Captain Beefheart – Safe As Milk

Captain Beefheart – Safe As Milk

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Genere:Rock sperimentale
Data uscita:1967
Label:Buddha Records
Durata:33 mins
Sito Web:beefheart.com
Voto:
Recensito da:Ida Stamile

Captain Beefheart – Safe As Milk

Personaggio un po' sui generis, Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart. Figura eclettica e fuori dagli schemi. Pittore, scultore e singolare musicista. L'album d'esordio datato 1967, Safe as Milk, è già costellato da quel suo modo originale di intendere la musica, anomalo per la scena americana del periodo. Beefheart trae ispirazione dal blues, dalle sue semplici battute e lo reinventa, stravolgendolo e destrutturandolo. Il suo cantato è non convenzionale, la sua voce ruvida e graffiante.

Sapientemente accompagnato dalla Magic Band si avvale di musicisti del calibro di Ry Cooder per costruire trame sfilacciate e brani pregni di distorsioni. Se Sure ‘Nuff’ N Yes I Do ha solide radici blues, Zig Zag Wanderer è fortemente beat, Call On Me ha un'anima soul. In Dropout Bolgie un intermezzo pianistico fa da contraltare a riff di chitarra irruenti. I'm Glad alterna a un cantato grave e profondo un illogico coro “angelico”. Decisi stacchi di batteria ed energici riff di chitarra familiarizzano con un cantato Luciferino e orripilante in Electricity.

Yellow Brick Road è un incantevole country blues, mentre Abba Zaba ha un ritmo primitivo e ancestrale tutto percussioni, riff e assoli di basso. In Plastic Factory si avverte il timbro inconfondibile dell'armonica a bocca e subito dopo si afferra Where There's a Woman, una canzone romantica e soft ma con repentine accelerazioni fuori tempo. Grown So Ugly va nella direzione di un blues duro e secco.

A irrompere nel finale è Autumn's Child un mix di attimi da assaporare struggenti e desolati, romantici e maestosi interrotti da un sardonico riff di chitarra. Safe as Milk ha in germe molti di quegli elementi distintivi che avranno come apogeo Trout Mask Replica (1969).

Una piccola opera d'arte, nonché uno dei più straordinari album d'esordio della storia. Tutto merito del “Capitano” Beefhaert e della sua vena surrealista di fare musica mischiata ad un pizzico di follia.