace sui tamburi degno dell’esuberanza di un debuttante.
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Lasciamo il palazzetto romano, dopo due ore intense, con il consueto ronzio nelle orecchie dovuto all’ormai leggendaria acustica assassina, con il pensiero che corre alle riflessioni iniziali e una certezza: se questa band, al di là del nome che utilizza, è ancora in grado di farci emozionare con le note di “Bohemian Rhapsody”, esaltare con il ritmo di “Radio Ga Ga”, ed esultare con “We Are the Champions”, allora ben venga la Regina con le tette rifatte e il trucco sbiadito, e che Dio la protegga per sempre.

Brian May – chitarra, voce
Roger Taylor – batteria, percussioni, voce
Paul Rodgers – voce, chitarra, piano

Spike Edney – tastiere, cori
Jamie Moses – chitarra, cori
Danny Miranda – basso, cori
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