ROBERT JOHNSON, The King Of Delta Blues @ Roma

È ancora tempo di blues, ogni mattina appena sveglio puoi avere il blues, per una donna andata, per un incubo fatto o solo perche è semplicemente lunedì.
Il blues, o la musica del diavolo se preferite, non è mai morto, non si è neanche mai lontanamente arrestato, vive nelle anime di tutti. Ogni chitarrista che si rispetti prima o poi dovrà avere a che fare con il blues e le sue dodici battute.
Considerando queste premesse Alberto Castelli, supportato da Max Trani e Alessio Magliocchetti, in arte Cross Dog, ha pensato di imbarcarsi in un’avventura tanto grande da scomodare il genio assoluto del blues: Robert Johnson.
La leggendaria figura del bluesman, ancora oggi avvolta nel mistero più fitto tanto da sembrare un’operazione di copertura e disinformazione della Cia, emerge attraverso il reading di Alberto.
Partendo dai padri fondatori come Skip James e Charlie Patton il “nostro” mattatore della serata arriva a ricostruire l’ormai mitica vita del chitarrista insistendo spesso sui concetti in modo da imprimerli, a fuoco, nella mente degli astanti.
Luci basse e solo le copertine degli unici due dischi di Johnson (perche i vinili si devono tenere in luoghi sicuri, dice con un sorriso furbo Alberto) fanno da cornice a questa serata in cui Castelli narrerà dell’influenza sui Rolling Stones e Dylan, del suo presunto patto con il diavolo fatto al “crocicchio” e della sua misteriosa morte sulla quale fioccano le tesi più disparate.
Supportato da due chitarristi, con Trani anche alla voce, il reading scorre per un’ora e mezza attraverso brani come Walking Blues, Sweet Home Chicago, Come On In My Kitchen rivisti e arrangiati per due chitarre, una acustica e l’altra Dobro con cui Magliochetti intarsia note delicate prima di passare alla steel-guitar per l’ipnotica Love in Vain.
Aneddoti, (12) battute, strani collegamenti calcistici e un po’ tristezza, dalle tonalità blue, per la sua perdita in giovane età, arricchiscono il racconto di questo viaggio nel delta del blues, alle foci del sofferenza pura e della musica pop-olare, nel senso più nobile del termine.
Devo correre, il blues viene giù come grandine La luce del giorno continua a tormentarmi, c'è un segugio infernale sulle mie tracce”.
Il resto è storia.

Giuseppe Celano 
Foto: Monopoli