Clash, The – London Calling

Clash, The – London Calling

La copertina riprende nello stile il primo Elvis, ma cosa c’è lì? Paul Simonon, che non soddisfatto del suono del suo basso sta per sfasciarlo al suolo.
1979: il punk era stato una ventata d’aria fresca nel mondo del rock, ma pochi si immaginavano che con quello stesso spirito si potessero ripescare ritmi che avevano a che fare con la nascita stessa del rock’n’roll. Come spiegare altrimenti il modo in cui le vampate di chitarra con cui Mick Jones decora Brand New Cadillac suonano ancora così anni ‘50?
La presenza di un batterista di scuola jazz come Topper Headon spiega invece il charleston malandrino che sorregge il walking bass di Jimmy Jazz. La black music che viene citata qui è lo swing più primitivo, odorante di whisky anti-proibizionista, anche se il riferimento maggiore lungo tutto il disco è ai Ragazzi Rudi che, in arrivo dalla Jamaica, avevano dovuto reagire ad un inverno troppo freddo.
Il più invaghito del reggae e dello ska, fra i quattro, era Simonon, ed è infatti tutto suo il reggae scarno e dolente, da bianchi, di The Guns of Brixton. I Rude Boys vengono omaggiati poi in Rudie Can’t Fail, dove il dialogo fra la batteria ondeggiante e i fiati fa ballare anche con la pioggia della City sullo sfondo.
A quel punto si era alla fine del lato A del vinile e ci si chiedeva “e il punk, dov’è finito?”. Di punk classico (ma esiste forse un punk classico?) ne è rimasto pochino, giusto la velocissima Koka Kola, o Clampdown. E allora? Sembra dire Joe Strummer, anzi, sembra urlarlo nell’inno Four Horsemen dove su un ritmo assassino i Clash sembrano riscrivere i concetti di “cori”.

Accanto alla freschezza degli echi giamaicani, un sano spirito rock anima canzoni di protesta e resistenza: la marziale Spanish Bombs,sulla Guerra Civil, o la title-track che chiama a raccolta la gioventù per costruire una nuova società dalle macerie della vecchia (quanta distanza, solo due anni dopo, dal nichilismo del primo punk).
Strummer e soci trovano poi anche il modo di guardare avanti: Lost in the Supermarket fa pensare alla new-wave anni ’80 e addirittura già all’uso che ne farà il britpop, con quel ritmo incalzante e le chitarre particolarmente leggere che reggono il gioco alla voce straniata di Jones.
Insomma, uno dei “classici” più strani della storia del rock, eppure così importante: quasi da solo fa sì che quando diciamo “punk” diciamo molte cose in più di quello che la gente pensa di solito.