Wacken Open Air 2010 @ Wacken 5-7 Agosto 2010

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Artista:Vari
Luogo:Wacken
Data:5-7 Agosto 2010
Durata:3 giorni
Autore:Veronica Orfalian & Andrea Gubernale

Wacken Open Air 2010

Come ogni anno da ben ventun anni a questa parte, la nordica cittadina tedesca di Wacken, isolata frazione della periferia di Amburgo, ha ospitato il più grande festival di musica rock e metal del mondo intero. Stiamo parlando ovviamente del Wacken Open Air, straordinaria invenzione di due veri fanatici del metal che nel lontano 1990 decisero di movimentare la tranquilla vita della cittadina dando origine alla più grande full immersion di heavy metal dell’universo.
Per tre giorni all’anno infatti la sconfinata pianura intorno a Wacken generalmente destinata al pascolo, accoglie una folla numerosa di metalheads ovvero fanatici della musica heavy. È in questo breve periodo che, la popolazione autoctona si mescola di buon grado alla moltitudine di appassionati che da ogni parte del mondo converge nella città tedesca per ascoltare della buona musica. Ma la passione musicale non costituisce l’unica motivazione che porta questa gente nella cittadina a nord di Amburgo. Nella vasta area campeggio del Wacken Open Air si possono infatti notare intere famiglie composte da anziani e bambini al di sotto dei 12 mesi di vita intenti a godere della gioiosa atmosfera del festival.
Carsten Heb un wackener che come tanti campeggiava quest’anno a Wacken proprio accanto al nostro camper ci viene incontro il giorno stesso del nostro arrivo offrendoci della birra fresca. Con volto sorridente ci spiega chiaramente che lui e la musica metal non hanno nulla in comune: “Most of this music, isn’t music for me! Too much noise..!!”.
Carsten viene comunque ogni anno al Wacken Open Air per l’atmosfera che si respira e per la gente che si può incontrare e precisa con espressione soddisfatta: “I come here every year, because of this great atmosphere, I love meeting always new people!”.
Come Carsten anche Krishan, suo compagno di viaggio, non era venuto per la musica, ma per altre ragioni che ci furono chiarite in un secondo momento. Più volte infatti, lo abbiamo scoperto a fare la fila per assistere agli spettacoli di lotta femminile nel fango o per salire sul pub dello Jagermeister. Questo pub è collegato ad una gru che trasporta in alto i suoi clienti, diventando un suggestivo skyline dal quale si riesce interamente a dominare la vista di tutto il festival, dall'area concerti all’area campeggio.
Rispetto agli esordi ancora sperimentali, oggi il Wacken Open Air si è progressivamente ingrandito accogliendo nuove e diverse attività tra cui un circo adibito agli spettacoli di lotta nel fango; un’area chiamata Wackinger Village destinata alla fedele riproduzione di un antico villaggio medievale con tanto di pittoreschi personaggi mascherati da cavalieri e dame di corte. Fondamentale da notare è anche l’assetto della moderna zona concerti dotata di ben quattro palchi e di stand mangerecci di ogni genere, in grado di accontentare i palati più diversi. Nella pausa tra un live ed un altro infatti, si possono gustare i formidabili Wacken Nacken (braciole di maiale cotte alla brace e servite in un panino assieme ad un soffritto di tenera cipolla calda e fumante); succulenti hamburger di autentica carne tedesca, ma anche cibi orientali come i Felafel e le fritture di pesce. Non mancano nemmeno i dolci ad elevato contenuto calorico come i Donuts che i nostri ghiotti compagni di viaggio non si sono lasciati sfuggire. Per i malati dello shopping ricordiamo invece l’estrema varietà del metal market diviso in una sezione esterna dedicata all’abbigliamento dark, gotic e rock e al merchandise di vario genere; e una interna dedicata ai cd e vinili musicali e alle rarità. In questo piccolo mercato dei dischi solitamente i veri appassionati di musica sono in grado di scovare alcune vere pietre miliari della musica heavy metal!
Quest’anno, tra le altre novità da noi individuate, anche lo stand ufficiale della Nuclear Blast vendeva a prezzi convenienti molti articoli del merchandise ufficiale e molti dischi. A conclusione di quanto detto finora il Wacken Open Air rappresenta un evento dalle molteplici sfaccettature, in grado di accontentare le diverse aspettative e richieste dei suoi avventori dai più tranquilli, agli appassionati e fanatici della musica hard and heavy.
