Woodkid @ Auditorium Parco Della Musica, Roma 11/04/2013

Yoann Lemoine, in arte Woodkid, è una personalità dalle mille sembianze: regista, graphic designer e manipolatore sonoro dal timbro vocale singolare e denso. The Golden Age, il suo debut album (anticipato dall'Ep Iron), è uno zibaldone elegante e sofisticato di suoni nei quali permeano visioni a metà strada tra intimismo introspettivo e battiti ritmici incalzanti, epiche battaglie e lotte oniriche.

A essere proposte e scardinate sul palco della Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco Della Musica sono proprio queste sonorità dal sapore filmico che fondono in maniera quasi cinematica stili e influenze differenti sulla base di sfumature elettroniche minimali, profondità vocale e attimi orchestrali.

Tra paesaggi di luce come ragnatele trasparenti, coni bianchi, immagini chimeriche sullo schermo, allucinazioni visive in bianco e nero, esplosioni di trombe, piano, percussioni simmetriche su marce ritmiche dal valore epico, astrattismi sintetici e archi campionati, Woodkid si muove e canta con profonda enfasi e intensità come un soldato in cerca della sua illusione.

I brani designati durante il live acquistano inoltre colori mutati e ritmiche molto più d'impatto rispetto alle tracce registrate in studio, assumendo quasi ulteriori sembianze cariche di nuovi significati.

L'intera setlist anima così mondi altri e itinerari fantastici a partire da Baltimore's Fireflies, Falling, Where I Live, The Shore inseguendo poi i “fantasmi” di Ghost Lights, The Golden Age, I Love You e Brooklin, contenuta nell'ep Iron, e cavalcando le ombre sonore di Boat Song, Shadows, Stabat Mater, Conquest of Spaces, Iron e The Great Escape. Il bis è infine affidato alla rivoluzione di suoni di Run Boy Run che conduce, quasi come un mantra catartico, buona parte del pubblico a danzare sotto al palco.

Ricerca e pulizia del suono si fondono al viaggio musicale condotto da Woodkid all'interno del suo stesso mondo fatto di fotogrammi intimi e personali, maestosi e delicati, bellici e pacifici. Un live come una pellicola cinematografica fatta di note e poliestere, un concerto come un'avvincente colonna sonora moderna.