Bush, Kate – The Kick Inside

Bush, Kate – The Kick Inside

Per chi, nel 1978, amava il rock fino a star male e odiava i ritmi da discoteca -ritenuti, a torto, spazzatura- quando si trovava ad ascoltare, anche distrattamente, Kate Bush, rimaneva spiazzato; si prendeva una pausa dal suo più volte macinato rock per mettere sul giradischi l’appena acquistato “The Kick Inside” e lasciarsi avvolgere dalla voce di questa cantante inglese che, in quell’anno, sorprese ascoltatori e critica con il suo album. Magari quello stesso rockettaro, terminato il disco, lo avrebbe buttato via –fedelissimo alla sua linea di irriducibile adepto del rock- ma il fascino che lo impregna gli sarebbe rimasto dentro. Kate ha una voce squillante come quella del rintocco di un campanellino, che tocca, anzi, titilla, i padiglioni auricolari di chi l’ascolta e “The Kick Inside” è uno di quegli album che si fissa nella mente e non se ne va più. L’assoluta certezza che Kate non fosse né rock e né disco, ma qualcos’altro, fece in modo di attirare l’attenzione su di lei e “The Kick Inside” risultò uno degli album più venduti in quel 1978. Oltre all’ormai arcinota Wuthering Heights, un piacevole lamento dalle atmosfere dolci e, allo stesso tempo, cupe, struggente e, contemporaneamente, metallico, si fanno ben distinguere The Man with child in his eyes , Moving e Strange Phenomena, in cui il suono di pianoforte, malinconico e quasi sussurrato, accompagna la voce di Kate, ma anche Saxophone song, dedicata al sassofono, che, infatti, ha un assolo che si ripete spesso nel brano (è un sax tenore). Nel resto dell’album non mancano i toni vivaci – specie in Oh, to be in love, Them heavy people, James and the cold gun e Kite – che, però, non prescindono dalla voce della Bush.