Gang of Four – Entertainment

Gang of Four – Entertainment

Entertainment! è uno di quei dischi i cui “germi influenzali” saranno rintracciabili in centinaia di band e si trasmetteranno di genere in genere come un virus impazzito ed incatenabile. Un album difficile da afferrare e che ha il suo punto di forza nella fluidità della proposta musicale, nella capacità di fuggire da ogni tentativo di “inquadramento”. Entertainment! è una frattura culturale. Qualcuno lo chiama post-punk, ma solo per sottolineare il superamento dei tratti caratteristici del punk.

Stimoli, messaggi ed emozioni costantemente sfuggenti e dinamici. Tutto è in movimento ed evoluzione. “Ether” è annunciata dal basso di Dave Allen, grezzo e minimale. Il pezzo è volutamente ridondante. Avvolgente e senza punti di riferimento. Melodia vocale e musicale ridotta all’osso; la splendida voce di Jon King è un monito atono sostenuto da controcanti secchi e per nulla magniloquenti. “Natural’s Not in It” è costituita da un tappeto ritmico ubriacante ed è la chitarra a recitare il ruolo d’attore principale. Non sembra seguire il tema tonale introdotto da basso e batteria, disinteressandosene completamente.“Not Great Man” è un ritmo stoppato e sempre funky che prosegue il dialogo tra base ritmica e chitarra fatto per “Natural’s Not in It”.

Con “Damage Goods” si arriva forse al capolavoro dell’album. La voce di Jon King diventa più seria, più matura, più apocalittica. Il basso costruisce basi solide e cupe, la chitarra prosegue nel suo “solo” disinteressandosi degli altri strumenti. “Qualche volta penso di amarti/ma è solo desiderio/i tuoi baci sono così dolci/il tuo sudore così acido”. Contrapposizioni e dualismi. Erotismo e pornografia, dolcezza e durezza.

Seguono “Return to the Gift”, dotata di un ritornello esaltante quanto melodicamente incisivo. “5:45”, introdotta da un’armonica notturna e timida per poi svilupparsi ed aprirsi in maniera più diretta e tagliente. Interamente dedicata al tema della televisione che in quegli anni stava già diventando “l’unica finestra sul mondo per molti”.

Chiude il disco “Antrhax”, un pezzo di derivazione hendrixiana fatto di distorsioni e feedback. Oppressivo, psichedelico e sperimentale che dimostra, ancora una volta, come i Quattro di Leeds non vogliano trasmettere certezze ma dubbi e interrogativi.