The Horrors @ Circolo degli artisti, Roma 18/11/09














The Horrors @ Circolo degli artisti, Roma 18/11/09

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The Horrors @ Circolo degli artisti, Roma 18/11/09

di Giuseppe Pugliese

Le dimensioni non contano, così come la durata. Ovviamente si tratta solo di un concerto di un gruppetto garage punk o comunque qualcosa-punk. Due anni e mezzo fa, pensai esattamente il contrario perché gli Horrors offrirono un live talmente rapido da poterlo confondere con la media europea di durata di un rapporto sessuale. Durante quel concerto i pochi pezzi, peraltro validi su disco, non restituirono sudore ed esplosività ma solo pose da Vogue e capelli fonati.

Forte dell’ascolto dell’ultimo disco “Primary Colours”, ho deciso di rivederli. Curioso soprattutto di ascoltare dal vivo i cambiamenti che la band ha apportato grazie al lavoro di produzione di Geoff Barrow dei Portishead. Il nuovo corso degli Horrors viene subito presentato già dai primi pezzi, tutti dell’ultimo disco, come “Mirror’s Image”, “Three Decades” e il primo singolo “Sea within a sea” . Le atmosfere risultano subito più rarefatte, abbondano i riverberi shoegaze alla Jesus and Mary Chain e i campionamenti synth donano delle aperture melodiche più luminose. Interessanti soprattutto alcune trame sonore tra tastiera e chitarra, strumenti che difficilmente si supportano a vicenda trovando il giusto equilibrio. La sessione ritmica è meno pesante rispetto al primo album ma la differenza più evidente è il nuovo modo di cantare di Faris Badwan. Lo stampellone dell’Essex abbandona i rigurgiti punk per sfoderare una voce baritonale. Anche il modo di stare sul palco è meno calcolato rispetto a due anni fa, anche se gli scatti rabbiosi rispettano il protocollo di comportamento per tutti i figliocci di Ian Curtis: poche parole, look minimalista in nero e linguaggio del corpo mutuato dalla Sindrome di Landau-Kleffner .

I pezzi del nuovo album scorrono fluidi sui binari impostati dal mago di Bristol. Nell’epilogo del concerto, gli Horrors ripropongono i singoli del primo lavoro, i ritmi diventano più serrati, il suono si sporca con effetti kraut come in “Sheena is a parasite” e in “ Gloves”; gli echi dei campionamenti delle sirene in “Count in Fives” ricordano addirittura i Klaxsons di “Atlantis to Interzone” proponendo una buona energia da scena nu-rave. Tutto si conclude senza smancerie in poco meno di un’ora.

Sebbene la durata della prestazione continua ad essere un comportamento da correggere dovuto alla giovane età, gli Horrors superano l’esame di riparazione e sotto l’ala protettrice del “basista” dei Portishead possono continuare a crescere e magari un giorno, chissà, potranno diventare grandi, tosti e duraturi.