Arcturus – La Masquerade Infernale

Arcturus – La Masquerade Infernale

E’ notizia di questi ultimi tempi: “Sverd” Johnsen, Axel Van Blomberg, Simen Haestnes e Tore Moren hanno dichiarato ufficialmente sciolti gli Arcturus. Una delle band più geniali, folli e imprevedibili dell’interno universo metal chiude i battenti ufficialmente dopo 16 anni di travagliata esistenza. Nati agli albori del black metal e quasi subito relegati al ruolo di side projects, gli Arcturus assunsero quasi da subito il titolo di cult band della scena estreme, sfoggiando sin dalle prime note una sensibilità musicale letteralmente fuori dal comune. La genialità, la sregolatezza delle composizioni, l’irregolarità nei parametri, l’inusualità delle scelte: le caratteristiche peculiari. Eppure tutto fila benissimo; ma soprattutto si rivela accattivante, enigmatico e terribilmente convincente.
Un paio di demo per rodare la schizofrenia, un primo album per affinarla ed ecco “La Masquerade Infernale”, il picco più alto della loro discografia. Incatalogabile fino al midollo, il secondo lavoro della band, è la summa di tutti i loro intenti, convenzionali e non. Garm, fiero comandante della ciurma, conduce un ottovolante impazzito nei meandri più oscuri della psiche umana, sballottata da tempeste elettromagnetiche e nebulose spaziali. Un delirio continuo dal gusto teatrale e retrogusto circense, una vera follia in pasto a cinque maniaci blackettari in preda alle proprie sregolatezze. Il contesto è un imprendibile avvicendarsi di situazioni assurdamente misteriose, un balletto di atmosfere che pur nascendo girotondo può finire tranquillamente in danza di guerra. Gli stili musicali più disparati si inseriscono nel discorso nei momenti meno convenzionalmente opportuni: in un viaggio in cui si ha costantemente la sensazione che può succedere di tutto si avvicendano black metal, progressive, aperture jazz, elettronica, ambient e operistica. Il buon vecchio heavy non può far altro che incassare e lasciarsi trasformare nel genere estremo meno codificabile di tutto il panorama: l’avant metal. I pezzi splendono ognuno di luce propria, l’uno diverso dall’altro sia per spunti che per soluzioni, mentre rimane di fondo la medesima atmosfera misteriosa ed arcana, mistica alchimia che amalgama le parti in un tutto inscindibile. Lo sviluppo inconsueto delle progressioni rischia di dare le vertigini mentre le armonie si stringono in spirali che sembra vogliano sovvertire l’ordine naturale dei suoni. Ovviamente si crea uno spazio ostico ma in questo nuovo cosmo gli Arcturus dilagano, conquistando terreni sconosciuti finora anche al metal più sperimentale. A sublimare ancora più il contesto, emerge tra le trame un quartetto d’archi che dona drammaticità alle tracce rivelandosi elemento importantissimo sia in fase di composizione, come melodia portante, che in sede di arrangiamento come contrappunto. Una vera e propria invasione di musica colta riscontrabile anche negli inserimenti, nelle linee vocali, della timbrica lirica di Simen Haestnes a supporto del geniale Garm, vero asso nella manica del gruppo, che offre una prova maiuscola soprattutto dal punto di vista dell’espressività sfruttando uno sterminato repertorio di soluzioni, comprendente anche schiamazzi, ruggiti, urla e sussurri.
Impossibile descrivere oltre: cos’altro si può dire di un album che può impressionare, sconvolgere, angosciare, e nello stesso tempo far ridere, coinvolgere, trasmettere e far sognare?
Si può solo consigliarne l’ascolto.
E allora: venghino signori e signore. Il teatro dell’assurdo è servito.