Ufommammut – Roma, Init, 30/04/2008














Ufommammut – Roma, Init, 30/04/2008

Artista:Ufommammut
Luogo:Roma, Init
Data:30/04/2008
Durata:N.A.
Autore:Giuseppe Celano

Ufommammut – Roma, Init, 30/04/2008

Dopo aver percorso 600 km per vedere questo mini-tour degli Ufommamut, accompagnati per l’occasione dai Lento, arrivo alla riapertura dell’Init puntualissimo per l’intervista, che per problemi tecnici slitta di quasi due ore.
Sono così distrutto dal viaggio e dall’attesa prima dell’esibizione, che ricorro ad un caffé doppio. Intanto assisto al sound-check che crea non pochi problemi al fonico.
Alla fine riesco a fare l’intervista con entrambi i gruppi. Quando sono le 23.30, i Lento iniziano il loro live set.
Chi conosce il gruppo sa che siamo di fronte a professionisti che sanno il fatto loro. La band non delude le aspettative e il loro suono, composto da ben tre chitarre in avanti, investe il pubblico con un armonico flusso altalenante, impreziosito da alcuni abbellimenti intarsiati da una delle tre asce.
Riesco a percepire tutto ciò solo in lontananza, in quanto il loro lavoro è palesemente vanificato da ciò che esce dall’impianto: un suono confuso, non intelligibile.
Una delle casse tende spesso tende a scoppiettare ad ogni colpo del batterista, come se stesse quasi per esplodere.
La batteria, dietro la quale siede l’ottimo Federico Colella, è totalmente persa in questo marasma di suoni, emergendo solo con i piatti e il rullante.
Tutti i tentativi del gruppo di dare al pubblico quella sensazione di impasto sonoro, reso possibile dall’indipendenza delle tre chitarre, è perso per sempre in quella bolgia di suoni disarticolati, che si sommandosi a distorsioni e saturazione, non fanno altro che peggiorare la situazione.
Il gruppo si esibisce per meno della durata prevista, vuoi per problemi tecnici o semplicemente per l’ora tarda. Subito dopo e senza tanti tentennamenti Vito, Poia e Urlo salgono sul palco quasi in sordina, mentre la gente continua a passeggiare tranquillamente nel locale.
La musica cambia subito, eccome!!
L’impianto smette magicamente di fare bizze, e il suono che ne proviene è celestiale per gli amanti del genere: tre ragazzi e un sound mastodontico.
La distorsione secca e tagliente della piccola Fender, modificata ad arte, sembra incidere chirurgicamente la pelle del pubblico.
Urlo si dimena fra basso e vari rumors, mentre dal suo microfono, quasi sempre sottotono e all’inizio spento, fuoriescono solo della urla, passatemi il gioco di parole, extraterrestri. La sezione ritmica fa il suo “sporco” lavoro, rendendo reiterativo e pesantissimo il suono del trio. Immaginate di unire il sound nero e disperato dei Neurosis alla cattiveria dei riff rallentati dei Black Sabbath, il tutto lasciato a macerare per mesi in acidi corrosivi sostenuti da potenti overdrive e avrete una vaga idea di cosa sono capaci di esprime dal vivo.
I brani presi sia dal passato che dal bellissimo “Idolum”, non possono che infiammare i presenti rendendo giustizia a questo tipo di musica, spesso accusata d’incapacità d’aperture verso altri generi.
Grandi ragazzi!!
Ufommammut: il suono di un presenza enorme, ma invisibile, che si muove in mezzo ad un deserto senza confini, che arde, ma non brucia.