Carcass – Heartwork

Carcass – Heartwork

C’è chi brama il death, chi gli preferirebbe l’hardcore, chi si spinge fino al grind, chi si sfoga con il thrash, cavalca con il power, brucia con il black, e chi invece si accontenta semplicemente del caro vecchio classic (o class che dir si voglia). Tanti nomi o etichettature varie per definire un genere che non finirà mai di mostrare tutte le sue molteplici sfaccettature.
Ma qui non si scherza, qui non si gira tanto intorno alla questione. Pochi fronzoli, poche ciance: signore e signori questo è Il Metal!!

In un vero e proprio compendio del verbo metallico, “Heartwork” travolge tutto ciò che incontra facendone brandelli e lasciando allibito chiunque tenti di salire su un carro infuocato dritto all’inferno.
E dire che i Carcass tutto erano tranne che un gruppo intenzionato a rinverdire i fasti del caro vecchio Heavy. I quattro pazzi originari di Liverpool, ossessionati dai volumi di patologia medica, erano partiti dai lidi dell’hardcore più efferrato, infilandosi poi nelle efferratezze di un grind assolutamente agghiacciante.

Ma con “Necrotism Descanting the Insalubrius”(primo capolavoro) la ricetta cambiava non poco. Le capacità tecniche dei musicisti e una maturità appena un pelino più sviluppata aveva portato la loro musica ad abbracciare un discorso più vicino ad un death metal molto tecnico(il grind comunque pronto ad aggredire dietro l’angolo) volto ad un discorso di insieme più progressivo, stracolmo di cambi di tempo e di idee avanguardistiche.

Nuova virata dunque ed ecco Heartwork. Nessun cedimento, nessuna sbavatura, qui si va dritti alla meta. Chi ascolta si trova di fronte un perfetto compromesso tra potenza, classe e melodia che va ad inserirsi tra gli album capostipite del genere, proprio di fianco ai più blasonati Metallica, Maiden, Priest e Kiss.

Sorrette da un sound massiccio come pochi le tracce non sbagliano una nota, macinando riff da manuale sorretti da una varietà ritmica in grado di costruire, pur attraverso le soluzioni più bizarre, dei grooves perfetti per il tipico scapocciamento metal. Impossibile resistere ad un discorso che si imprime a caratteri cubitali nella testa di chi ascolta subito al primo passaggio, sfruttando al massimo la paradossale immediatezza che ognuna delle tracce possiede nei meandri delle sue oscure qualità.

In un clima sempre e comunque arroventato, emergono inoltre le scelte melodiche dei solismi che spaccano il contesto squarciando breccie ariose e distensive, abili a preparare il terreno per la nuova corsa, pronta a liberarsi appena dietro l’angolo. Il resto fanno una produzione incredibilmente pulita e un cantato grind feroce e graffiante(il vero e unico problema per chi non è avvezzo a questo tipo di vocalismi, ma con il contesto si sposa a perfezione..) che chiudono il cerchio consegnando ai posteri uno tra i migliori album di tutti gli anni 90.

Chi vuole ascoltare metal, quello vero, senza alcuna distinzione, non può proprio farne a meno. Siete avvisati!