Davis, Miles – Kind Of Blue

Miles Davis – Kind Of Blue

A volte capita d’imbattersi fortuitamente in qualcosa di meraviglioso, qualcosa che ti cambia in qualche modo la vita. Può succedere nei momenti più strani, ad esempio in bagno mentre ascolti distrattamente la radio e uno speaker tuona “…ed ecco il più bel disco del mondo…” Proprio così, non il più influente o il più innovativo ma il più bello. Partono le prime note di piano di All Blues e senti qualcosa smuoversi dentro, non hai mai amato il jazz, eppure non provavi una cosa del genere da quando avevi ascoltato per la prima volta “The darckside of the moon” o “Pink moon” di Nick Drake. Corri a comprare l’edizione rimasterizzata di “Kind of Blue” di Miles Davis e lasci che il cupo incedere di So What riempia la tua macchina, mentre il mondo fuori dai finestrini si allontana sempre di più. Pian piano sale in cattedra la tromba di Miles e cominci a puntellare le mani sullo sterzo, ma non puoi seguire un ritmo preciso perché gli incroci col sassofono di John Coltrane sono ogni volta imprevedibili. La soffice batteria di Jimmy Cobb, le pennellate di piano di Bill Evans e il contrabbasso di Paul Chambers sono lo scheletro di tutto il disco ma è la tromba di Miles che decide dove portarti, così senza rendertene conto arrivi a Freddie Freeloader ed il suo incedere deliziosamente sincopato. La suite segue con Blue in Green dove il soffio di Davis si trascina lento e malinconico sulla tela tessuta dai tasti di Evans fino ad arrivare al gioiello dell’intero disco, All Blues si estende per oltre 11 minuti in un continuo incastro perfetto tra i vari strumenti, sono troppe le sensazioni che trasmette il brano per cercare di raccontarle, semplicemente stupendo. Un gran disco suonato da quattro geni in stato di grazia, un’opera al di la di ogni definizione.