Wilco @ Teatro della Pergola, Firenze 13/11/09














Wilco @ Teatro della Pergola Firenze 13/11/09

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Wilco @ Teatro della Pergola, Firenze 13/11/09

di Patrizio Schina

Non so in che modo alcuni anni fa m'innamorai di una band misconosciuta chiamata Uncle Tupelo.
Non era ancora l'era del download scellerato, si comprava poco su internet e Disfunzioni Musicali (ora chiuso) aveva un archivio enorme solo in teoria….
Faticai non poco per reperire i pochi dischi editi da quei ragazzi dell'Illinois, ma alla fine ci misi le mani sopra sicuro che per me sarebbero stati una rivelazione. Fu così e col tempo cominciai a seguire le carriere parallele dei due frontman separatisi nel 1994. Al tempo preferivo Jay Farrar che con i suoi Son Volt aveva continuato in maniera coerente e classica il discorso degli Uncle Tupelo, Jeff Tweedy non riuscivo a metterlo a fuoco, aveva scritto canzoni magnifiche negli Uncle mentre con i nuovi Wilco (in realtà erano i sopravvissuti dei Tupelo) era troppo schizofrenico e sfuggente.
Poi abbandonai entrambe, i Son Volt perchè erano diventati pedanti nel loro altcountry ad oltranza, mentre gli Wilco avevano addirittura imboccato la strada dell'elettronica con un album come Yankee Hotel Foxtrot (2002) esaltato dalla critica ma troppo ostico per i miei gusti di allora (almeno credevo). Rincontrai Jeff Tweedy ed i suoi Wilco nel 2007 dopo aver ascoltato un pezzo come "Impossible Germany" innamorandomi di quel mezzo capolavoro che è Sky blue Sky.

L'ultimo album uscito nell'estate del 2009 non ha tradito le mie attese e quelle di un pubblico ormai sempre più numeroso che ha reso soldout in pochissimo tempo entrambe le date di Milano e Firenze.
Jeff Tweedy, innamoratosi dell'antichissimo Teatro della Pergola in una visita turistica, ha voluto a tutti i costi suonare in questa insolita location (il primo concerto rock nella storia del teatro) e la scelta si è rivelata azzeccata sia dal punto scenico che acustico.

Dopo questo lungo preambolo credo di non dover specificare con quanta aspettativa sedevo alle 21 e qualcosa di quel 13 Novembre nella piccionaia del Teatro della Pergola. Senza troppi convenevoli la band entra in scena e Tweedy attacca con un pezzo poco conosciuto, "Sunken Treasure" da Being There, l'acustica è perfetta e tutto sembra come me l'aspettavo: set prevalentemente acustico dove Tweedy comanda la scena ed il gruppo l'accompagna con discrezione.

Ed invece un concerto che mi aspettavo piacevole e rilassante si è rivelato alla fine un pasto indigesto, non per la qualità ma per la quantità che sinceramente non mi aspettavo assolutamente.
Solo ora che, col tempo e la conoscenza approfondita della loro discografia, ho saputo metabolizzare quelle due ore e passa di musica posso dire che gli Wilco in questo momento di grazia sono mille band in una: sono i Beatles, i Crazy Horse di Neil Young ma anche i Radiohead del dopo Kid A. Soprattutto gli Wilco sono una band e lo stesso Tweedy sul palco divide la scena coi due assi Glenn Kotche e Nels Cline quanto con tutto il resto della band e proprio in base a questo principo la scaletta si è basata su pezzi più corali (ben 7 da Ghost is Born, 5 da Hotel Foxtrot e Summerteeth, 4 da Sky Blue Sky, e solo 3 da The Album) sacrificando pezzi più intimi come "You and I", "Solitaire" e "On and on and on". Sebbene Tweedy e soci si siano concessi poco in chiacchiere, il pubblico, molto competente e coinvolto, ha mostrato di gradire la sostanza e anche l'egocentrismo di una band spesso ripiegata su stessa in lunghe code strumentali rumorose e obiettivamente inutili.

Scivolato via senza troppa enfasi un pezzo come "Jesus etc", dove Tweedy senza troppa convinzione ha cercato l'aiuto del pubblico, il centro del concerto l'hanno fatto brani come "Bull Black Nova", "One wing", "Company in my back", "Handshake drugs", "Theologians" e "I'm try to break your heart" sorprendentemente fedeli alla versione in studio. Menzione particolare spetta invece ad "Impossible Germany" dove Nels Cline ha letteralamnete infranto le pareti del teatro con l'assolo finale.

Un concerto non facile e difficilmente raccontabile che si può riassumere nell'estraniante ed allo stesso tempo emozionante esecuzione di "Via Chicago". Tre brani in uno: il folk di Tweedy, il furore punk di Cline e l'improvvisazione di Kotche, ascoltatelo su youtube e capirete di cosa sono capaci questi ex ragazzi venuti dal (alt)country.