Partiti per la terza volta a Wacken ci siamo accorti di come questa esperienza ci abbia rivelato nuove forme di divertimento precedentemente non sperimentate, ma noi, inguaribili appassionati di musica, ci siamo concentrati principalmente su di essa e, gravitando nell’area concerti, abbiamo avuto modo di assistere alle performances di gran parte dei gruppi previsti dal running order del Wacken Open Air 2010.

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1° giorno
Il programma del primo giorno offre una leggendaria tripletta che ben pochi organizzatori oserebbero concepire: Alice Cooper, Motley Crue e Iron Maiden!
Senza alcun dubbio è Alice Cooper il più indicato ad infiammare gli animi, poiché pochi artisti al mondo sanno entusiasmare migliaia di metalheads come Mr.Schock Rock!
Alice Cooper, al secolo Vincent Damon Furnel, prosegue la sua fortunata tradizione di live performer presentando al pubblico alcune tra le sue perle più pregiate, smistate in 30 anni di onoratissima carriera, quali Poison, School’s out, I’m 18, Billion dollar babies, No more mr. Nice Guy, rappresentandole on stage con raro gusto teatrale.
Ogni brano eseguito dal cantante viene infatti accompagnato da una diversa serie di trucchi ed effetti speciali tra cui i più famosi, divenuti oramai immancabili all’interno dei suoi show, lo vedono morire sulla scena. Alcuni attori in costume assistono il performer tra cui l’immancabile infermiera (che sia sempre sua figlia Calico Cooper?), che sulle note di Poison finge di avvelenare il padre con un'iniezione di “mortale” siero verde. Generalmente è questo il momento in cui il pubblico, complice dell'ironica performance di Alice Cooper, invoca a gran voce la testa del cantante. Esecuzione questa, cui peraltro i migliaia di Wackener di quest'anno non hanno voluto rinunciare (l’esecuzione con la ghigliottina è da sempre un marchio di fabbrica dei live del cantante statunitense). Lo show prosegue sempre in bilico tra horror e commedia fino al suo esaurirsi nel mare di applausi dedicati ad un artista che, a 60 anni suonati, si dimostra ancora in perfetta forma, ben lontano dal ritiro dalle grandi scene.
A seguire l’ironica performance del mitico Cooper è stata quella Glam Rock dei Mötley Crue. L’esibizione, contrariamente a quanto ci aspettavamo dati i giudizi dei più recenti live report della compagine statunitense, è stata a dir poco entusiasmante. Uno scenario cittadino raffigurante alti grattacieli ha fatto da cornice allo show del gruppo che ha deliziato il suo pubblico, prevalentemente composto da maggiorate e uomini vestiti in pelle, con una scaletta di tutto rispetto. La band ha infatti scelto di suonare molti dei suoi più grandi successi tra cui elenchiamo Girls Girls Girls, Dr.Feelgood, Shout at the devil, Kickstart my heart e Wild Side. Non sono mancati tuttavia alcuni brani degli ultimi album come Saints of Los Angeles in grado di entusiasmare il pubblico alla stregua dei brani più classici.
Il gruppo non sembra perciò aver perso del tutto il suo smalto anche se, l’inesorabile trascorrere del tempo unitamente all'abuso di stravizi, hanno lasciato segni indelebili su alcuni di loro. I noti problemi di salute hanno infatti penalizzato l'attiva partecipazione al live di Mick Mars; e un arrugginito Vince Neil è salito sul palco con il brano di apertura Kickstart my heart, lasciandolo cantare in gran parte al pubblico. Intramontabile invece l’esibizione del leader della band Nikki Sixx ancora in ottima forma musicale e fisica, e quella del tatuato Tommy Lee che come il buon vino , invecchiando migliora. Uno show nel complesso capace di superare le nostre aspettative che sin dall’inizio si erano dimostrate piuttosto scettiche.
