Malevolent Creation – Retribution

Malevolent Creation – Retribution

Una band al secondo gradino della propria faticosa scalata ma con una forza dirompente e con delle armi al proprio seguito degne di un esercito finemente equipaggiato: ecco i Malevolent Creation, protagonisti di un’invidia latente nella scena death grazie a questo loro affronto distruttivo del ‘92, nonostante l’immaturità di un secondo lavoro potesse far credere ai più.
I cambi di line-up hanno rappresentato un ulteriore ostacolo a quello che invece sembra risultare il fattore vincente della ricetta di questo Retribution: una coesione sonora insita nelle menti degli artefici del sound della “Creazione Malvagia” (timoniere Fasciana in primis) che trasforma le opere dei 5 (visti nel loro ensemble e non come singoli musicisti) in veri e propri carri armati impossibili da arrestare.

In linea fino al midollo con il precedente The Ten Commandments, questo lavoro risulta essere meglio costruito grazie anche ad una maturità stilistica che spicca il volo principalmente nei pochi arrangiamenti (ridotti all’osso) presenti lungo i 35 minuti scarsi d’ascolto. Gli statunitensi infatti sono diventati più consapevoli delle proprie potenzialità e, lungi dal voler creare elucubrazioni mentali o atmosfere psichedeliche, si gettano a capofitto nella violenza e nella predisposizione di un canale unico e potente con cui veicolare i propri messaggi di distruzione. Le note scendono giù come una cascata di lava cocente, un flusso di decomposizione che lascia dietro di sé strisce indelebili di sangue.

La doppietta Slaughter Of Innocence / Coronation Of Our Domain è fondamentale nel raggiungimento del proprio intento: essa riesce a prendere le distanze dal background thrash metal troppo evidente nel precedente lavoro, e permette di dispiegare bandiere gigantesche nel segno di un death pseudo-truculento; non è un caso che i testi trattino ancora di odio verso la vita, di castigo citato più volte (da qui il titolo dell’album) di omicidio e di necessità di uccidere.
No Flesh Shall Be Spared alterna con una notevole maestria, di certo non da “seconda uscita”, brutalità impazzita a refrain cadenzati da spaccacollo, mentre in Iced si denota una melodicità timida non capace di emergere, soffocata dalla potenza delle chitarre stesse. Articolato The Coldest Survive, mette in luce un Brett Hoffmann ancora più che aggressivo, capace di destreggiarsi egregiamente tra i riffing velocissimi dei due guitar men e dalle proficue braccia della new entry di nome Marquez che picchia su una grancassa baritonale e cupa quanto una cripta.

Idee chiare, prive di fronzoli, determinano il volere dei Malevolent Creation, ingrigito dal loro stesso dolore nei confronti della vita e della realtà che fanno della loro impostazione musicale la migliore interpretazione del loro pensiero. Un passaggio importante questo Retribution, strumentale verso una consacrazione che non tarderà ad arrivare.