Pagani, Mauro – Mauro Pagani

Pagani, Mauro – Mauro Pagani

Certo che tenere dei diamanti sotto un dito di polvere è proprio un peccato. Purtroppo è quello che succede a tanti dischi che, chissà per quale motivo, sono finiti sotto un cumulo di macerie, dimenticati, snobbati, fottuti per sempre.
Mauro Pagani, disco omonimo del 1978. Un grandissimo esempio di musica moderna, quella che oggi comunemente chiamiamo etnica, tribale, o world music se preferite. Moderna perché a distanza di molti anni, all’ascolto, risulta attuale, piena, degna in tutto e per tutto; entusiasmante. Questo non è un disco qualsiasi, perché oltre a presentare quello che oggi è uno dei massimi polistrumentisti italiani, nonché produttore e arrangiatore di altissimo livello (per ulteriori spiegazioni chiedere a tal Ligabue Luciano…), racchiude nei suoi solchi il meglio di quel fiorente periodo di musica italiana. Innanzi tutto gli Area e la P.F.M.
I primi occupano intere sezioni di questo disco, stampando indelebilmente il loro codice a barre in brani come L’albero di canto, che apre la facciata B e la chiude con una reprise allucinata ed allucinante.
L’ex gruppo di Pagani partecipa con devozione al disco, ricordando gli esordi folgoranti di qualche anno prima. E poi c’è, e si sente, Teresa De Sio, splendida in Argiento. Ed ancora i membri del Canzoniere del Lazio (folk music di casa nostra, capitolo a parte). Il tutto correlato dalle tematiche sviolinanti di Pagani, dalle sue chitarre venute da non so dove, bouzouki, mandole ed archibugi. Cercatelo questo disco, perché si trova anche a buon prezzo, ed è per tutti quelli desiderano viaggiare con la fantasia senza muoversi dal divano di casa. Da rivalutare, subito!