Non si erano ancora del tutto dissolte le fiamme divampanti dal palco dei Mötlley Crue e l’atmosfera glitterante del loro concerto che proprio alla nostra destra, sul True Metal Stage, si ergeva uno scenario fantascientifico con tanto di astronavi e pianeti poste sullo sfondo di uno scuro cielo stellato. Era questa la scenografia ispirata all’ultimo lavoro discografico degli storici Iron Maiden intitolato The final frontier. La performance del gruppo inglese come un po’ tutte le performances della band, è stata a dir poco all’altezza della sua fama. Sin dallo storico brano di apertura, The Wicker Man era intuibile infatti la portata dell’evento cui avremmo assistito. Bruce Dickinson in forma come sempre ha trascinato la folla del Wacken Open Air con il suo solito ardore sintomo di un collaudato mestiere e savoir faire che molti frontman gli invidiano. La scaletta del live ha presentato alcuni brani tratti dal nuovo album sopra citato tra cui El dorado e la title track The final frontier e successivamente brani degli album recenti come A matters of life and death, Brave new world e Dance of death.
Non è mancato il momento lirico all’interno del concerto con l’esecuzione del brano Blood brothers che il britannico Dickinson ha voluto dedicare all’amico Ronnie James Dio, recentemente scomparso. Se, come abbiamo avuto modo di notare, la prima metà del concerto è stata per lo più dedicata all’esecuzione di pezzi più recenti come Ghost of navigator, Wildest dream, Brave new world e Dance of death, nella seconda metà sono stati i classici a dominare la scena. Intramontabili brani come Iron Maiden, Wrat Child, Fear of the dark, Hollowed by the name hanno portato a conclusione una performance a dir poco spettacolare che ha avuto il merito di chiudere in pompa magna la prima giornata del W:O:A 2010, quest’anno festival delle “grandi marche” musicali.

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2° giorno
La sveglia del secondo giorno squilla decisa alle ore 11:00 con Invocation dei Dew-Scented. Confesso di aver nutrito grande curiosità per questa band che raramente si riesce ad incontrare sui palchi italiani, e che si è presentata a Wacken con una nuova line-up. Curiosità la mia, che si è tramutata in compiacenza quando il combo tedesco ha deciso di onorare il ruolo di opener band di questo secondo giorno, sfoderando per 40 minuti di fila un trash-death metal duro e compatto accompagnato dalla voce del leader Leif Jensen, rozza e dirompente al punto giusto.
Probabilmente l’affiatamento on stage nei confronti dei tre nuovi elementi ha ancora bisogno di tempo per maturare, ma l’intento di smuovere i primi head bangers della giornata è stato raggiunto, e con la promozione dei Dew-Scented la nostra attenzione è tutta calamitata verso il True metal stage dove stanno per fare il loro ingresso gli Amorphis, veri e propri mattatori di questa mattinata.
Ad aprire la performance del gruppo finnico è stata la bellissima Silver Bride seguita dall’energica Sky is mine entrambi i brani tratti dall’ultimo album Skyforger. La scelta dei brani operata dalla band mostra tutta la volontà di smuovere la folla dal torpore mattutino coinvolgendolo in un’atmosfera viva e rigenerante. Si balla e si canta assieme al sorridente e carismatico Tomi Joutsen, a suo agio sia con il cantato growl che con il clean vocals, al ritmo di brani come I of in a crimson blood, e la splendida House of sleep. Una scaletta di tutto rispetto che registra a pieno titolo la band nell’albo dei maggiori performers di questo Wacken Open Air e che speriamo in un futuro poter vedere suonare anche in ore più affollate e meno mattutine!
Salutiamo il gruppo finlandese e ci dirigiamo sotto il palco che ospiterà la performance che potremmo definire più d’élite di questo Wacken Open Air, ci riferiamo ovviamente agli israeliani Orphaned Land. La compagine mediorientale si presenta con una line up ridotta, privati cioè la cantante Shlomit Levi, a nostro avviso assenza di rilievo in questa performance. Tuttavia la band osservata dalla prima fila riesce davvero a dare spettacolo. Il cantante Kobi Fahri, personalità di spicco di questo live, entra in scena a piedi scalzi, indossando un'emblematica tunica bianca come a voler richiamare un'immagine sacra, probabile tentativo di apertura ad un dialogo pacifico tra le religioni. Una tematica fondamentale quella della pace, sulla quale questo gruppo ha più volte posto l'accento e che affonda le sue radici proprio sulla terra d'origine di questi giovani musicisti,  quotidianamente afflitta dalla guerra.
