Bowie, David – Heroes

Bowie, David – Heroes

C’è stato un periodo in cui il camaleontico David Bowie, lasciati i panni glam di Ziggy Stardust ed i virtuosismi di “Rebel Rebel” e “Young Americans”, aveva scelto di avvicinarsi alle atmosfere cupe di Berlino, che, durante la fine degli anni ’70, viveva un periodo cupo e angosciante. Divisa da un muro che emanava freddezza e morte, afflitta da problemi di disoccupazione e droga (la storia di Christiane F. ne fu chiara testimonianza), la metropoli tedesca faceva quasi paura, ma, allo stesso tempo, trasudava un fascino tutto particolare, sotterraneo e vibrante.
E David Bowie decise di trasformare tutto questo in musica, realizzando tre album (“Low”, “Heroes” e “Lodger”) che davvero sanno rappresentare l’atmosfera berlinese di allora.
“Heroes” è , forse, il lavoro più completo del Bowie di fine anni ’70, in quanto ha sonorità che vanno dal rock puro all’allora nascente new wave, fino ad arrivare ai pezzi strumentali.
I primi due brani, “Beauty and the beast” e “Joe the lion” (nonché “Blackout”, a metà disco) sono puramente rock, mentre “Heroes” è difficile da classificare; proprio per questo risulta una canzone affascinante, innovativa e senza tempo. In una parola sola: splendida, tanto che, ormai, è considerata uno dei capolavori non solo di Bowie, ma di tutta la storia del rock. “V2-Schneider”, invece, è una specie di viaggio sonoro che porta dritto alle sperimentazioni strumentali di “Sense of doubt” -dalle atmosfere altamente cupe e terrificanti- passando per “Moss garden”, fino ad arrivare a Neukoln, in cui il suono del sax tenore diventa prima febbrile, poi esasperato e morente. Forse l’intento di David Bowie non era quello di angosciare del tutto l’ascoltatore e, quindi, l’album si conclude con una misteriosa ed orientaleggiante “The secret life of Arabia”, che riesce a destare dalle atmosfere spaventose dei pezzi strumentali. Prodotto da Brian Eno, “Heroes” non è un album qualsiasi, ma è la quintessenza di sonorità che saranno dichiarata fonte di ispirazione per una generazione intera di musicisti che calcheranno la scena rock, pop, punk e post punk, dalla fine degli anni ’70 in poi. Fondamentale.