Radiohead – Milano, Arena Civica, 18/6/2008














Radiohead – Milano, Arena Civica, 18/6/2008

Artista:Radiohead
Luogo:Milano, Arena Civica
Data:18/6/2008
Durata:N.A.
Autore:Yuri Ferrante

Radiohead – Milano, Arena Civica, 18/6/2008

Arrivare all'Arena Civica di Milano è stata una vera impresa. Forse complice l'essere usciti al casello della città alle ore 18, insomma quando tutti escono da lavorare. Eppure la fatica fatta nell'ora e mezza impiegata per fare cinque chilometri in città e trovare un parcheggio, è stata ripagata da un grande spettacolo.

I Radiohead salgono sul palco puntualissimi alle nove meno un quarto, con la luce del sole che ancora illumina l'arena. Si inizia con Reckoner, traccia di In Rainbows, l'ultimo album su cui è incentrato gran parte del concerto. L'esecuzione è perfetta, e la si apprezza nonostante il volume davvero basso. Ma la forza della band viene fuori ugualmente, grazie anche alle mimiche di un Thom Yorke davvero ispirato.

Gli amplificatori buttano fuori la cronaca di una partita mischiata alle parole di un telegiornale; è l'intro per The National Anthem, e il basso di Colin spinge la folla verso l'urlo.

L'energia è troppa, e così i poveretti confinati nell'ultima tribuna, dove i ragazzi inglesi vengono visti come puntini all'orizzonte, decidono di ribellarsi. Incominciano a scavalcare le recinzioni, e inutilmente inseguiti dai pochi steward raggiungono il prato a braccia alzate. Ogni volta che qualcuno riesce a eludere la sorveglianza, scatta l'ovazione del resto del pubblico. La musica mette la voglia di liberarsi.

Ci sono piacevoli sorprese in scaletta; The Gloaming mostra il lato "dub" della band, proprio come la più celebre Idioteque, che fa scattare in piedi anche la maggioranza di quelli seduti sugli spalti.

Thom si siede al piano per intonare la delicata Videotape, brano di chiusura del loro ultimo lavoro, mentre un pittoresco organo viene portato sul palco per ricreare il suono giusto per eseguire l'ipnotica Everything in its right place.

Non mancano i momenti in cui dominano le chitarre, portate al massimo volume dalla filosofia politica di 2+2=5 e sopratutto dall'acclamatissima Just, uno dei pochi brani del passato della band di Oxford suonati a Milano.

Il tempo passa, è già la terza volta che i Radiohead entrano in scena, ci si rende conto che il sogno sta per finire. Eppure i "classici" del gruppo sono rimasti quasi tutti fuori fino a questo momento, ma si immagina che a chiudere il concerto sarà uno dei pezzi simbolo del quintetto inglese. Tocca alla cavalcata onirica di Paranoid Android il compito, e il pubblico impazzisce sui cambi di ritmo di questo brano, sicuramente fra i più amati.

Il concerto finisce, e dentro di me spero per un momento in qualche altra emozione. Ma come tutti i presenti so di aver assistito per una sera alla materializzazione di un sogno.