Ad ogni modo il riferimento a Gesù viene in un certo senso confermato, anche se per negazione, dallo stesso cantante quando durante lo show afferma: “By the way, I’m not Jesus Christ”, generando il sorriso di chi, sin dall’inizio del live, aveva pensato proprio a quello.
La band sul palco si diverte suonando e cantando assieme ai fan alcuni brani tratti dal loro nuovo album The never ending way of orwarrior tra cui citiamo l’esplosiva Sapari e From broken vessels assieme a molte delle canzoni tratte dal bellissimo album precedente Mabool. Da quest'ultimo la band ha eseguito alcuni tra i migliori brani come The birth of the three, Ocean Land, The Kiss of Babylon.
Con lieve disappunto abbiamo percepito la mancanza sul palco di alcuni strumenti tradizionali divenuti simbolo della musica di questa band come il saz, buzuku o l'oud. Probabilmente vittima della forzata alternanza con altri gruppi prevista dalla ricca scaletta del festival, questi suoni folkloristici sono stati infatti registrati dalla band che ha rinunciato in tal modo ad un adeguato apparato orchestrale quantomai indispensabile per il genere cui appartiene.
Tuttavia la loro indiscutibile abilità tecnica, le registrazioni dei cori nelle diverse lingue e degli etnici segmenti strumentali rimediano all’occasione. La chiusura è affidata come di consuetudine a Norra el Norra, in grado di trascinare tutto il pubblico in un jump guidato dalla chitarra ritmica di Yossi Saharon.
Possiamo concludere questa parentesi etnica affermando in tutta serenità la nostra piena soddisfazione per aver partecipato alla performance di un gruppo che amiamo particolarmente e che dal vivo ha dimostrato di saper coinvolgere un pubblico come quello del W:O:A generalmente avvezzo a sonorità più heavy e meno abituato a gruppi di nicchia. Indizio questo che potrebbe in un futuro spingere gli organizzatori del festival a collocare questo gruppo in orari diversi da quelli mattutini? Noi di sicuro ce lo auguriamo!
Nel pomeriggio ahimè manchiamo l’appuntamento con i Kamelot (causa di forza maggiore, ancora non abbiamo il potere dell’ubiquità!) ma siamo in perfetto orario per goderci l’ingresso trionfante di una certa Angela Glossow cantante del gruppo capitanato dai fratelli Ammott che risponde al nome di Arch Enemy. Si tratta di uno show che rievoca gli stilemi del perfetto swedish speed melodic metal, scuola in cui Michael Ammott è sempre stato uno studente modello e che oggi ci ripropone, arricchito del suo personalissimo bagaglio melodico sviluppato nel tempo. Il sound che esce dagli amplificatori è curato e potente e non dimentica quella punta di industrial moderno (vedi My apocalypse ) che ormai aleggia perentorio negli ultimi lavori pubblicati dalla band. Ma nonostante i dovuti elogi al “guitar hero” è la sua bionda compagna a fregiarsi del titolo di “best player”: sarà forse l’aria di casa ma Angela è una vera furia, grintosa e carismatica, che incita e carica il pubblico piegando tutto il Wacken Open Air ai suoi piedi! Il suo growl non trova mai un minimo di esitazione o cedimento e le sue scorribande sul palco arruolano tutti incondizionatamente alla causa Arch Enemy. Rapiti da questo show, ci accorgiamo con sorpresa che We will rise (dedicata ai fans) e la splendida Nemesis scandiscono la prematura conclusione di un live perfetto, macchiato solamente dalla risicata ora di tempo concessa nella scaletta al quintetto svedese. Applaudendo una delle migliori band in assoluto di questo W:O:A, mi incammino velocemente verso il Wackinger Village dove mi attendono gli Equilibrium. A questo punto siamo costretti ad aprire un piccolo e nefasto capitolo sul Medieval Stage, palco inserito quest’anno all'interno della già menzionata area medievale per probabili esigenze folkloristiche. Troppo piccolo per ospitare gruppi del calibro degli Equilibrium o della portata dei Tyr (3° giorno) e decisamente troppo basso tanto da perdersi il contatto visivo con la band fin dalla sesta fila, questo palco ha penalizzato enormemente entrambe le performances dei gruppi sopra citati. Una scelta questa dell'organizzazione tanto infelice quanto pericolosa. Solo l’intervento sul palco dalla security durante il live degli Equilibrium ha evitato che le prime file di fans venissero letteralmente calpestate da un pericolosissimo “effetto imbuto” provocato dalla spinta di centinaia di metal heads che premevano sulla folla da dietro e dai fianchi. Soffermandoci al lato prettamente musicale i pagani Equilibrium, tanto amati in madrepatria, hanno dato vita ad un live accorato ed entusiasmante, trascinando e fomentando il pubblico sia con pezzi strumentali, (l’intro è stato affidata ad un segmento della bellissima Mana) sia con ballate vichinghe, che con cavalcate teutoniche (come non eseguire la splendida Wingthors hammer?). Da notare la buona prova del nuovo erculeo singer Robert ‘Robse’ Dahn, ormai entrato in pianta stabile nel gruppo in sostituzione di Helge Stang.
