Japan – Gentlemen take Polaroid

Japan – Gentlemen take Polaroid

Perchè i signori scattano foto Polaroid? Forse perché se le possono permettere, pur costando molto, perfino nel 1980, quando esce questo disco targato Japan. Dopo “Quiet Life”, dell’anno prima, il gruppo -capitanato da David Sylvian- riprende la formula dell’album precendente, ma con ulteriori sperimentazioni sonore, che rendono il lavoro ricco di tracce diverse tra loro. La title track apre il disco con decisione, con un suono di tastiera limpido e ritmato, che sembra quasi voler far passare in secondo piano gli altri strumenti. Invece il brano non potrebbe funzionare senza il suono del basso, forte e determinato, senza il riff di chitarra quasi silenzioso né senza una batteria che ha il ritmo di un metronomo. Il resto dell’album riserva altre sorprese sonore, come My New Career, che ha toni cupi, ma addolciti dal violino e da fantasiose tastiere non invadenti. In Methods of Dance si può trovare l’eleganza di quelle che saranno le canzoni del Brian Ferry solista, mentre in Taking Island in Africa c’è la collaborazione di Ryuichi Sakamoto (che vorrà David Sylvian nella versione cantata della sua nota Forbidden Colours, colonna sonora del film “Furyo”).
The Experience of Swimming è tutta strumentale e abbastanza rilassante. Un album dalle molteplici sfaccettature, dai toni eleganti e, allo stesso tempo, ipnotici, come la voce di Sylvian, a metà tra quella del David Bowie del periodo berlinese e quella del succitato Brian Ferry. “Gentlemen take Polaroid” ha la particolarità di anticipare nettamente le atmosfere dei pieni anni ’80, pur essendo dell’inizio del decennio, ma, rispetto a qualsiasi album uscito successivamente, riesce a non sembrare ridondante di artificiosità e a non essere per niente affatto sorpassato.