Tortoise @ Circolo degli Artisti, Roma 25/11/2009














Tortoise @ Circolo degli Artisti, Roma 25/11/2009

"Tortoise


Tortoise @ Circolo degli Artisti, Roma 25/11/2009

di Ida Stamile

Una tecnica cristallina, un eclettismo musicale dalle sonorità cangianti, un crogiolo di kraut-rock, minimalismo, ambient, free-jazz, psichedelia, elettronica, progressive, post-rock custodito in un “pamphlet storiografico” che ha origine nel 1990 a Chicago, sono le caratteristiche che delineano la musica avanguardistica dei Tortoise (John McEntire, Dan Bitney, Doug McCombs, Jeff Parker, John Herndon). La loro arte fatta di suoni creativi, ponte sonoro lungo 11 album che collega gli anni Novanta agli anni Zero, è approdata, lo scorso 25 novembre, al Circolo degli Artisti.

Alle 21:45 il palco si è animato di una presenza scenica sobria e silenziosa e dall'apparato strumentale (due batterie, un vibrafono, un harpsichord, sintetizzatori, bassi, chitarre e amplificatori) il sound è sgorgato trasparente e naturale. Sin dalle prime battute, ogni nota è fluita impeccabilmente senza mai scontrarsi, senza mai dare segni di disarmonia acustica, se non per il “tradimento” dell'amplificatore di Parker durante l'esecuzione di Prepare Your Coffin.

L'ineccepibile dispositivo musicale dei Tortoise ha sfoderato molti brani dell'ultimo Beacons of Ancestorship: gli stacchi di batteria di Gigantes, la scabra Yinxianghechengqi, Charteroak Foundation e la synth-etica High Class Slim Came Floatin' In. Non sono mancati pezzi del repertorio storico. Da TNT la band ha ripescato l'ambient-ipnotica Swing From The Gutters resa più briosa dell'originale, I Set My Face To The Hillside, The Suspension Bridge at Iguazu Falls scandita dal delicato suono del vibrafono e In Sarah, Mencken, Christ and Beethoven There Were Women and Men. Altri brani in scaletta: la risolutezza esecutiva della post-sognante Crest (da It's All Around You), l'incontro/scontro di batterie della corrosiva Seneca e Benway (entrambe da Standards).

Un live cerebrale e curato nei suoi tecnicismi; un gioco di batterie e strumenti, volumi e suoni, fatto più di ascolto che di sguardo. Un concerto dal sound intrigante che non raggiunge gli occhi ma che sapientemente colpisce gli organi uditivi.