Concludiamo la giornata con sua maestà l’imperatore Vegard Sverre Tveltan in arte Ihsanh, questa volta qui a Wacken in veste di filosofo del male con il suo articolato e complesso progetto solista. Si presenta con tanto di occhiali da vista in pizzo al naso, capelli corti gelatinati all’indietro e soprattutto con una band davvero eclettica. A guardarli i singoli musicisti non sembrano avere molto in comune, e probabilmente è un osservazione abbastanza corretta data la varietà della proposta musicale difficilmente classificabile. Sta di fatto che ogni traccia presa dai 3 album solitsti di Ihsahn viene ben eseguita dalla band e il piano malefico e cervellotico del compositore norvegese inizia a prender forma. Lo scream è il medesimo degli Emperor, ma desta grande sorpresa la perizia del clean vocals quando Ihsahn si lancia in deliri intellettuali e si abbandona ad una musica tutta mistica e psicologica. Gli arrangiamenti di chitarra ricordano molto quelli degli Emperor, ma i sipari di tastiera e le ritmiche sperimentali di basso e batteria ben si compongono nello schema generale del live di un musicista che riesce a trasformare un palco gremito di fans nella sua sala prove di casa. Un ottimo finale per una giornata esaltante, come qualsiasi giornata che il W:O:A ci offre ogni anno.

"orphaned_land" "amorphis"

3° giorno
Il nostro terzo giorno si apre con un’altra leggenda del Glam, gli americani W.A.S.P. Sebbene leggermente appesantito e rauco, Blackie Lawless resta sempre lo spirito indomabile e selvaggio di un tempo, accompagnato dalle immancabili ruote dentate pronte a spezzare le catene di qualsiasi inclinazione perbenista. The idol ci riporta ai  tempi di “The crimson idol”,per poi continuare con L.O.V.E. Machine e Animal, costruendo un live robusto, basato ormai prevalentemente sulla musica piuttosto che sullo shock degli anni '80-'90. Per tutta risposta il pubblico del Wacken sostiene la band fino agli inni finali tra cui l’immancabile I wanna be somebody.
Alle ore 20:00 siamo di nuovo sotto lo sfortunato Medieval Stage per l’esibizione dei Tyr. Come per gli Equilibrium, anche questa band soffre delle dimensioni ridotte del palco. Davvero non ci spieghiamo come l'organizzazione del festival abbia scelto di ospitare su di un palco così angusto la performance di un gruppo che nemmeno tre anni prima aveva riempito interamente il ben più ampio Wet Stage in qualità di opener del primo giorno di festival!
