Stone Hand of Doom (Day 2) – Roma, Init, 17/5/2008














Stone Hand of Doom (Day 2) – Roma, Init, 17/5/2008

Artista:Stone Hand of doom
Luogo:Roma, Init
Data:17 Maggio 2008
Durata:N.A.
Autore:Giuseppe Celano

Stone Hand of Doom (Day 2) – Roma, Init, 17/5/2008

La seconda serata dello Stone Hand Of Doom prevede un cambio di location. Tutto viene spostato dal Sinister Noise all’Init, noto locale romano che da anni ospita gruppi famosi, ma anche il meglio dell’indie in circolazione in Italia. Già dal pomeriggio il locale pullula di persone e gruppi presenti la sera precedente e accomunati, oltre che dalla musica, anche da ettolitri di birra. Appena arrivo al locale incontro subito B.J. dei Doomraiser, che mi spiega meglio come sarà strutturata l’intera serata, promettendomi di lì a poco un’intervista. Nel frattempo mi addentro nei locali dove l’onnipresente Gaetano (Lo Magro, addetto stampa Init) mi dà il benvenuto. I primi di una lunga scaletta sono i Black Rainbow, vecchia conoscenza romana, che unisce un sound sabbathiano a kyussiane polveri desertiche. Avevo già avuto il piacere di incontrarli al Sinister Noise in occasione dell’esibizione dei Dead Meadow e anche in questo caso confermano la loro attitudine grezza e dirompente. La scaletta è così lunga che è veramente impossibile seguire tutti, perdo così il secondo e terzo gruppo mentre sono intento ad intervistare B.J. (Andrea), organizzatore del festival. Quando è l’ora dei Mydryasi non manco l’appello ritrovandomi di fronte ad una formazione a tre vicina ad un vero e proprio rullo compressore. Il loro modo di aggredire pubblico e strumenti non può e non deve lasciare indifferenti. Sul palco si suda ma anche giù non si è da meno. Il leader del gruppo “Convulsion” è un pazzo scatenato, dallo sguardo folle e allucinato. Si dimena quasi in modo sciamanico mentre si spella le mani sul povero quattro corde in suo possesso. Fronteggia il pubblico costringendolo ad impregnarsi di tutta quell’energia per riassorbirla di rimando, quasi ne avesse un bisogno fisiologico per tirare avanti. Il suono è granitico, tagliente come un bisturi, ma anche molto caldo. Un misto fra Fugazi, Shellac, ma con l’attitudine del trio capitanato dal folle e multicolore Les Claypool. Lo show è davvero trascinante e riserva una chicca finale con i Doomraiser sul palco per il pezzo conclusivo. Da qui in poi il festival e la qualità delle band sarà un continuo crescendo, fino ad arrivare ai mitici e mai troppo osannati Witchcraft. Se qualcuno aveva storto il naso di fronte al loro ultimo album, posso dirvi che assistere ad uno show di Magnus Pelander e soci è qualcosa di permeante e magico. I Witchcraft non sembrano appartenere a questa epoca. Qualcuno li ha risvegliati dall’ibernazione a cui erano stati sottoposti. Il loro sound è caldissimo ed esoterico. Mangus sembra un gran Maestro alle prese con le sue formule alchemiche pensate al solo scopo di irretire e ipnotizzare il pubblico. Chi non ama questo genere di musica non può capire l’effetto che il leader è capace di sortire su tutti i presenti. La sua voce sembra sia stata pressofusa unendo quella del mitico Madman e di Rocky Ericksson. La band pesca a piene mani dal passato al presente, rendendo alla grande i pezzi dell’ultimo album e superandosi, poi, nella suite “The Alchemist”. Il resto è ovazione del pubblico, mista alla mia totale adorazione di fronte ad una band capace di tirare fuori gioielli senza tempo.
Finalmente qualcosa in Italia sta cambiando, si dice spesso, ma stavolta è la verità!!