Devo – Q: Are we not men A: We are Devo!

Devo – Q: Are we not men A: We are Devo!

Un po’ punk, un po’ rock ‘n’ roll, un po’ funk, un po’ mod… etichette a parte, i Devo sono una cosa sola: strani. E’ proprio il caso di dirlo, sono strani. Chi ha visto delle loro immagini o video sarà rimasto abbastanza meravigliato nel vedere come si presentavano questi ragazzotti dell’Ohio, alla fine degli anni ’70. Talvolta, infatti, si vestivano da muratori, con tanto di berretto di sicurezza plastificato; a volte da personaggi della Lego, a volte con parrucche da paggi, altre volte ancora con calze collant sulla testa. Tralasciando il loro look, che li rendeva, appunto, singolari ed eccentrici, i Devo si distinguevano per il loro atteggiamento ironico, sia nei confronti dei testi (spesso spinti) delle loro canzoni sia verso chi ascoltava la loro musica. Basti pensare al titolo dell’album che più li ha rappresentati -“Q: Are we not men? A: We are Devo!, del 1978- e si può ben comprendere il loro non prendersi sul serio.
Per ciò che riguarda i brani del disco, la prima traccia, Uncontrollable urge, ha connotati punk, ma con una marcia in più, in cui si può comprendere la capacità del gruppo di arricchire il suono delle famose “tre note tre”, tipiche del punk. Il pezzo seguente, (I can’t get no) satisfaction, non è una semplice cover del noto inno degli Stones, ma un’elaborata composizione funky, in cui il basso gioca un ruolo importante e la parte vocale si fa fredda, senza alcun segno di artificiosità. I sintetizzatori, mischiati ad un’atmosfera di inizio anni ’60 si fanno sentire in Praying hands, ma il modo di cantare anticiperà quello un po’ stridulo dei primi anni ’80. Si ritorna al punk raffinato con Space junk, mentre Mongoloid, probabilmente il brano più conosciuto del gruppo, ha un potente riff di chitarra che lo rimanderebbe al rock classico, se non fosse per la presenza di piroettanti suoni di tastiere. Ma il brano più sperimentale è Jacko Homo, che ebbe anche un gustosissimo e ben realizzato videoclip. Sintetizzatori e tormentosi riff di chitarra, accompagnati dalla domanda “Are we not men?” “We are Devo” – e qui qualcuno potrebbe pensare che il brano più rappresentativo dei disco sia questo- che ricorre in maniera martellante, fanno, infatti, di questo pezzo un vero e proprio inno della new wave americana di fine anni ‘70. Ancora atmosfere funky in Too much paranoias , mentre Slap your mammy ha sonorità più classiche, che, però, sembrano anticipare il college rock americano dei primi anni ’80, specie nei riff di chitarra. Moog a tutto spiano in Come back Jonee e atmosfere inquietanti in Shrivel up, sottolineate da suoni sintetizzati, completano questo singolare disco.
E allora i Devo sono solo un gruppo di stravaganti e ironici? No, sono grandi, soprattutto per la loro capacità di mischiare suoni, ai tempi, nuovi e originali con le atmosfere tipiche del migliore rock ‘n’ roll americano fine anni ‘50/inizio ’60.