Polemiche a parte, la scaletta proposta dai Tyr quest'anno si è prevalentemente incentrata sul nuovo album By the light of the northern star.  Grande spazio ha avuto inoltre quella speciale vena poetica/folk, che da sempre caratterizza il gruppo, attraverso l'esecuzione di numerose ballate e canti tradizionali della cultura scandinava. Tra i brani eseguiti ricordiamo a tal proposito Northen gate, Trondur i gotu, Turio torkllsdottir, Hail to hammer, By the sword of my hand, ma pochi sono i brani tratti dai lavori iniziali, su tutti lo splendido Ragnarok. Nonostante la tracklist piuttosto fiacca, non poteva mancare all'appello di questo live anche la cavalcata guerriera Hold the heathen hammer high che Heri Joensen ha come sempre eseguito in maniera impeccabile dietro al microfono, ben supportato da Skibenæs e Thomsen nei cori. Nel complesso, un’altra bella prova per un gruppo che ormai costituisce un punto di riferimento per il panorama viking metal. Rimbalzando come palline impazzite siamo stati nuovamente richiamati dal Black Metal Stage sul quale una coltre di nordico inverno glaciale stava espandendo i suoi fumi sulla folla in trepidante attesa. Erano questi i raggi blu elettrico della scena degli Immortal di Abbath che tagliavano i nostri sguardi come gelide lame. E’ con All shall fall che si presentano i norvegesi, gettando nel delirio l'intero pubblico presente. La scaletta continua con Sons of northern darkness, Hordes of war, Norden on fire, Damned in black, One by one. Abbath, che sfortunatamente questa volta non gode di una chitarra perfettamente arrangiata, domina indiscusso la scena durante tutto il concerto, proprio come se Wacken fosse il suo Blashyrkh, mentre il fido Apollyon non si dà pace passeggiando imperioso sul palco con il suo basso. Un live forse di minor impatto rispetto al precedente avvenuto nel 2007, anno di reunion della band, ma comunque sempre di prim'ordine. Con il trionfo del black metal ancora nelle orecchie e le anime affrante per l'acustica non proprio perfetta, cambiamo palco e veniamo letteralmente investiti da una nuova battaglia, questa volta fatta di lance, scudi e spade, poiché squillano schiette le trombe e i cori ellenici di Aealo! Gli epici blackster Rotting Crhist alzano in alto il loro vessillo e all’improvviso un sound potente travolge chiunque si pone innanzi la loro marcia. Aealo viene presentato quasi interamente con forza e orgoglio, con Sakis Tolis che incita a gran voce il pubblico come un generale dell’antica Sparta. Come per gli Orphaned Land, le orchestrazioni registrate sono all’altezza dell’occasione e abbastanza evocative da avvolgere lo stage di sensazioni di paura, sconforto e coraggio proprie dei guerrieri in battaglia. Peccato che la band abbia a disposizione solo 35 minuti, dopo di che deve lasciare libero il palco tra gli applausi soddisfatti dei presenti. Concludiamo il nostro terzo ed ultimo giorno al W:O:A con un gruppo che recentemente ha confermato tutto il suo valore con un’altra ottima release stiamo parlando dei Fear Factory. La band di Los Angeles è stata semplicemente perfetta, impeccabile nell’esecuzione di tutti i brani. Ci siamo sinceramente meravigliati nel constatare come nessun dettaglio del live fosse stato trascurato, sopratutto ciò che comportava la fedele riproduzione suoni campionati e sintetizzati, altamente nitidi. Dopo di che non rimane altro che rimarcare di nuovo l’estrema bravura dei singoli componenti del gruppo tra cui Dino Cazares alle corde (ben 8 ormai!), autentico fautore di una ritmica tanto violenta quanto pazzesca, capace di amalgamare la rabbia trash con la fredda tecnologia industrial, un vero schiaffo in faccia a tutti i guitar hero neoclassici! Tuttavia l'entusiasmante muro sonoro alzato dai Fear Factory non è solo opera di Cazares, poiché dal 2009 dietro le pelli troviamo colui che a buon diritto è stato rinominato “The Atomic Clock”, un certo Gene Hoglan considerato da tutta la critica del settore come uno dei migliori batteristi in assoluto, e soprattutto ritroviamo la buona vena canora di Burton Bell bravissimo sia nel growl che nel clean vocals. La tracklist di tutto rispetto anch'essa, vede i primi quattro brani di Demanufacture e le nuove tracce di Mechanaize  inseriti in uno show che conclude questo festival nel modo migliore. Il gruppo, conclusi i ringraziamenti, abbandona la scena. Le luci sul palco scintillano veloci in un contrappunto festoso che accecava i nostri occhi, il teschio infuocato simbolo del festival divampa improvvisamente riscaldando i nostri visi ancora estasiati, mentre alla nostra destra i Saxon chiudevano definitivamente un festival come questo del 2010, che difficilmente potremo dimenticare. Noi  nel frattempo camminavamo lentamente verso il camper lasciandoci alle spalle questa bella emozione, pronti a tornare a casa e a condividerla con voi.

Veronica Orfalian
Andrea Gubernale