Nirvana – In Utero

Nirvana – In Utero

Freud scrisse un libro riguardante i problemi di questa nostra società moderna, “Il disagio della civiltà”, un libro sicuramente da consigliare. C'è da dire però che neanche lo psicanalista riuscì probabilmente a descrivere così bene il male di vivere come invece fu in grado di fare Kurt Cobain, leader dei Nirvana, che con il disco “In Utero” giunse all'apoteosi della sua carriera artistica, per poi finire in un declino senza ritorno. Siamo nel Settembre del 1993 e il termine di questa storia e dei mesi a venire è già nota a tutti. Cobain morirà il 5 Aprile del 1994 e il suo cadavere verrà ritrovato l'8.

Nell'Autunno del '93 esce “In Utero”, il terzo attesissimo album della band, che lascerà i fans, conquistati con “Nervermind”, decisamente un po' attoniti. Il sound di questo nuovo disco, registrato a Rio grazie all'ausilio di Jack Endino, riprende molto lo stile di “Bleach”, primo album della band, ritrovando così sonorità grezze, noise e molto più vicine al punk. I testi, se possibile, sono ancora più depressi, disperati e raccontano molto della travagliata storia d'amore tra Kurt e Courtney Love. La rabbia e il disagio dell'artista si fanno tangibili, reali, tanto che di lì a breve Kurt sceglierà di porre fine alle sue sofferenze, sparandosi con un fucile in bocca all'età di 27 anni, lasciando anche una bambina, Frances Bean, di soli due anni e mezzo.

Il confronto con “Nevermind” nasce spontaneo ed immediato e rispetto al disco del 1991, che rese i Nirvana famosi in tutto il mondo, “In Utero” risulta molto meno commerciale, sfrontato e tormentato. E' sufficiente giungere alla seconda traccia del disco "Scentless apprentice", per accorgersi del palpabile senso di angoscia che sempre più sembra attanagliare Kurt, che grida a squarciagola nel finale “Vai via, vai lontano, vai lontano!”. “Heart-shaped box” è il primo singolo estratto da “In Utero” divenuto famoso anche grazie al fantastico video realizzato da Anton Corbijn. Il brano narra delle vicende sentimentali di Kurt ed il titolo allude ad una scatola di cioccolatini che il cantante avrebbe regalato alla Love. Il video e il testo stesso sono alquanto inquietanti ed enigmatici, a conferma del fatto che lo stato mentale di Cobain è sempre più precario e disturbato.

Il disco procede con “Rape me”, canzone che scatenò numerose polemiche proprio a causa del testo che sembrava incitare allo stupro. Cobain, Dave Grohl e Krist Novoselic, tennero a precisare che naturalmente la canzone era contro lo stupro e non a favore, ma le inimicizie, anche da parte di Mtv, non tardarono ad arrivare. "Frances Farmer will have her revenge on Seattle", è un pezzo dedicato all'attrice Frances Farmer che venne rinchiusa in un manicomio perchè considerata pazza. La passione di Kurt per la Farmer fu tale da chiamare la figlia Frances proprio in suo onore e inoltre Courtney Love, per il loro matrimonio alle Hawaii, si sposò con un vestito bianco appartenente all'attrice stessa.

Nell'album “In Utero” non mancano però anche dei brani lenti ed ossessivi, come “Dumb” e “Pennyroyal tea”, che sembrano giungere appositamente per dare un attimo di tregua alle orecchie dal fracasso noise che caratterizza il resto del disco. Degne di nota sono indubbiamente le canzoni “Very ape”, “Milk it”, “Radio friendly unit shifter”, brano con cui i Nirvana scelsero di aprire tutti i concerti del tour di In Utero e l'ineguagliabile “Tourette's”, con un Cobain che nell'intro incita ad un rock moderato, per poi esplodere in un furore di chitarre e batteria dove Grohl da veramente il meglio di se. Il disco termina con una ghost track intitolata “Gallons of rubbing alcol flow through the strip”, un brano intriso di deliri, dove si ritrovano nuovamente riferimenti abbastanza espliciti alla Love.

Kurt Cobain è stato per molti tutto quello che lui non avrebbe mai desiderato essere e cioè un mito, un grande, un'icona del rock, anzi del grunge, ma la sua arte e il suo folle genio lo hanno sormontato e fatto prigioniero. Unica via di fuga e possibile ritorno alla libertà perduta, la morte. Freud molto probabilmente avrebbe diagnosticato così la patologia di Cobain: Disturbo bipolare di tipo I, ad oggi, psicosi-maniacodepressiva.