Black Sabbath – Black Sabbath

Black Sabbath – Black Sabbath

La fortunata città di Birmingham (Inghilterra) è stata il centro d’irradiazione di un fenomeno che come pochi ha saputo cambiare, ampliare e influenzare la visione musicale dell’epoca. Nonostante l’inesperienza e l’immaturità, la formazione originale dei Black Sabbath registra un disco nel 1969 che diventerà un classico della musica mondiale, capace di condizionare intere generazioni di band. “Black Sabbath” verrà pubblicato l’anno successivo (1970), scalando le classifiche inglesi fino a raggiungere l’ottava posizione, per ritrovarsi in compagnia delle band più in voga del momento.

Se ci si sofferma a contemplare per qualche secondo l’artwork, è inevitabile notare una rivoluzione che inizia ancor prima dell’ascolto. Lo sguardo senza luce di una donna tenebrosa spicca su uno scorcio di campagna londinese rosso sangue: inquietudine, perdizione e paura sono le prime sensazioni che vengono suscitate, decisamente in controtendenza rispetto al pensiero dei “figli dei fiori”, totalmente votato all’armonia.

È necessario calarsi tra pioggia, rintocchi di campane e l’angoscia di un inseguimento satanico della traccia d’apertura che dà il nome all’album per rendersi conto del cambiamento. “The Wizard”, oltre a dar rilievo all’oscuro pensiero sabbathiano, rivela la tipicità di un suono reso tenebroso dall’accentuazione delle distorsioni che si destreggiano tra il rock e il blues più classico. “Behind the Wall of Sleep” è un tipico esempio dell’aspetto visionario del quartetto d’oltremanica, accentuato dal continuo consumo di stupefacenti e alcol, tra l’altro causa di dissapori interni.

Con “N.I.B” il tema satanico riprende vigore sottoforma di tentazione, accompagnato dalla chitarra soffocante di Iommi ormai lanciata verso i nuovi orizzonti del black-metal. La perfetta antagonista di “The Wizard” non poteva che essere “Evil Woman”: ritmica semplice, riflettori puntati sul buon lavoro di Greezer Butler, forse una delle song più semplici e dirette di tutto l’album ma da non sottovalutare.

“Peace of mind, feel at ease”: non potremmo trovare parole migliori se non quelle dello stesso Ozzy Osbourne per descrivere l’interludio musicale “Sleeping Village” che ci accompagna verso la fine.Gli ultimi dieci minuti racchiudono lo scibile stilistico del “Prince of Darkness” e compagni: rock, blues, folk e una buona dose psichedelica sono gli ingredienti di un prodotto perfetto.

La sfrontatezza nel trattare i temi scottanti del periodo e l’invenzione di un sound innovativo senza pari hanno dato vita a un disco che è entrato nella storia per esser stato l’epicentro di fenomeni musicali come l'hard, l'heavy e, in particolare, il doom metal, ma che allo stesso tempo ha lasciato qualcosa di se in qualunque appassionato di musica.